Biagio Antonacci: «Ho realizzato tutti i miei sogni. I social? Hanno cancellato il mito»
Il cantautore milanese sabato ad Alghero con il suo tour: «Liberatemi mi ha cambiato la vita: forse senza quel brano farei ancora il geometra»
Biagio Antonacci inaugura sabato la stagione dei grandi concerti di Alghero. Tutto pronto all’anfiteatro Ivan Graziani per il live del cantautore milanese, uno degli appuntamenti più attesi dell’estate sarda firmato Insula Events in collaborazione con la Fondazione Alghero nel quadro di Alghero Experience (apertura dei cancelli alle 19, inizio concerto alle 21, c'è ancora disponibilità di biglietti). Un ritorno nell’isola per Antonacci dopo il successo della tappa cagliaritana del tour con Laura Pausini nell’agosto del 2019.
Trent’anni di successi, e a novembre sarà il 60esimo compleanno. Se ripensa al Biagio degli inizi cosa prova?
«Dal primo anno, ’89, c’è stata una grande rivoluzione. Allora ero un cantautore che cercava di diventare famoso. Che già scriveva con amore le sue canzoni nella sua camera all’ottavo piano di un palazzo popolare della provincia di Milano e che lavorava in cantiere. Ecco mi ricordo di quel periodo che i sogni erano tanti, i sogni erano immensi, i sogni piovevano. Oggi ho una concreta voglia di fare e migliorarmi ma non li chiamo più sogni. Ho sognato davvero tanto e ho avuto quasi tutto quello che ho sognato».
Padre pugliese, nato a Milano, ma musicalmente bolognese. L’incontro casuale con Ron (e Curreri) è casuale, poi Bologna diventa una scelta di vita. Cosa significa fare parte di quella “scuola”?
«L’incontro con Ron è stato magico. Lo incontro perché facendo il Carabiniere ausiliario mi mandano a Garlasco, la città dove viveva Ron, non ci credevo! L’ho cercato, conosciuto e gli ho fatto ascoltare delle canzoni. Sempre in quegli anni ho conosciuto Curreri mentre era in tour con Dalla. Faceva le date a Milano, gli lasciai dei miei testi e mi chiamò per dirmi che ero bravo. Era lo stesso periodo e loro furono i primi a credere nelle mie potenzialità».
La sua prima volta a San Siro è arrivata nel 2007, dopo anni di successi e tanti album. Oggi basta un disco e fanno gli stadi. Ha ragione Vasco: è pieno di superstar?
«Il successo ti porta tante cose belle e te ne toglie altre ma quando te le toglie non te ne rendi conto perché pensi che sia tutto normale. Sogni talmente tanto di vivere di musica e di aver successo che quando poi ci sei dentro non ti rendi conto della parte negativa, che è il rapporto con la gente che ti considera per il successo che hai avuto e non per quello che sei. Quindi davanti hai sempre un filtro che si chiama successo. È una grande cosa umanamente perché è un vantaggio che hai ma non è un vantaggio, è solo una posizione. Quindi il successo può essere considerato anche una bomba che ti entra in una casa se non hai capacità di gestirla. La mia fortuna è che ero già grande, avevo trent’anni e avevo fatto altri lavori per tanti anni prima di avere successo».
Rimpiange i tempi in cui dal palco vedeva più facce e meno smartphone?
«Purtroppo sì, i social hanno tolto il mito. Hanno fatto diventare tutti di tutti. Hanno mischiato la popolarità. La popolarità non esiste più, nel senso che chi più chi meno, certo, la differenza sta nei follower. Ma la verità è che un tempo eri popolare, eri mito, perché passavi attraverso processi di creatività. Oggi diventi popolare nel tuo quartiere anche solo perché ti segue qualcuno. Quindi sanno cosa fai tutto il giorno ecco perché il mito non esiste più. Il mito non esisteva. Ce lo insegna l’antica Grecia, il mito era una figura immaginata. Oggi i miti stanno dentro questa scatola chiamata telefono e sappiamo tutto. Sono rari coloro che si dosano, si gestiscono e sanno usare questo social in maniera creativa. È un grande limite».
Il 22 luglio sarà ad Alghero. Ricorda la sua prima volta in Sardegna?
«La prima volta intorno ai 30 anni, in una piazza in provincia di Cagliari. Ho frequentato poco la Sardegna, non so per quale motivo, privandomi della bellezza di questa isola e di quel mare così bello. Davvero non ha nulla da invidiare alle Maldive».
Non so più a chi credere, Quanto tempo e ancora, Iris, Sognami, Vivimi, solo per citare alcuni dei tanti successi. Ha una canzone del cuore tra le sue?
«Liberatemi mi ha cambiato la vita perché mi ha reso indipendente dal lavoro, ho potuto fare solo musica. Senza Liberatemi probabilmente avrei continuato a fare anche l’altro lavoro, cioè il geometra, e sognare di fare l’artista. È stata Liberatemi la canzone che mi ha fatto capire che potevo vivere di musica e quindi a lei devo tanto».
E tra quelle dei suoi colleghi?
«La Cura di Battiato, Anna e Marco di Dalla, Vita Spericolata di Vasco».
Pausini e Ramazzotti, colleghi ma anche amici. Nel mondo della musica rapporti come il vostro sono la regola o l’eccezione?
«È un rapporto bellissimo. Eros dal 90, abbiamo la stessa età veniamo dalla stessa estrazione sociale, dai borghi di periferia Siamo diventati amici subito, lui era già una star internazionale. Mi ascoltava, ha suonato anche la chitarra in un pezzo sul disco di liberatemi Laura è diventata la mia voce femminile, quando sento una donna cantare sento Laura. Per lei ho scritto canzoni importanti, Vivimi, Tra te e il mare. Abbiamo vinto premi importanti, hanno fatto il giro del mondo. Sono amici, persone a cui voglio molto bene e non è normale a questo mondo».
Capitolo Sanremo: ha detto di essere tentato ma di avere paura del giudizio dei media. Amadeus ha qualche chance per il 2024?
«Quest’anno con Tananai ci siamo divertiti a Sanremo e dare nuova vita con lui e Don Joe a una canzone che a mio avviso resterà una delle più importanti nella storia della mia carriera, Sognami. Ecco, parteciperò a Sanremo quando il pensiero mi farà divertire, oggi mi mette ancora un po' di ansia».
Ritorniamo alla prima domanda: trent’anni di successi. Ha un podio dei momenti più belli di questa sua straordinaria carriera?
«Se penso al lavoro in studio sicuramente tra i momenti più importanti della mia carriera c’è Convivendo nel 2004. All’epoca avevo già venduto e fatto tantissimi successi ma Convivendo fu l’album che mi sorprese. Ebbi l’idea di dividerlo in due parti, fui il primo artista a farlo, e in questi due album ci sono quattro evergreen della mia carriera, quindi, è stato un album veramente importante per me. Se penso ai live ci sono davvero tanti concerti che sono stati importanti per me, forse il tour di Palco Centrale è stato il più bello della mia carriera, e ne ho fatti tanti. Riuscivo ad essere al centro dell’attenzione, della musica, dei pensieri, delle voci, delle luci».
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