La Nuova Sardegna

L'intervista

Francesca Fialdini: «Volevo diventare Lilli Gruber»

di Alessandro Pirina
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La conduttrice torna oggi su Rai 1 con “Da noi... a ruota libera” «Il mio sogno era il giornalismo, poi è arrivata l’occasione di fare intrattenimento Ma sempre con un occhio all’attualità»

17 settembre 2023
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La ruota di Francesca Fialdini continua a girare e anche quest’anno si ferma sulla casella domenicale. Oggi alle 17.20, su Rai 1, ritorna “Da noi... a ruota libera”, la trasmissione di successo della conduttrice toscana in cui si intrecciano le storie di volti noti dello spettacolo, del cinema e della musica e quelle di persone comuni che hanno saputo far girare la loro ruota nel verso giusto. Un appuntamento che la rete ammiraglia Rai ha confermato per il quinto anno di fila.

Francesca, quinta stagione significa che è una delle conduttrici di punta di Rai 1.

«Detta così mi vengono i brividi, fa un certo effetto. Diciamo che siamo felici di essere arrivati alla quinta stagione. Io sono una che vive il suo lavoro come fosse sempre nuovo e ogni anno l’ultimo. Mi piace parlare al pubblico. E soprattutto mi piace unire la mia passione per l’informazione all’intrattenimento, legandolo a quello che succede nel mondo, all’attualità».

Il suo è un programma rodato: ci saranno novità?

«Ci sarà tanto spazio per la gente comune, ma non soltanto. Raccontiamo storie in cui c’è stato un cambio di ruota, con un taglio di attualità, di cronaca. A volte i personaggi nascondono per pudore cose della loro vita, ma ci sono occasioni in cui quelle ferite è giusto che vengano raccontate, magari legate a qualcosa che è successo a tutti. In questo racconto mostriamo che tutti siamo legati da una fragilità. Noi tendiamo a nasconderla, invece è bello riconoscere che siamo fragili, ci permette di migliorarci, di crescere. La fragilità è un grande valore aggiunto».

Uno spazio sarà dedicato all’uso delle parole. Quanto sono importanti oggi nell’era delle emoticon?

«Le parole fanno la differenza, io ci tengo molto fin da quando facevo i corsi di giornalismo sociale che riguardava come fossero una nicchia i disabili, i carcerati, i malati. Questa cosa mi disturbava e mi ha fatto capire quanta delicatezza serva per raccontare questi aspetti della società che non sono diversi da noi. Loro sono noi. Può capitare a chiunque di incorrere in una ingiustizia, ammalarsi, affrontare una disabilità. Io credo che le parole giuste servano ad abbattere barriere e costruire ponti. Lo so, è una frase fatta, ma mai come ora mi impunto su questo argomento. I ragazzi di oggi non decodificano più le loro emozioni, le provano ma non sanno incanalarle, perché abituati a esternarle come emoticon».

Uso corretto delle parole è anche declinazione al femminile di cariche e mestieri un tempo appannaggio degli uomini. Perché tante resistenze?

«Ci sono alcuni mestieri che hanno una certa allure e vogliono custodirla. Penso al direttore d’orchestra, al maestro. Perché questa resistenza? Forse perché è talmente basso il numero di donne coinvolte che non si percepisce l’urgenza di declinare quel mestiere al femminile. Ma più crescerà il numero delle donne e più ci sarà l’esigenza di un riconoscimento linguistico».

I suoi inizi sono stati a Radio Vaticana. Cosa le ha lasciato quella esperienza?

«Ho imparato tantissimo, avevo al fianco grandissimi professionisti, per i quali era normale insegnare e passare il testimone. E poi 400 lingue rappresentate. Era bellissimo fare le riunioni con le redazioni francese, tedesca, brasiliana. Per una ragazza che voleva apprendere gli strumenti del mestiere era il meglio che potesse capitare».

La sua carriera in tv è molto variegata: quando ha iniziato qual era il suo obiettivo?

«Sognavo di diventare giornalista. Volevo diventare come Lilli Gruber. Lei sta al Tg1 come la Carrà al varietà: in termini di costume Lilli ha fatto una rivoluzione. Quello era il mio sogno. Credo però che la vita si faccia vivendola e quando mi è arrivata la proposta di Unomattina in famiglia non potevo dire di no. E mi sono aperta alla conduzione».

In tanti anni ha avuto tanti ospiti. L’intervista più bella?

«Non ci ho mai pensato, io tendo a rimuovere, a non celebrarmi. Non vado mai a leggere cose che mi riguardano o a riguardarmi quando vado ospite in altre trasmissioni».

Quella che l’ha fatta soffrire?

«Soffrire no, perché io nelle mie interviste non insisto sulla vita privata. Mai chiederei a una donna perché non ha figli».

E l’intervista che non ha ancora fatto?

«Sempre la prossima. Mi incuriosiscono tutti gli esseri umani. Non vedo l’ora di intervistare la prima ospite, Beatrice Venezi».

Parlerete anche della questione linguistica direttore/direttrice d’orchestra?

«Certo».

Su Rai 1 ha fatto la mattina, la vita in diretta, la domenica pomeriggio, il varietà, lo zecchino d’oro. Manca solo Sanremo.

«Sanremo è bellissimo, ma non credo che tutti dobbiamo avere gli stessi desideri. Se non dovesse arrivare per me non sarebbe un problema. Sanremo è bello se hai l’occasione di arrivare alle persone con un messaggio forte. Per me sarebbe così. Altrimenti di persone in grado di farlo perché preparatissime nello spettacolo e nella musica ce ne sono tantissime».

Francesca e la Sardegna?

«Tra un paio di settimane verrò a Iglesias per una puntata di “Fame d’amore”, l’altro mio programma che andrà in onda in seconda serata su Rai 3. Andremo a visitare la comunità che cura i ragazzi che hanno disturbi alimentari. Io amo la Sardegna: tante vacanze tra Terra mala, Golfo Aranci, Alghero. Una delle mie migliori amiche è della Maddalena. La vostra isola è una terra magica: chissà che un giorno non decida di prendermi una casetta».
 

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