La Nuova Sardegna

Il riconoscimento

Beppe Convertini: «Il mio debutto come mimo, ma la televisione era già nel mio dna»

di Alessandro Pirina
Beppe Convertini conduttore televisivo
Beppe Convertini conduttore televisivo

Il conduttore di Rai 1 riceverà a Tuili il premio alla carriera Cavallino della Giara

10 novembre 2023
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Da settembre è il volto del mattino del weekend di Rai 1, ma per anni ha portato i telespettatori alla scoperta dell’Italia verde, Sardegna compresa. Domani Beppe Convertini torna nell’isola, a Tuili, per ricevere il premio alla carriera Cavallino della giara, ideato da Maurizio Porcelli, e che tra i premiati vede anche Mal, Valentina Caruso, Maria Giovanna Cherchi e Sergio Zuncheddu.

Convertini, è già tempo di premi alla carriera?

«Sono molto contento, avevo 16 anni quando ho iniziato. È davvero una emozione riceverlo in una terra che amo profondamente. Considerato che l’ho raccontata con Linea verde, Azzurro, Linea verde 100 dedicata al tema della longevità in Barbagia e in Ogliastra, nel mio libro “Paesi miei”, posso dire che la Sardegna è un po’ una parte di me. È sempre come tornare a casa. E poi, se ti danno un premio alla carriera, vuole dire che qualcosa l’avrai pure fatta».

Quest’anno conduce “Unomattina in famiglia” con Monica Setta e Ingrid Muccitelli.

«Una bellissima avventura che sta avendo un ottimo riscontro di pubblico. È un programma di intrattenimento e di attualità. E poi il 24 novembre in seconda serata sarò su Rai 3 con “Women for women against violence - Camomilla award”, una serata contro la violenza sulle donne. Posso dire che è un periodo di belle cose».

Dove inizia la sua carriera?

«A Martina Franca, la mia città. Facevo il mimo al festival della Valle dell’Itria ideato da Paolo Grassi».

Sognava più il cinema o la televisione?

«Amavo molto guardare la tv: Corrado, Mike Bongiorno, Pippo Baudo, Raimondo Vianello, Maurizio Costanzo erano i miei miti. Trascorrevo ore e ore a guardare le loro trasmissioni. E poi già a scuola mi piaceva condurre le assemblee o gli spettacoli di fine anno. Presentare era nel mio dna. Mi piaceva anche recitare, già alle medie mettemmo in scena uno spettacolo di Eduardo De Filippo, ma fare il conduttore mi divertiva tantissimo. Anche a casa».

Il primo grande incontro della sua carriera?

«Tra il 1993 e il 1994 girai un film con Nino Manfredi e feci l’inviato del Festivalbar da Ibiza. Ma ai primi del 2000 la vera svolta fu “Vivere”, la fiction più seguita in Italia di quegli anni».

Che cosa significa essere un volto Rai?

«Una grande emozione, in questa tornata sono al quinto anno. Condurre “La vita in diretta” era un sogno che si realizzava: un programma di infotainment che unisce attualità e cronaca, Italia e resto del mondo. Io ho avuto la fortuna di avere fatto parte quasi sempre di programmi prodotti dalla Rai, che significa essere servizio pubblico».

Ha nel curriculum il pomeriggio, la mattina, linea verde. Il prossimo traguardo?

«Sono molto contento di quello che ho fatto finora. Ho variato molto, e sempre sfide molto interessanti, i programmi del territorio che mi hanno fatto conoscere la provincia italiana. In futuro non mi dispiacerebbe un game show. Ma per ora sono ben contento di “Unomattina” sotto la direzione di un maestro come Michele Guardì».

Il cinema, capitolo chiuso?

«Da poco ho fatto una parte in “72 ore” con Sebastiano Somma, Debora Caprioglio, Corinne Clery e Kaspar Capparoni. Se si presenteranno altre occasioni non mi tirerò indietro».

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