La Nuova Sardegna

L'intervista

Remo Girone: «Le grandi tragedie dell’umanità vanno combattute e prevenute»

di Alessandro Pirina
Remo Girone: «Le grandi tragedie dell’umanità vanno combattute e prevenute»

L'attore ritorna nei panni di Wiesenthal in "Il cacciatore di nazisti". «La memoria serve per evitare che drammi come la Shoah si ripetano»

3 MINUTI DI LETTURA





Uno spettacolo che tiene viva la memoria. Remo Girone torna in Sardegna nei panni di Simon Wiesenthal in “Il cacciatore di nazisti”. Un focus sull’ingegnere ebreo, tra i pochi sopravvissuti ai campi di concentramento, tenacemente impegnato per tutto il resto della sua esistenza nella cattura e alla condanna dei responsabili della Shoah. Diretto da Giorgio Gallione, Girone sarà oggi a Tempio, domani a Oristano, sabato a Lanusei e domenica a Carbonia, quattro eventi targati Cedac.

Girone, che uomo era Simon Wiesenthal?
«Penso fosse un uomo determinato in quello che faceva, ma anche autoironico, ironico. Ho conosciuto il figlio di un compagno di baracca ad Auschwitz, è venuto a vedere lo spettacolo e mi ha dato la tessera dell’associazione nazionale dei deportati nei campi di concentramento. Mi ha poi raccontato che Wiesenthal era simpaticissimo».

Cosa l’ha colpita di questo personaggio?
«La grande umanità, la forza, la determinazione e il desiderio di portare la testimonianza, di fare in modo che la gente non dimenticasse. La memoria è importante e se capisci questa cosa puoi sempre difenderti».

Le capita mai di chiedersi come si sia potuti arrivare a quella terribile pagina della storia dell’umanità?
«Questo è un aspetto sempre presente, lo dice anche Wiesenthal. Gli Hitler, gli Stalin, i Mao, i Bin Laden dobbiamo imparare a combatterli ma anche contenerli. Wiesenthal sosteneva: certo non potevamo immaginare che un intero popolo si sarebbe assoggettato a Hitler o Himmler, ma fu anche un nostro errore non capirlo, trascurare certe cose. Qualsiasi episodio di antisemitismo va denunciato per evitare diventi più grande».

Quando è nato l’Olocausto era storia recentissima. Come fare per continuare a coltivare la memoria?
«Non è semplice, ma credo che anche fare spettacoli come questo possa essere d’aiuto».

Ha interpretato decine di personaggi. Tano Cariddi è stato quello del grande successo. Qual è quello che ha sentito più suo?
«Tano è stato mio per cinque stagioni della Piovra, l’ho frequentato per 10 anni. Ma anche Raskol'nikov in “Delitto e Castigo”. O Tanzi in “Il gioiellino”, il medico in “The equalizer” con Denzel Wasghinton, il libraio di “Il diritto alla felicità” che si trova su Raiplay. Ma anche Wiesenthal che spero di portare in giro per un po’ di tempo. Sa, il bello del nostro mestiere è che uno può fare quello gli piace».

Dopo la Piovra la popolarità fu talmente grande che Tmc la volle come conduttore.
«Un’esperienza curiosa, doveva durare di più, ma feci un contratto con Cecchi Gori per tre film e dovetti lasciare il programma. Era inconcepibile che la gente potesse vedermi gratis in tv quando ero sotto contratto con loro. Ai tempi funzionava così».

Sfiorò anche la partecipazione a Sanremo con Marcella Bella. Ha seguito il festival?
«Allora non ci presero. Sanremo? L’ho seguito poco, ma quei due (Amadeus e Fiorello, ndr) sono formidabili, sono una macchina da guerra».

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli La Nuova Sardegna per le tue notizie su Google

Primo Piano
Commercio

Bufera nell’ex Carrefour – gruppo Gs, il presidente attacca i dipendenti: «Il cattivo andamento è anche colpa loro»

Le nostre iniziative