La Nuova Sardegna

Cultura

L’onda dell’arte nuragica arriva al Padiglione Tavolara

di Davide Pinna
L’onda dell’arte nuragica arriva al Padiglione Tavolara

Inaugurata a Sassari la mostra curata dalla fondazione Nivola

03 marzo 2024
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Un’onda lunga, che dopo tremila anni continua a influenzare artisti e designer. Parte dal lavoro degli artigiani preistorici, con i loro eserciti di bronzetti fatti di guerrieri, pugilatori, capi tribù, sacerdoti e oranti, passando per i Giganti di Mont’e Prama e le rotondità di nuraghi e capanne, e si riversa sulle opere dei più grandi artisti del Novecento sardo. E non solo, perché chi visiterà “L’Onda Nuragica”, inaugurata ieri e aperta sino all’8 luglio al Padiglione Tavolara di Sassari, potrà scoprire per esempio che la mediazione culturale di Costantino Nivola, dalla sua posizione d’oltreoceano negli Stati Uniti d’America, arrivò a influenzare il gigante mondiale dell’architettura del Novecento, Le Corbusier. Questa è solo una delle tante chicche disseminate nel percorso espositivo, che si ispira alle forme curve dei villaggi nuragici, dai curatori Giuliana Altea, Antonella Camarda e Luca Cheri, che hanno allestito la mostra organizzata dalla Fondazione Nivola e promossa dal Comune di Sassari.

“L’Onda Nuragica: arte, artigianato e design alla prova della preistoria”. Il titolo della mostra mette subito in chiaro la scelta dei curatori di dare ospitalità a più linguaggi, da quello dell’arte più tradizionale all’oggettistica destinata ai negozi di souvenir, passando per i pacchetti di patatine di una nota marca isolana, con il loro bronzetto in bella vista. Un percorso che comincia con il racconto del pioniere dell’archeologia nuragica, Antonio Taramelli, e prosegue con la notorietà globale assunta dall’antica civiltà sarda grazie al lavoro di Giovanni Lilliu. Comincia così la sezione dedicata agli anni Cinquanta e Sessanta, con i lavori di Mauro Manca, Ausonio Tanda, Giovanni Nonnis, Franco d’Aspro e Maria Lai, un piccolo omaggio a Nivola, e ancora le ceramiche di Federico Melis, Melkiorre Melis, Giuseppe Silecchia, Gavino Tilocca e Aldo Contini e i gioielli dell’orafo sassarese Salvatore Puggioni. Arrivano poi gli anni Ottanta e il pezzo forte sono i tappeti nuragici dell’architetto milanese Aldo Rossi, provenienti dalla collezione Bibanca, nati da una collaborazione con ARP Studio e realizzati da Mariangela Cubadda e le Tessitrici di Zeddiani.

E ancora, spazio alla fantasia di chi trasforma l’iconografia nuragica in immagini mostruose. Infine, con l’arrivo del nuovo secolo, le riproduzioni fedeli dei Giganti che troneggiano nelle piazze del Sinis o l’elegante rielaborazione dei designer di gusto più contemporaneo, finendo con il percorso con gli abiti e le sfilate di Antonio Marras. La mostra sarà accompagnata da un fitto programma di eventi pubblici e lavoratori, organizzati in collaborazione con l’Università di Sassari, assicurano gli organizzatori. «Prendere in carico il Padiglione Tavolara è stata una scommessa vinta» ha affermato l’assessora alla Cultura del Comune di Sassari Laura Useri. Mentre la titolare dei Lavori pubblici, Rosanna Arru, ha annunciato che entro pochi mesi arriverà il primo livello di progettazione per l’apertura del Museo di Artigianato e Design che sarà ospitato nella struttura realizzata nel 1956 e chiusa per decenni, prima della riapertura all’inizio del 2023. La mostra è stata organizzata dalla Fondazione Nivola, promossa dal Comune di Sassari in collaborazione con la Direzione Regionale dei Musei e l’Università e il supporto di Fondazione di Sardegna, Bibanca e ARS/Arte condivisa in Sardegna.

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