Giorgio Colangeli: «I comportamenti illegittimi sono quelli degli altri, noi sempre pronti ad assolverci»
L’attore romano in tour nell’isola. «Non ci aspettavamo il successo di C’è ancora domani: è stato un fenomeno da studiare»
Un affresco dell’Italia, della provincia, del malaffare. È in Sardegna - ierii a Macomer, oggi a Meana Sardo e domani a Sanluri sotto le insegne del Cedac - “Le volpi”, una commedia dal sapore dolceamaro sulla corruzione della politica in cui l’incontro di due notabili e della figlia di una di loro si traduce nell’elaborazione di strategie, utili a favorire interessi privati. Sul palco, accanto ad Antonella Attili e Federica Ombrato, c’è Giorgio Colangeli, reduce dal successo al cinema di “C’è ancora domani” di Paola Cortellesi.
Colangeli, chi sono le volpi?
«Le volpi sono personaggi di mentalità comune, molto vicini a chiunque di noi. Hanno funzioni pubbliche. Nello spettacolo assistiamo a una serie di accordi presi per vantaggi personali nell’ambito della cosa pubblica. Si tratta di un piccolo peculato, ma questo sembra renderlo assolvibile. In realtà non c’è una soglia predeterminata dalla legge al di sopra della quale il piccolo peculato diventa reato».
Siamo tutti potenziali volpi?
«Lo spettacolo fa proprio affidamento su questa sensazione. Il discorso della soglia riguarda tutti noi, tutti pronti ad assolverci. La gente è apparentemente contraria a questi comportamenti, ma quando sono comportamenti degli altri. Per i propri ci si assolve, ci si aggrappa a motivazioni che legittimano il comportamento illegittimo».
Le volpi sono universali o tipicamente italiane?
«Sono molto nostre, ma non escludo possano essere anche di altri. La cosa che lo spettacolo si porta dietro è l’ambientazione provinciale». E nel mondo dello spettacolo qual è la situazione? «Anche in ambito culturale c’è la stessa percentuale di volpi che c’è dappertutto. Qui da noi ce ne sono parecchi. O forse siamo parecchi».
Un fisico che fa l’attore. Nella sua professione le è mai servita la sua laurea?
«Andando avanti con gli anni ho capito che mi è servita. Non tanto in maniera oggettiva per avermi aperto strade che solo il titolo di studio può darti, ma in maniera soggettiva perché fa parte della mia formazione culturale».
L’ultima frontiera, Una piccola impresa meridionale, Fiore gemello. Cosa ricorda delle sue esperienze sarde?
«La Sardegna è bella e buona perché si difende, si protegge senza chiudersi. Vivo a Roma, ogni tanto vado a Firenze, Venezia: sono città che rischiano di diventare inabitabili, sembrano quasi parchi tematici per turismo di massa. Mi piace pensare che la Sardegna non sia questo e spero resti così».
“C’è ancora domani”. È nel cast del film dell’anno. Un successo del genere lo aveva messo in conto?
«Assolutamente no. Ci aspettavamo di essere premiati dell’impegno, invece è stato un successo al di là di ogni previsione. È stato un fenomeno di costume, come i film di Checco Zalone, il primo Leonardo Pieraccioni. Noi invochiamo sempre il passaparola, questa volta ha funzionato grazie ai social. Non c’era neanche bisogno di incontrare l’amico»
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