La Nuova Sardegna

Intervista

Marco Predolin: «Berlusconi e la mia giacca da barman. Guardo la tv e penso: dovrei essere lì»

di Alessandro Pirina
Marco Predolin: «Berlusconi e la mia giacca da barman. Guardo la tv e penso: dovrei essere lì»

Il conduttore è da 15 anni al timone del suo ristorante a Porto Rotondo: «La cucina mi rilassa Mi sono specializzato nella fregula»

20 aprile 2024
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Nella Canale 5 degli albori, quella di Mike e Corrado, era uno dei volti di punta. Poi la tv gli ha voltato le spalle e lui si è buttato sull’altra sua grande passione che ha sempre affiancato quella per il piccolo schermo: la cucina. E infatti Marco Predolin si trova già a Porto Rotondo, pronto per la nuova stagione del suo ristorante aperto nel 2010, che però da quest’anno cambia nome: il Cafè della Marina.

Predolin, l’estate è alle porte: ha già acceso i motori?

«Questi giorni qui è un po’ ventoso, ma ci stiamo preparando per aprire in occasione del Boat Show (dal 1 al 5 maggio, ndr). Abbiamo rivoluzionato il locale, cambiato il nome e ci affidiamo a un giovane chef di Olbia, Manolo Leoni, e alla sua brigata».

Quando nasce il suo amore per la Sardegna?

«In realtà, l’ho scoperta tardi. Nei primi anni Novanta. Ero stato ovunque nel mondo, mai in Sardegna. Un conoscente mi propose di entrare in società in un locale a Porto Cervo, e persi anche un sacco di soldi. Era il Madrugada, che poi sarebbe diventato il Billionaire».

E l’amore per la cucina?

«Quella è sempre stata la mia passione. Mi diverte, mi rilassa stare ai fornelli. Il primo ristorante lo aprii a Santo Domingo, sulla spiaggia: volevo fare il Marlon Brando dei poveri. Mentre conducevo il Gioco delle coppie facevo 15 giorni in Italia e 15 a Santo Domingo. Lì è cominciata questa avventura e ci ho preso gusto. Quando ho aperto in Italia facevo ancora tv, poi quella macchina si è rotta ed è diventato il mio lavoro primario».

Il suo piatto forte?

«Il pesce crudo. Ma mi piace molto pasticciare. Tra i primi faccio una rivisitazione del pesto alla genovese con ingredienti un po’ particolari: mandorle, pomodorini e acciuga salata».

E tra i piatti sardi?

«Sono diventato un professionista della fregula».

Ma lei da bambino dove si vedeva?

«Sognavo di fare la rockstar. Ascoltavo i primi Beatles, Rolling stones, Animals. Ho iniziato a suonare pensando di diventare quella roba lì, ma ci ho provato in maniera molto blanda. C’erano i concorsi per i complessi, ma noi eravamo scarsini. E siamo finiti a suonare sulle navi da crociera».

I suoi esordi nella metà degli anni Settanta nelle radio private.

«Quasi tutti abbiamo iniziato da lì. Era un mondo fantastico. Ero tornato dal Canada dove avevo vissuto due anni e partii da una piccola radio di Chiavari. Facevo tutto: curavo la regia, sceglievo i dischi, rispondevo al telefono, aprivo la porta...».

Poi l’approdo a Radio Montecarlo e i primi grandi incontri.

«Già a Telecity a Genova venivano molti artisti, ma ovviamente Radio Montecarlo era il top. Seguivo sempre Sanremo. Ricordo Vasco Rossi l’anno che arrivò ultimo: “mi ha intervistato Predolin, sono diventato famoso”».

Come avviene la svolta tv?

«Avevo già lavorato a Genova, poi a Tmc in un programma per bambini. A un certo punto, mentre facevo la voce fuori campo di un robottino in uno show di Memo Remigi, Paolo Limiti - che era l’autore - mi disse: “perché non vieni a fare un provino per un nuovo show, c’è un americano che cerca volti nuovi”. Era “M’ama non m’ama”. Feci 56 provini, perché i vertici Mondadori non mi volevano, ma l’americano si impuntò e lì è iniziato tutto».

Rete 4 passa da Mondadori alla Fininvest. Com’era il datore di lavoro Silvio Berlusconi?

«Presentissimo. Fece buttare la prima puntata di “Una rotonda sul mare” perché non gli piaceva la mia giacca. Avevamo quasi terminato e lui: “rifate tutto, Predolin sembra un barman”. Era davvero super presente, super attivo, poi quando lui è entrato in politica Mediaset è diventata come la Rai».

Tanti futuri vip hanno esordito nei suoi show come concorrenti, dalla Dellera a Siffredi, dalla Cucinotta a Staffelli. Chi la colpì più di tutti?

«Dovrei dire nessuno, facevo 4 puntate al giorno. Entravano, uscivano e chi li vedeva più...».

A Canale 5 c’erano i mostri sacri: Mike, Corrado, Sandra e Raimondo. Come erano i rapporti con voi emergenti?

«Loro erano veri mostri sacri, nei loro confronti c’era un grande rispetto reverenziale, anche nel contatto diretto ero sempre un po’ intimorito. Mike era sempre carino con me. Mi diceva: “sei un po’ strano, sei un po’ americano come me”. E quando non voleva farsi capire dagli altri mi parlava in inglese».

Ha fatto anche l’attore con Alberto Sordi.

«Ho fatto due o tre fesserie. Non ho mai pensato di fare l’attore, quando mi rivedo mi vergogno. Sono un istintivo, non mi piace ripetere la stessa cosa. A teatro in “Grease” facevo diventare matta la Cuccarini: ogni sera cambiavo il testo».

Perché a un certo punto il rapporto con la tv si incrina?

«All’inizio sono stato io ad abbandonare. Non sopportavo la monotonia, il piattume del Gioco delle coppie. In più non andavo d’accordo con la produttrice. Nell’arroganza del momento pensai: lascio di qua e rientro dall’altra parte. Invece, non è stato così perché non avevo né santi in paradiso né agenti forti».

Sono gli anni delle voci che la davano per morto e malato di Aids. Ha mai individuato chi le mise in giro?

«Come diceva Maurizio Costanzo: la mamma degli stronzi è sempre incinta. Uno dice una cosa, l’altro la riporta e diventa un tam tam impossibile da fermare».

Trent’anni dopo fa ancora male?

«Fa ancora male sì. Certe cose non le ho mai digerite. Come anche il bidone della Rai. Per sei mesi lavorai con Gabriella Carlucci a un programma che si chiamava “Serata a sorpresa”, ci presentarono al palinsesto. Poi spariti. Mi sono trovato fregato. Lo fece più avanti la Carrà».

Un no di cui si è pentito?

«C’è stato un programma Rai a cui dissi no perché non mi piaceva la persona con cui avrei dovuto lavorare. Avrei dovuto farlo, perché poi in Rai se la presero e a Mediaset trovai le porte sbarrate perché ero un uomo Rai».

Oggi guarda la tv?

«La guardo e mi incazzo. Primo perché penso che è il mio lavoro: non ho ancora digerito il fatto di non essere più in tv. Secondo perché quando vedo certe cose mi confronto e penso a come le avrei fatte io».


 

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