La Nuova Sardegna

L’intervista

Roy Paci: «La mia musica ha anticipato il fenomeno Angelina Mango»

di Paolo Ardovino
Roy Paci: «La mia musica ha anticipato il fenomeno Angelina Mango»

Domani sarà a Fertilia al San Marco Fest

24 aprile 2024
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A Fertilia scelgono ogni anno una star da oltremare per la colonna sonora del San Marco Fest. Il palco domani sera sarà tutto per il cantante e trombettista Roy Paci.

Ma sarà dietro alla consolle. Che selezione musicale propone?

«Ho una propensione verso la dance, il mondo dell’house, dell’edm, un po’ anche di techno. Mi piace la musica da party. Suoni che sono frutto di ciò che sento quando vado in giro nel mondo».

Un djset, è una novità?

«No, no. Quando ero piccino ho fatto tantissimi djset con i vinili, arrivo da una tradizione forte dove non potevi non avere quella skill (ride), quella propensione per le competenze radiofoniche. Ad Augusta siamo passati tutti da una bellissima realtà locale che era Radio Marte, chiedere anche a Fiorello. Diciamo che ho appreso i primi rudimenti lì, con la musica degli anni ’80, poi sono passato ai cd. Non uso elettroniche e programmi».

Mi fa invece una breve playlist delle canzoni che la rappresentano? Brani che ha ascoltato così tanto da averli ormai interiorizzati.

«Non faccio distinzioni nella discografia dei Clash, per me sono fondamentali tutti i loro dischi. Difficile dire solo un brano, penso a “Should I stay or should I go”. Poi ci sono canzoni che proprio mi toccano il cuore: secondo me di una levatura compositiva enorme, scritta da Bruno Lauzi insieme a non ricordo chi... interpretata da Mia Martini, “Almeno tu nell’universo”. Ancora, “Lady in Satin” di Billie Holiday, poi tutta la produzione gigantesca di Miles Davis, che conosco a memoria nota per nota. Ma c’è stata anche l’elettronica in alcuni momenti di crescita, con le canzoni di Aphex Twin».

Proposte eterogenee. Per quanto riguarda le sue canzoni, nell’estate 2022 presentava il singolo “Happy times” come nuovo capitolo della carriera. Come procede?

«Bene, tra un mese uscirò ancora con un singolo da solista. La direzione del progetto è sempre più vicina, in realtà, a quella che fu la propensione dell’inizio con gli Aretuska. Cioè commistioni con reggae, ska, latin, in una parola la “pachanga”. Mi sto divertendo parecchio».

Lei è stato più volte in Sardegna. Da isolano, che rapporto ha con questi luoghi?

«Ogni volta che mi chiamano per venire mi riempio di entusiasmo, e non è piaggeria, non mi pagano per dirlo (ride). Ancora di più, mi piace il popolo sardo. Mi ricorda anche un certo tipo di vissuto di tanti anni fa nell’entroterra siciliano. Mi piace ritrovare certi valori e certi atteggiamenti, il rispetto, il valore alla parola data, la coerenza. E poi l’isola, ha una bellezza ancora selvaggia. Mi duole pensare che alcune parti, però, siano in mano a debosciati che la fanno diventare luna park per soli co...».

Torniamo alla musica, a proposito di commistioni di generi, le piace Angelina Mango, fresca vincitrice di Sanremo?

«Le ho fatto i complimenti per quel pezzo, che ho analizzato e mi è piaciuto molto, è ben prodotto e arrangiato. Penso abbia dato continuità a una serie di elementi che ho introdotto io in Italia trent’anni fa. Mi riempie d’orgoglio sentirmi uno dei fautori di tutto questo».

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