La Nuova Sardegna

L'intervista

Omar Pedrini. «Sono un aspirante sardo, datemi la cittadinanza vera»

di Paolo Ardovino
Omar Pedrini. «Sono un aspirante sardo, datemi la cittadinanza vera»

L'ex leader dei Timoria sarà in concerto a teatro a Cagliari il 3 maggio

29 aprile 2024
3 MINUTI DI LETTURA





Sarà una lettura musicata ma ci sarà spazio anche per i brani cult. Omar Pedrini venerdì 3 maggio sale sul palco del Teatro Massimo di Cagliari e porta tutto il suo mondo, passato e presente, con Roberta Girotto e anticipato dalla cover band sarda Tamurita.

Porta la riedizione della sua biografia “Cane sciolto”.
«Sì e a Cagliari sarà una cosa intima, anche se ho qualche rinforzo sul palco che mi permetterà di toccare il repertorio dei Timoria».

Una ristampa a sette anni dalla prima uscita, ricorda com’è stato mettere la sua vita in “Cane sciolto”?
«Ero restìo a una biografia. Il primo motivo è che di solito si fanno a fine carriera o a fine vita, e pensavo mi portasse un po’ di sfortuna (ride, ndr). Io che ho i miei “pit-stop” ogni due anni per operazioni cardiovascolari. Seconda ragione, non volevo diventasse un’agiografia, solo cose belle trascurando gli errori e i limiti, e il rischio c’è sempre. Per questo non ho voluto scriverla di mio pugno».

E da lettore le piacciono le biografie?
«Sì, molto, se devo scegliere ne dico tre: su Cervantes, che ho saputo che ha apprezzato anche Ivano Fossati, una su John Lennon, io nel mio piccolo mi ritengo un working class ma “artist” non “hero”; e poi una che mi ha sorpreso, su Andre Agassi. Ma poi, per dire, sopra una biografia di John Belushi ci ho fatto uno spettacolo».

Quindi la materia l’ha trattata ampiamente. E come si è convinto?
«La casa editrice, la Chinaski, davvero rock. E mi sono affidato a uno scrittore bravo, dallo stile alla Foster Wallace, Federico Scarioni. («Federico!») Aspetta, lo faccio venire qui vicino così ascolta (musicista e scrittore sono fermi in autogrill direzione Teramo). Dicevo, gli ho dato cinquanta nomi di persone e nel giro di un paio di mesi si è fatto raccontare da ognuno il bello e il brutto di me. Si è fatto da Brescia, dalla tana ultras del mio quartiere, fino a Londra. Ha incontrato monaci, artisti, persino il ragazzo carcerato la cui lettera ispirò “Sole spento” che, se posso permettermi, oggi è ancora da sottolineare visto gli errori che stiamo vedendo fare nelle carceri...».

Questa edizione “rossa” della biografia l’ha stampata la sua casa editrice, e il progetto la riporta in Sardegna.
«Amata Sardegna. Ho fatto tante esperienze nell’isola, conosciuto tante persone diventate poi amiche. Sì le bellezze che conoscono tutti ma poi ho scoperto l’entroterra, ho suonato ovunque, sono andato persino sulle tracce di De André, fino a voler sapere dove era tenuto in consegna, non dico in prigionia. E poi, per me che sono appassionato di vino, l’isola è il massimo anche in questo».

La sua prima volta?
«A 16 anni. Ho avuto la fortuna di avere come compagno di liceo quello che poi è diventato anche il primo bassista dei Timoria e si chiama Pietro Paolo Pettenadu. Nato a Carbonia, la famiglia era emigrata a Brescia e così ci siamo conosciuti. Ricordo che andai con lui in vacanza ad Alghero, dove aveva casa... ed è stato amore a prima vista. Ho fatto persino delle ricerche araldiche a riguardo: sono convinto di avere sangue sardo».

Le manca la cittadinanza...
«Infatti io sono un aspirante sardo. Ma davvero: era il mio compleanno, 28 maggio 2009, a Cagliari, mi prepararono un bello scherzo. Andai dal sindaco, non ricordo il nome (Emilio Floris, ndr), che prometteva di darmi la cittadinanza. I tenores di Bitti mi fecero gli auguri in sardo e al momento della proclamazione il sindaco disse: “per ora, ti nomino aspirante sardo”. Ne approfitto allora per fare un appello: voglio la cittadinanza ufficiale».

Un’ultima domanda a Federico Scarioni, al suo fianco. È stato difficile scrivere di Omar Pedrini?
«È stato difficile quando non avevo la chiave narrativa e vedevo la pagina bianca. Poi un giorno arriva l’idea di una “caccia” di Omar. Le parti oscure non le ho dribblate, le ho prese tutte».

In Primo Piano
Il focus

Top 1000: aziende più forti, il personale la vera ricchezza

di Serena Lullia
Le nostre iniziative