La Nuova Sardegna

Intervista

Kledi Kadiu: «La lezione di Costanzo sul successo. Geppi come Maria: una super pignola»

di Alessandro Pirina
Kledi Kadiu: «La lezione di Costanzo sul successo. Geppi come Maria: una super pignola»

Il ballerino albanese si racconta: «Lo sbarco sulla nave Flora a Bari: esperienza unica e irripetibile, sono stato fortunato a viverla»

07 giugno 2024
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La sua è una storia simbolo. E non solo perché è uno dei ventimila albanesi ammassati sulla nave Flora che l’8 agosto 1991 arrivarono al porto di Bari. La storia di Kledi Kadiu è emblematica perché è intrisa di impegno, professionalità, dedizione e amore per il suo lavoro. Lo si evince da ogni sua parola, sia quando parla dei vecchi tempi, dei successi alla corte di Costanzo e De Filippi, che di oggi, una stagione meno luccicante dell’epoca d’oro di vent’anni fa.

Kledi, ha compiuto 50 anni: qual è il suo primo ricordo?

«Il primo giorno di scuola elementare, quando stavo per entrare nella mia nuova classe in cui non conoscevo nessuno».

Cosa sognava da bambino?

«Mai avrei sognato di fare questo mestiere, il danzatore. Come tutti i bambini mi immaginavo vigile del fuoco, poliziotto...».

Quando è entrata la danza nella sua vita?

«Abbastanza presto, prima di accedere all’Accademia. Ero entrato a fare parte del Palazzo dei Pionieri, un edificio di Tirana dedicato alle giovani promesse della danza, della musica, della recitazione, dello sport».

La passione per la danza è scattata subito?

«No, piano piano. Gli inizi sono stati difficili, duri, soprattutto per le modalità di insegnamento. Negli anni Settanta e Ottanta il sistema era molto rigido. Tutti i maestri avevano importato la loro esperienza dalla Russia, da Mosca e San Pietroburgo, patria della danza. Erano maestri violenti, la metodologia era molto diversa da quella di oggi. Ma per noi era tutto normale, lo abbiamo capito solo più avanti quando ci siamo confrontati con altri sistemi».

Cos’era l’Italia ai suoi occhi?

«Era il Paese del Mulino bianco, tutto perfetto. Per noi era un punto di arrivo, ma vivendo sotto il regime comunista neanche immaginavo che un giorno ne avrei fatto parte».

8 agosto 1991: lei era uno dei 20mila che arrivarono a Bari sulla nave Flora. Che effetto fa rivedere quelle immagini?

«È stata una esperienza che abbiamo vissuto io e tantissimi altri, non solo quei ventimila. Anche se pericolosa è stata unica e irripetibile. L’Albania non è più il Paese da cui si scappa ma in cui si arriva, anche per creare una nuova vita. E non parlo solo di albanesi, ma anche di tanti cittadini europei. Ecco perché dico che nella sfortuna è stata una fortuna vivere quella esperienza. È come se avessi vissuto due vite: una estrema e poi quella di oggi, anche se le cose non sono più come una volta. Tirana cambia in continuazione e io sono un po’ nostalgico di come erano i quartieri un tempo».

Nel 1991 fu rimpatriato, poi tornò definitivamente: quando ha capito che l’Italia sarebbe diventata casa sua?

«Sì, già un anno dopo: Mantova, Rovereto, Milano, Roma per 22 anni, e ora Rimini da sei. Sin da subito l’ho sentita casa mia. Forse anche perché mio nonno era stato militare a Torino e mi ha sempre parlato benissimo di quella esperienza italiana. Anche se stava molto attento a non raccontarmi molti dettagli per autoproteggersi. Aveva paura che magari potessi raccontare qualche episodio a scuola. Da noi c’era un regime...».

Maria De Filippi è stata l’incontro della vita.

«Nel 1997 feci le prime audizioni per la televisione. L’anno dopo mi hanno preso a Buona domenica e da quel momento Roma è diventata la mia città. 17 anni di lavoro tra Buona domenica, Amici e soprattutto C’è posta per te, che è stato il più grande successo mediatico, anche grazie agli interventi di balletto che facevo con Maria».

Com’è Maria De Filippi?

«Ho avuto la fortuna e il piacere di vivere tantissimi anni al suo fianco e ho potuto osservare il suo modo di lavorare, di rapportarsi con gli altri. È una grande professionista con un grande fiuto e fa tutto con enorme precisione. Questo lo aveva anche Costanzo».

Cos’è stato per lei Costanzo?

«Io ho iniziato con Maurizio. Era uno preciso, pignolo. Credo che questa sua pignoleria per la cultura e l’impegno lo porterà a essere uno dei pochi che resteranno. Oggi tutti vogliono arrivare primi senza alcuna educazione al fallimento. Lui ti insegnava che il successo può finire, mentre oggi i giovani puntano solo a quello mediatico e se non arriva subito è una batosta».

Quest’anno è tornato in tv con Geppi Cucciari.

«Ci conosciamo da tantissimo tempo, avevamo lavorato insieme anni fa. Quando ha iniziato “Splendida cornice” mi ha mandato un messaggio: “Kledi, vorrei mi facessi da coreografo per la sigla”. Ci siamo messi al lavoro e abbiamo trovato la chiave giusta. Geppi è un’altra pignola, una professionista. Persone come lei e Maria finché non sono convinte che vada bene non mollano. A Geppi auguro di continuare con “Splendida cornice”, una delle cose più sane della tv, ma anche di fare un grande show. Come quelli di una volta».

I grandi show del sabato Rai che lei guardava da Tirana.

«Quella tv non c’è più. Oggi ti senti quasi in imbarazzo se sai fare qualcosa, se hai una competenza. Oggi impera ovunque l’improvvisazione. Fare il danzatore in Italia è una follia. Uno non può basare la sua vita sulla danza, sulla musica, sulla recitazione. Viviamo un’epoca in cui ti pagano una miseria o non ti pagano o addirittura chiedono a te di pagare per potere lavorare. È l’apocalisse. Oggi ho una bellissima scuola, ragazzi super preparati, ma troppi rinunciano, o vanno all’estero. Resistono solo se i genitori possono aiutarli».

Come fu vivere la grande popolarità della tv?

«Anni bellissimi, anche in Sardegna: Porto Rotondo, Marinella, Golfo Aranci. Ma io sono uno che ha avuto successo perché sapevo fare una cosa. Avevo basi solide, anche di fallimento. Vivevo già del mio lavoro e pensavo: se il successo andrà via, pazienza. Ma quella era un’epoca d’oro: potevi scegliere, c’erano dei valori. Oggi, colpa soprattutto dei social, domina l’invidia».

Per quale programma tornerebbe in tv?

«Cambiano le priorità della vita: oggi ho due bambini. Quando fai questo mestiere devi fare tante rinunce, ma ho preferito rinunciare io per stare vicino alla mia famiglia, anche perché non so se quei tempi torneranno. Certo, ogni tanto vado ospite da Maria. Se poi in futuro mi proponessero un programma con la danza al centro, perché no?».
 

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