La Nuova Sardegna

Storia

Battaglia di Oristano, svelato il mistero: la resa dei conti fu il 14 giugno 1368

di Enrico Carta

	La torre di San Cristoforo o di Mariano II monumento simbolo della città medievale
La torre di San Cristoforo o di Mariano II monumento simbolo della città medievale

La scoperta del ricercatore Walter Tomasi in un documento custodito in Catalogna. Quel giorno alle porte della città le truppe del Giudicato di Arborea sconfissero pesantemente quelle del nobile aragonese Pedro Martinez de Luna

09 giugno 2024
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Oristano C’è una data: è quella del 14 giugno 1368. È il giorno della famosa Battaglia di Oristano, da molti detta Battaglia di Sant’Anna, che vide scontrarsi alle porte della città le truppe catalano aragonesi del Regno di Sardegna e il Giudicato di Arborea, comandato allora da Mariano IV che quel giorno ebbe al suo fianco il figlio, il donnicello Ugone futuro giudice dell’Arborea con l’ordinale III. Per chi sa di storia medievale sarda o si interessa alle vicende isolane di quel periodo, è lo scontro in cui le truppe locali prevalsero lasciando sul campo centinaia di morti e tra questi il nobile aragonese Pedro Martinez de Luna, arrivato qui, su ordine del sovrano Pietro IV, al comando di duemila uomini per regolare i conti in sospeso che la corona d’Aragona aveva con gli Arborea.

La data Sinora nessuno era riuscito a indicare con precisione il momento in cui i due eserciti si trovarono l’uno di fronte all’altro a poche centinaia di metri dalle mura di una Oristano allora fortificata come mai. Quella data, sin qui sconosciuta, aveva costretto gli storici a mantenersi sul vago indicando con un indefinito «tra giugno e luglio del 1368» il periodo in cui fu combattuta. Un documento custodito in Catalogna ora svela un piccolo mistero che non cambia la storia, ma che mette un nuovo punto fermo nella ricostruzione delle vicende medievali sarde. Chi ha esaminato quell’atto, rivela a quale archivio appartenga perché a breve ci sarà la pubblicazione ufficiale che porterà il suo nome.

La ricerca storica Ad aver fatto la scoperta è il libero ricercatore Walter Tomasi, docente di lettere all’istituto Croce di Oristano e grande appassionato della storia giudicale. Il documento è già stato visionato da altri esperti e non ci sono dubbi: fanti e cavalieri si batterono proprio il 14 giugno 1368 e la scoperta di questa data va così a colmare un buco nella ricostruzione delle vicende umane, visto che sinora, chi si era occupato di questo episodio, si accontentava di quel vago «tra giugno e luglio 1368». Non fu una data qualunque. Può essere considerato anzi uno dei momenti in cui l’unità della Sardegna per mano degli Arborea sembrò avvicinarsi quanto mai prima.

Gli antefatti Ma come si arrivò a quel momento storico? Gli anni ’60 del XIV secolo furono anni in cui, a corrente alternata e al pari di quanto accadeva in tante altre parti d’Europa – basti pensare che è il periodo in si sta combattendo dal 1337 la Guerra dei Cent’anni –, sul suolo sardo si accendevano di continuo focolai. All’inizio di quel decennio, ad esempio, gli Arborea con il loro esercito si spinsero in continue incursioni nel nord dell’isola, arrivando a conquistare Casteldoria, occupato da catalani per quanto appartenente all’antica famiglia genovese dei Doria, di cui gli Arborea erano in quel momento nemici – nel 1376, appena otto anni dopo quel fatale 1368, Brancaleone Doria sposò Eleonora d’Arborea –. Fu soprattutto Ugone III a spingersi oltre e a guidare, specie in Gallura, una serie di spedizioni per conquistare altre piazzeforti.

Il sogno degli Arborea Il vero obiettivo restava però l’unificazione dell’intera Sardegna e ciò portava il regno giudicale in continuo conflitto con il Regno di Sardegna: il nome non inganni, era un dominio dei catalano aragonesi che mantenevano sotto il proprio controllo Cagliari, la parte meridionale dell’isola e la zona di Alghero. La vita delle grandi casate medievali era fatta di intrecci, matrimoni che univano famiglie che sino a poco tempo prima erano nemiche e si erano anche combattute e gli Arborea non facevano eccezione. Fu allora che Ugone fece arrivare truppe mercenarie dal Lazio, riscattando la dote del prefetto di Vico, Giovanni III, di cui aveva sposato la figlia. A soldati provenienti dal Lazio, dalla Tuscia e dalla Toscana, si mischiarono anche mercenari tedeschi e inglesi, in quel momento “disoccupati” perché la Guerra dei Cent’Anni languiva.

Verso Sanluri L’obiettivo degli Arborea era però un altro e non certo a nord. Il 18 ottobre 1365 Mariano IV e Ugone, alla testa di quelle truppe, assediarono il borgo di Sanluri appena fortificato, fatto che probabilmente fu interpretato dagli Arborea come una minaccia e un presagio di prossimi attacchi verso il loro dominio. Trovarono una situazione a loro favorevole, visto che il re d’Aragona Pietro IV “ il cerimonioso” era impegnato nella guerra col suo omonimo Pietro “il Crudele”, re di Castiglia. L’attenzione sulla Sardegna in quel momento era limitata. Mariano e Ugone ne approfittarono, si presero Sanluri giustiziando anche un po’ di persone per incutere timore nella popolazione e quindi marciarono verso sud. Puntarono su Villa di Chiesa, l’attuale Iglesias, che passò dalla parte degli arborensi, e poi su Cagliari dove devastarono le appendici, senza riuscire però a sfondare e a prendere Castello che era dotato di fortificazioni imponenti. A quel punto anche il Campidano meridionale e il Sulcis erano sotto controllo. Arrivò il momento di cambiare fronte e di dirigersi nuovamente a nord per consolidare ulteriormente il proprio potere. Se per Alghero valeva lo stesso discorso delle fortificazioni su Castello a Cagliari, non altrettanto si poteva dire per Sassari che venne in parte conquistata, eccezion fatta per il castello che resistette.

I catalani Poi, lontano dal suolo sardo accadde qualcosa che avrà un riflesso proprio sull’isola: si fermò la Guerra tra i due Pietri. Il re d’Aragona puntò allora a riprendersi il controllo dei territori finiti in mano arborense. Per guidare la spedizione, Pietro IV d’Aragona scelse il nobile Pedro Martinez de Luna, la cui moglie era imparentata con gli Arborea: è cugina di Ugone, perché figlia di Bonaventura d’Arborea, sorella di Maria. È forse una mossa che denota prudenza, che ha un significato diplomatico, con la quale il sovrano d’Aragona mira almeno a riprendersi tutti i suoi territori finiti nel frattempo sotto il dominio degli Arborea. Pietro IV libera il nobile pagando un riscatto a quegli ha un debito da ripagare al suo sovrano.

La battaglia La spedizione conterà 1.500 fanti, 500 cavalieri e alcuni balestrieri, più cavalieri castigliani che stavano dalla parte degli aragonesi. Approdarono a Cagliari all’inizio di giugno 1368 e a queste truppe si unirono i soldati sardi, comandati dai fratelli Giovanni e Lorenzo Sanna, cui si aggiunse Berengario Carroz, gran feudatario che aveva subito danni dall’avanzata degli Arborea. A marce forzate, questo esercito attraversò il Campidano in una stagione d’inferno, tra caldo e zanzare, e arrivò a Oristano dove si dislocò attorno alle mura. «Le cronache contemporanee – ricorda Walter Tomasi – spiegano che l’accampamento era stato posto troppo vicino alla città, che il campo non era ben organizzato e che le truppe erano sparpagliate. Mariano intanto era dentro la città e la popolazione era ben protetta dalle ventotto torri e aveva viveri e tutto ciò che serviva per sopravvivere a un eventuale assedio. Fulmineamente, dalla città, uscirono le truppe degli Arborea che presero alla sprovvista gli aragonesi e su questo episodio ho trovato il documento che ci indica la data in cui Pedro Martinez de Luna e il fratello Felipe vennero uccisi, assieme a tantissimi altri nobili e a gran parte delle truppe». La disfatta fu totale ed è probabilmente per questo motivo che le fonti contemporanee nei mesi successivi non ne parlarono e neanche spiegarono nel dettaglio come questa sia avvenuta.

L’avanzata degli Arborea Al contrario, il successo diede campo libero agli Arborea che si dirigeranno, di lì a poco, nuovamente verso nord e conquisteranno definitivamente sia Sassari che la Gallura, per il momento di massima espansione del giudicato di Arborea, con gli aragonesi che comunque non andarono via del tutto dalla Sardegna. «La mia ricerca mira a rivalutare il ruolo di Ugone III nell’ambito della storia sarda e anche a riaccendere l’attenzione sulla campana di Ugone III, che in origine risuonava dalla chiesa convento di San Francesco a Oristano. Ora è custodita al museo archeologico di Cagliari e sarebbe bello che ritornasse a Oristano». È chiamata anche campana della libertà perché, oltre al nome del Giudice, reca un’iscrizione in cui si fa riferimento alla «Patriae liberacionem», che era una formula ricorrente per i manufatti simili di quell’epoca. Forgiata dal maestro fonditore Marco da Perugia nel 1382, reca anche il nome dei due frati che seguirono il lavoro e dell’artista che lo portò a compimento.

La figura storica di Ugone III Tornando a Ugone III, Walter Tomasi si sofferma su alcuni aspetti storici: «Ci sono documenti in cui emerge la sua figura non solo nelle carte catalane, ma anche castigliane e francesi. Ho trovato persino lettere inedite di Ugone, per cui vien fuori un quadro diverso rispetto quello che ci siamo tramandati. La sua figura va rivalutata e approfondita attraverso ulteriori ricerche documentali. È stato un legislatore, un valido condottiero, è stato un capo di Stato. Due Stati all’interno della Sardegna, per come era impostato il Regno di Sardegna che faceva perno sul feudalesimo, non erano possibili. Tanti probabilmente preferivano stare sotto gli Arborea». E Pedro Martinez de Luna? La vedova, nipote di Mariano IV, dovette aspettare quattro anni per ottenere le sue ossa e poterle seppellire in Catalogna.

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