La Nuova Sardegna

L’intervista

Antonio Caprarica: «Kate come Diana: amata, empatica ed è già nel mito»

di Francesco Zizi
Antonio Caprarica: «Kate come Diana: amata, empatica ed è già nel mito»

Il giornalista a Porto Cervo ha presentato il suo ultimo libro dedicato alla principessa del Galles: «Dichiarare la sua malattia non è stata una debolezza ma un atto di forza»

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C’è un momento, nella storia di ogni monarchia, in cui il mito e la fragilità umana si incontrano. In Kate e la maledizione dei Galles, Antonio Caprarica, torna a raccontare la Royal Family con lo sguardo attento del cronista e la penna dello storico, ma soprattutto con una sensibilità particolare per chi vive all'interno della favola più seguita del mondo. Il nuovo libro, presentato ieri nella rassegna Porto Cervo Libri, ruota attorno a una figura chiave del presente e del futuro della monarchia britannica: Catherine Middleton, ora principessa del Galles, alle prese con la malattia, con l’attenzione pubblica e con il peso simbolico del suo ruolo.

Caprarica parte da una constatazione: il titolo di “principessa del Galles” sembra portare con sé una maledizione. Dopo Diana, consumata da un ruolo troppo grande per essere umano, oggi è Kate a trovarsi al centro di un periodo di profonda instabilità per la corona. «La monarchia è fortemente personalizzata», spiega Caprarica. «Tutto ciò che colpisce il corpo del sovrano, colpisce anche la figura. La malattia di Carlo e quella di Kate hanno un impatto diretto sull’immagine dell’istituzione». In questo scenario delicato, la principessa del Galles rappresenta molto più che una consorte: è l’erede morale della corona. Non solo per la linea di successione, ma per la sua capacità di incarnare un'idea moderna e rassicurante della monarchia. «Kate è la figura più empatica della famiglia reale», racconta Caprarica. «Ha saputo affrontare la sua malattia con un gesto che l’ha portata dentro la dimensione mitica, come Diana. Dichiarare il proprio dolore non è stata una debolezza, ma un atto di forza».

«Per molti anni è stata vista come una piccola borghese, con radici nella working class. Entrare nella famiglia reale è stato un lavoro lunghissimo. Ma la malattia l’ha spinta a riscoprire sé stessa: oggi è una donna consapevole, capace di mettere in discussione molte delle regole che le erano state insegnate per diventare reale», spiega lo scrittore.

Ci sono due episodi raccontati da Caprarica che sintetizzano la nuova Kate. Il primo è la visita a una persona malata di cancro, con cui ha parlato a lungo in un incontro intimo e toccante. Il secondo è una visita storica all’interno di un carcere, la prima volta che una principessa del Galles entra in un penitenziario per parlare con le detenute. «In entrambi i casi» dice Caprarica, «ciò che ha colpito è la sua empatia. Non recitata, ma vera. Ed è proprio questa empatia che oggi fa di lei la figura chiave per il futuro della monarchia». Ma perché, nel 2025, la monarchia inglese continua a esercitare un fascino globale? Caprarica ha una risposta articolata: «È l’unica monarchia rimasta con un carisma internazionale. È stata il simbolo del più grande impero moderno, la cui eco non si è ancora spenta. Ma soprattutto è stata la culla delle idee anglosassoni che dominano ancora oggi: i diritti individuali, lo stato di diritto, il senso di comunità. A tutto questo si aggiunge un bisogno umano: quello di favole e racconti a lieto fine. E la monarchia britannica, con i suoi personaggi, riesce ancora a raccontarli». Lo scrittore poi conclude raccontando il suo rapporto con l’isola: «Avevo ventidue anni quando ho conosciuto la Gallura. La Sardegna ha un fascino selvaggio, autentico, rimasto uguale in cinquant’anni che la conosco. Per quanto gli uomini cerchino di cambiarla, la sua bellezza resiste».

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