Barbora Bobulova: «Amo fare l'attrice, la regia non mi interessa. La Sardegna? La più bella d'Italia: ci verrei a vivere»
L'interprete slovacca al Carbonia Film Festival per presentare "Iddu - L'ultimo padrino": «Per la prima volta ho il ruolo di una donna del Sud»
Le sue origini slovacche sono più che tangibili, il suo italiano per quanto ineccepibile ovviamente risente un po’ dell’accento straniero unito a qualche flessione in romano. Eppure Antonio Piazza e Fabio Grassadonia non hanno avuto dubbi e le hanno affidato il ruolo della donna siciliana che scrive i pizzini di Matteo Messina Denaro in “Iddu - L’ultimo padrino”. Una fiducia che lei, Barbora Bobulova, ha ripagato con una interpretazione impeccabile. In questi giorni il film, già in concorso alla Mostra di Venezia, è su Sky, ma i più fortunati, il 5 agosto, potranno vederlo alla anteprima estiva del Carbonia film festival alla presenza dei due registi e dell’attrice slovacca.
Barbora, le dà fastidio che dopo tanti anni di cinema ancora c’è chi sbaglia il suo nome?
«Non è un problema, Barbora o Barbara non mi cambia la vita. Ad arrabbiarsi sono di più i miei amici. A me dispiace quando sbagliano il cognome... eppure Bobulova non è così difficile».
Un’attrice slovacca che interpreta una siciliana che scrive pizzini. Cosa ha pensato quando le è arrivata la proposta?
«Mi sono subito detta: non posso farlo. Sono andata a fare il provino con i due registi e ho detto loro: non sono la persona giusta per questo ruolo, è una storia tutta siciliana. Il mio grosso limite è sempre stato quello di riuscire a collocarmi nei film da Roma in giù. Invece, loro hanno insistito. Evidentemente sono piaciuta e loro sono stati categorici. Quando vedi qualcuno che crede in te in quel modo come fai a dire di no? È una grande motivazione per noi attori».
Prima di arrivare in Italia conosceva la mafia?
«Prima per me l’Italia era solo quello. In Slovacchia trasmettevano i film con Sophia Loren, Marcello Mastroianni e Ornella Muti, ma soprattutto “La piovra”. Era l’appuntamento familiare, io sono cresciuta con la Piovra».
Ormai sono quasi trent’anni che lei ha scelto l’Italia.
«Mi sono trasferita per un periodo, non sapevo come sarebbe andata. Ho preso le valigie e mi sono detta: vado a Roma per continuare quello che sto facendo nel mio Paese. Questa spinta non mi è arrivata dal nulla, in Italia avevo già fatto una serie e soprattutto “Il principe di Homburg” di Marco Bellocchio. Senza questi lavori non sarei mai venuta, ero una ragazza prudente. Quando sono arrivata avevo già una agente - la mia mamma italiana - e una rete di persone che avevo conosciuto grazie al film di Bellocchio...».
Con cui è tornata a lavorare nella serie “Portobello” su Enzo Tortora, che sarà in anteprima a Venezia.
«È stato molto particolare ritornare a lavorare con Marco 28 anni dopo. Io sarò Anna Tortora, un personaggio di cui si sapeva poco, molto riservata e questo mi ha permesso di costruirla da zero».
In questi quasi 30 anni è cambiata più lei o l’Italia?
«Per me più che un cambiamento è stata una evoluzione. Io sono diventata mamma e diventare madri ti cambia parecchio. L’Italia ogni tanto mi sembra ferma al punto in cui l’ho trovata 30 anni fa. Forse mi sono evoluta di più io. L’Italia fa un passo avanti e due indietro».
Bellocchio, Muccino, Ozpetek, Moretti, Genovese: chi vorrebbe aggiungere alla lista?
«Ne mancano parecchi. Matteo Garrone, Paolo Virzì, Daniele Luchetti. Mi piacerebbe tanto anche una regista: il mio sogno è Valeria Golino, o Maura Delpero, Francesca Comencini, Margherita Vicario».
A lei piacerebbe fare la regista?
«Non ho questa ambizione, perché non sento questa spinta. Per fare la regista devi avere la voglia di raccontare qualcosa, un impulso, una necessità. Io non ce l’ho e preferisco rimanere davanti alla macchina da presa. In futuro chissà...».
Il legame con la Sardegna?
«È la regione più bella d’Italia. E non lo dico per piaggeria. Sono venuta spesso in vacanza, da Rena Majore a Sant’Antioco. Ho conosciuto anche l’entroterra. Ogni volta che mi invitano non riesco mai a dire di no. È una terra molto spirituale, è come se mi trasmettesse qualcosa. Lo dico da non religiosa. Mi è capitato anche di pensare di immaginarmi a vivere qui. Se non ci fosse tutta questa distanza...».