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Professione bagnino, è boom di brevetti: «Nel 2025 altri 1700»

di Ilenia Mura
Professione bagnino, è boom di brevetti: «Nel 2025 altri 1700»

Sedda, Fin Cagliari: «Sardegna terza in Italia» Corsi dai 16 ai 50 anni: «Giovani più scrupolosi»

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Professione bagnino, ma dimenticatevi il fisico da Baywatch: chi si allena e studia per salvare vite umane non necessariamente sfoggia bicipiti da capogiro. Per fare questo mestiere? Nessuna improvvisazione: «Indispensabile frequentare un corso e superare l’esame finale che rilascia il brevetto». Parole di Daniele Sedda, responsabile della Fin Sardegna sezione Salvamento a Cagliari: «In base alla normativa vigente possono accedere ai corsi le persone di età compresa tra i 16 e i 50 anni. Quelli brevettati quest’anno in tutta Italia dalla Federazione italiana nuoto – sezione Salvamento – sono circa 9mila. In Sardegna 1700. Un numero costante, tanto che siamo terzi a livello nazionale: l’isola è tra le regioni “virtuose” per numero di brevetti emessi rapportati al numero di abitanti. Merito in primis – sottolinea Sedda – del presidente regionale Danilo Russu e dei responsabili regionali Davide Pala, Lorenzo Zicconi». 

Fischietto appeso al collo, maglietta rossa con la scritta “Salvataggio”, sfatiamo la convinzione che i bagnini non si trovano perché non ci sono i numeri: «Ci sono eccome, come abbiamo detto, e i bagnini sono preparati. Molti gestori di stabilimenti si sono allineati con gli standard lavorativi, garantendo condizioni economiche molto appetibili. Solo alcuni hanno ancora difficoltà ad allinearsi». Ad avvicinarsi sempre più alla professione ci sono molti giovanissimi: «Il corso costa 600 euro e dura circa tre mesi. Considerando che se non passi il test hai perso i soldi, la partecipazione di tanti giovani è significativa. Che poi i 16enni sono fra i più scrupolosi e volenterosi, soprattutto le ragazze».

Negli stabilimenti balneari, piscine e parchi acquatici. «Con il progetto “cultura dell’acqua” portato avanti dalla Fin i numeri di morti per annegamento nel nostro territorio si è ridotto drasticamente, nonostante ci sia un incremento di utenti che frequentano il mare, la piscina e i laghi». Il brevetto è rilasciato dalla Federazione italiana nuoto (sezione salvamento) e dalla Società nazionale di salvamento: «Oltre alla Federazione il corso si può fare in qualsiasi ente di formazione accreditato e che rispetti i requisiti ex DM 85/2025», precisa Sedda.

Fra questi la Società nazionale di salvamento fondata a Genova nel 1871 con diverse sedi in Sardegna.

A dare i numeri dei brevetti, il responsabile della sezione di Cagliari, Luca Naitana: «In media sono 250-300 ogni anno, anche se ora siamo fermi per questioni tecniche, ma riprendiamo a settembre. Nelle altre sezioni i numeri sono più bassi». Dalla teoria (primo soccorso e respirazione cardio-polmonare) – «imparano a usare il defibrillatore» – alla pratica. Fino all’esame finale. Non tutti possono diventare bagnini: fra i requisiti fondamentali «non avere alcuna pendenza penale in atto». «Lo stipendio, in base alle ore di servizio, va dai 1100 ai 2500 euro – racconta Sedda – il contratto applicato è quello del “Turismo”. Poi non è detto che il lavoro sia stagionale, ci sono le piscine degli impianti sportivi, per esempio, o le strutture ricettive dove la figura del bagnino è richiesta tutto l’anno».

Chi sceglie la spiaggia deve rispettare la normativa in vigore: «Abbiamo responsabilità civile e penale. La torretta deve essere sempre presidiata, in caso contrario si è passibili di sanzioni». Molto salate, anche oltre i mille euro. A normare l’attività c’è l’ordinanza 19 del 2025 della Guardia costiera. Fra l’attrezzatura richiesta per legge, in postazione: binocolo, megafono, 200 metri di cavo di salvataggio galleggiante, sul rullo fissato saldamente sulla battigia. Senza dimenticare le bandiere: verde, gialla e rossa che indica il mare pericoloso, con potenziali rischi per la balneazione, con o senza servizio attivo.

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