Nuotare tra i fondali dove non esistono limiti e barriere
Sott’acqua con il Porto Conte diving center Il centro rivolto alle persone con disabilità
Il gommone si stacca dal pontile, tra riflessi d’azzurro e spruzzi di sale. A bordo una quindicina di persone: ci sono sub esperti e non, istruttori e volontari, uomini e donne. Ci sono carrozzine rimaste a terra, e con loro le limitazioni che la gravità non perdona a chi convive con una disabilità fisica. Ma qui, a pochi minuti da quel moletto, nella baia di Porto Conte, non c’è nessuna distinzione: sono tutti e tutte sub, pronti a tuffarsi nello stesso mare. Tutte e tutti uguali in quel blu profondissimo che li attende. «La vera gioia comincia quando le carrozzine restano sul pontile – spiega Giandomenico Cicciarella, fondatore insieme alla moglie Marina Dore del Porto Conte diving center – In acqua siamo tutti uguali. Le difficoltà della terraferma spariscono, il mare accoglie senza chiedere chi sei».
Il Porto Conte diving center, all’interno della Marina omonima, è molto più di un centro per immersioni. È il risultato di un sogno coltivato a lungo. «Questo posto è nel mio cuore – racconta Gian Domenico –. Qui venivo a immergermi da ragazzo con mia moglie, qui ci siamo sposati. Dopo anni di lavoro con Hsa Italia, l’associazione che in Italia ha aperto la strada alla subacquea per persone con disabilità, ho sentito che era il momento di creare un luogo davvero inclusivo qui ad Alghero, dove la disabilità non fosse un ostacolo ma solo una delle tante condizioni con cui confrontarsi».
Dal 2016 il centro è diventato un punto di riferimento in Sardegna per la cosiddetta subacquea adattata. «La nostra prima scelta è stata la formazione del personale. Chi accompagna sott’acqua un sub con disabilità ha una responsabilità enorme: quella vita è nelle sue mani. Non esistono due disabilità uguali, per questo i nostri istruttori continuano a formarsi. L’obiettivo è rendere ogni immersione sicura e gioiosa. Perché il mare deve essere accessibile a tutti», dice.
Un abbraccio che libera Claudia è una veterana delle immersioni. Tetraplegica dalla nascita, racconta con intensità quel momento preciso in cui tutto cambia: «Il più emozionante è la discesa. Superi la superficie e ti ritrovi circondata dall’acqua, come se ti avvolgesse in un abbraccio. È una sensazione di leggerezza, di liberazione. Lì sotto non c’è più rigidità, non ci sono limiti, sei semplicemente parte del mare». Vederla tuffarsi in autonomia dal gommone per raggiungere il suo “buddy” Gian Domenico è uno spettacolo: nuota, scivola, galleggia, si sposta in acqua senza supporto alcuno. Ciò che la gravità terrestre non concede, il mare dona. Il suo percorso è cominciato pochi anni fa, dopo tanta ricerca. «Avevo il desiderio di immergermi da tempo, ma era difficile trovare un posto che offrisse le condizioni giuste. Con il team di Gian Domenico ho trovato sicurezza e supporto in ogni fase, dalla vestizione all’ingresso in acqua. Per me, che non posso fare la maggior parte dei movimenti da sola, come portare l’erogatore alla bocca per respirare, questo è fondamentale. Così sono riuscita a prendere il brevetto, un traguardo diventato possibile grazie a questo magico incontro. Oggi, ogni volta che scendo sott’acqua, rivivo quella libertà assoluta e mi immergo tutte le volte che posso».
Il Cristo sommerso Per Daniela, invece, tutto è cominciato di recente. La progressione della sclerosi multipla l’ha costretta da poco in carrozzina, ma ci vuole ben altro per tenerla lontano dal suo mare. “Sapevo che ad Alghero da qualche parte sui fondali si trovava la statua del Cristo sommerso. Andare giù, immergermi per vederlo e toccarlo era un sogno che avevo da tempo, ma nessuno sapeva come potessi realizzarlo. Poi mi hanno dato il numero di Gian Domenico. L’ho chiamato e da lì tutto è iniziato». La prima immersione, nel 2023, è stata un traguardo enorme. «All’inizio ero troppo concentrata sul respiro per emozionarmi. Ma poco a poco ho capito che ce la potevo fare. Ho cominciato il corso, con i miei tempi, e ogni immersione era una conquista. Fino a quando è arrivato il giorno che aspettavo da sempre: scendere fino al Cristo». Il ricordo è vivido, quasi sacro: «Quando l’ho visto davanti a me, a diciotto metri di profondità, ho sentito una forza incredibile. Ho toccato la statua con le mani ed è stata la soddisfazione più grande della mia vita. Non era solo vedere un monumento: era realizzare un sogno che credevo impossibile. Sott’acqua dimentichi la carrozzina, dimentichi i limiti. Fluttui, sorridi, comunichi con i gesti. E per un attimo voli».
Un mare senza limiti Ogni uscita in mare al Porto Conte diving center è un mosaico di colori, di vite e di obiettivi sempre nuovi che si intersecano. Ci sono le difficoltà logistiche, certo, ma vengono lasciate sul molo insieme alle carrozzine. Tutto è superabile. Ci sono mani che aiutano a indossare la muta, sguardi che rassicurano, risate spontanee, istruttori e istruttrici che diventano complici, veri compagni di viaggio. Pura leggerezza, nello spirito e finalmente anche nel corpo. Poi resta solo il respiro lento nell’erogatore, le bolle che salgono verso la superficie e la luce che filtra dall’alto. Ed ecco che comincia la magia. «Il mio sogno – dice Gian Domenico – è che non sia solo Porto Conte, ma tanti diving in Sardegna e in Italia da mettere in rete che possano aprirsi a tutti. Vorrei che un sub con disabilità non dovesse più chiedersi se potrà mai immergersi, ma solo dove farlo, esattamente come tutti gli altri». La barca rientra lentamente. Sul pontile, ferme, aspettano le carrozzine. Ma negli occhi vi è solo e soltanto la luce del fondale, il luccichio dei pesci tra la posidonia, la vertigine dolce di un altro pezzetto di sogno conquistato. Sott’acqua il tempo si ferma, i limiti svaniscono. Conta solo il respiro, potentissimo e lento, di chi ha scelto di andare oltre ogni limite.
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