Caterina Murino: «A Parigi da ventitré anni ma in freezer tengo sebadas e bottarga, la Sardegna è sempre con me»
L’attrice si racconta alla vigilia della tournée che la porterà nell’isola con “La vedova scaltra”: «Sono una donna e mamma felice, ma mi manca il cielo di Cagliari»
Vive a Parigi, calca i palcoscenici dei teatri più importanti, cambia lingua a seconda del set in cui si trova. Caterina Murino può essere considerata l’ultima diva sarda- o forse l’unica -, anche se, a onore del vero, parlando con lei si percepisce poco divismo. Lei preferisce parlare di pannolini - è diventata mamma pochi mesi fa di Demetrio Tancredi - o di cani abbandonati e maltrattati. Ora è in Toscana, ma sta per tornare nella sua Sardegna per la tournée di “La vedova scaltra”, regia di Giancarlo Marinelli, che, sotto le insegne del Cedac, sarà al Teatro Massimo di Cagliari dal 14 al 18 gennaio e lunedì 19 al Comunale di Sassari. Caterina, in Sardegna con una coproduzione italiana e francese...
«Sto vedendo che sia a Cagliari che a Sassari è quasi sold out, sono molto emozionata. Sono grata a tutte le persone che verranno a vederlo. È un progetto a cui tengo tantissimo. Questo ponte teatrale tra Italia e Francia, questa voglia di unire le forze ha fatto sì che lo spettacolo potesse andare in porto. Oggi è difficile vedere spettacoli così ricchi, con tanti personaggi, tanti costumi. Alcuni colleghi che sono venuti a vedermi a Parigi sono rimasti stupiti per il fatto che siamo riusciti a metterlo in scena».
Lei ci ha creduto fin dall’inizio.
«Solo ora mi sto godendo la gioia di questo spettacolo. Io sono l’ideatrice di questo ponte e sono felicissima nel vedere come sta camminando. Adesso siamo in Toscana, poi verremo in Sardegna e poi saremo di nuovo in Francia, per tornare in Italia nel 2027. Sono quattro anni che va avanti così».
Cosa prova quando sale su un palco in Sardegna?
«È bellissimo. Mi ricordo una volta a San Gavino, tutto il teatro in piedi ad applaudirmi. Vedere la mia Sardegna che viene così numerosa a vedermi è emozionante. Grazie di cuore».
Che donna è Rosaura?
«È una donna senza età, ha appena subito il lutto gioioso del marito e si riprende la sua vita. Si mette alla ricerca del miglior marito possibile. Lei non cerca la bellezza, ma l’amore e la fedeltà e grazie alla sua straordinaria intelligenza si maschera per smascherare i quattro pretendenti. È un personaggio straordinariamente moderno. “Come ti permetti forestiero, io non sono tua”. Quando penso che queste parole Carlo Goldoni le scrisse nel 1748 mi vengono in mente i tanti femminicidi che ancora oggi avvengono, anche in Sardegna. È inaccettabile che ancora oggi ci siano uomini che pensano di essere padroni delle donne. Non era così nel 1748, non può esserlo nel 2026».
Che donna è Caterina Murino oggi?
«Una donna che ha poco tempo in tutti i sensi, ho tante cose da fare. Ora mi è arrivato questo regalo dal cielo e lo sono ancora di più. Ma ero già una donna felice per quello che mi è stato dato, per quella scelta di vita che non era prevista. E sono una donna che combatte per tante cause. In questo mondo pieno di disgrazie è inaccettabile vivere pensando solo al proprio orticello».
Una delle sue battaglie è quella contro l’abbandono dei cani, è spesso al fianco della Lida di Olbia.
«Nel 2024 ho fatto il tour delle crocchette che presto diventerà un documentario. 35 rifugi di tutta la Sardegna, 2mila chilometri. È stata la scusa per vedere da vicino tutti questi animali maltrattati, abbandonati, che si trovano in quelle prigioni per colpa di troppi trogloditi che ancora oggi ci sono in Sardegna. Sono da anni che mi batto al fianco di Cosetta Prontu della Lida, Monica Pais di Oristano e tanti altri cari amici che lottano 365 giorni all’anno, perché l’obiettivo è svuotare tutti i canili e fare capire alla gente l’importanza della sterilizzazione. Un grazie davvero a questi volontari, sarò per sempre la loro voce».
Fino a qualche tempo fa accanto al suo nome c’era sempre scritto l’ex Bond girl, oggi c’è l’attrice.
«Ex Bond girl lo leggo ancora spesso (ride, ndr). Parliamo di una cosa di vent’anni fa. Io sono attrice da 26 anni, ma forse aveva ragione un mio vecchio professore di teatro che sosteneva che per definirsi attrici bisognasse avere interpretato almeno 20 ruoli diversi. Ora forse posso iniziare a utilizzarlo, prima stavo cercando di fare l’attrice...».
Quando ha iniziato era forse l’unica attrice sarda, oggi c’è nell’isola una nutrita generazione di attrici.
«Vuole dire che sono vecchia (ride, ndr). Scherzi a parte, ne sono strafelice. Vuole dire che c’è una cinematografia sarda che sta prendendo piede. La Sardegna ha tanto da raccontare, non solo paesaggio. E finalmente si sta capendo che cinema e teatro possono portare soldi all’economia locale».
Ha rimpianti nella sua carriera?
«Assolutamente no. Ci sono tanti ruoli che non ho potuto interpretare, tanti provini che non ho vinto, tanti progetti che ho visto e avrei voluto fare. Ma desiderare e possedere non sono la stessa cosa».
Cosa è rimasto della studentessa del liceo Dettori?
«Caterina è sempre quella. All’epoca sognavo di diventare pediatra, pensavo mi sarei iscritta in Medicina. Poi la vita ha scelto per me e non io per lei. Però, come allora, detesto la scuola. Io ero molto brava perché avevo l’incubo di essere rimandata o bocciata. Avrò difficoltà con mio figlio a fargliela piacere. Oggi comunque faccio questo mestiere che è sempre un tumulto, non c’è certezza di niente, ma la voglia di continuare a scoprire, la voglia di vivere è la stessa di quella studentessa del liceo»».
Pensa in italiano o in francese?
«Vivo a Parigi dal 2003. Dipende: il mio cervello è un gran casino».
Quando a Parigi dice che è sarda cosa le dicono?
«Mi guardano come un’extraterrestre. Per molti la Sardegna è una cartolina in cui non si nasce, non si vive, come fosse Atlantide. Non ce n’è uno che ne parli male. Chi c’è stato e se ne è innamorato, chi sogna di venire un giornoa visitarla».
Cosa c’è di sardo nella sua vita parigina?
«I tappeti di casa mia. La fregula, le sebadas in freezer. Non manca mai la bottarga. E i miei “ajò” con mia mamma al telefono. E non vedo l’ora di leggere a mio figlio le favole sarde e Grazia Deledda».
Cosa le manca della Sardegna? «Il cielo di Cagliari. Quel blu a Parigi non c’è mai».
