Mietta: «Il “trottolino amoroso” con Minghi, il ballo mozzafiato con Kevin Spacey e tanta voglia di venire a cantare in Sardegna»
La cantante pugliese torna con un nuovo brano, "Per avere me": «Parlo di errori e rinascite»
La sua è tra le voci più belle, suadenti, espressive della musica italiana. Il suo “trottolino amoroso” ha segnato un’epoca spalmata tra Sanremo, Festivalbar e Vota la voce, ormai è storia della musica. Oggi Mietta ritorna con una nuova canzone, “Per avere me”. Un brano molto personale in cui la cantante tarantina mette tutta se stessa, i suoi successi, le sue delusioni, i suoi affetti, i suoi trascorsi. Un ritorno che coincide con la sua presenza nella sit com di RaiPlay, “Minimarket”, dove si è trovata a recitare al fianco di Kevin Spacey.
Daniela, ma lei da bambina cosa voleva fare?
«Rispondo con il nome di un mio vecchio album, “Tutto e niente”. Da bambina volevo fare l’attrice, poi sono passata al sogno della ballerina. Infine, la cantante. Alla fine, sono tre forme d’arte molto vicine».
Il primo ricordo musicale?
«Prince. Ero pazza sfegatata di lui. Cantavo e ballavo a squarciagola le sue canzoni. Ero una fan nel vero senso della parola».
E il suo primo palcoscenico?
«Intorno ai 14 anni con un gruppo di mie amiche avevamo creato una cover band, le “Ciak”, e tenevamo un po’ di concerti in giro».
Quando Daniela diventa Mietta?
«Un bel giorno Claudio Mattone, ai tempi mio produttore, mi disse in palestra: “tu ti chiamerai Mietta”. Non ne ero molto felice, non mi piaceva questa contrazione del mio nome, mi sembrava non mi rendesse giustizia, ma ormai mi ci sono abituata».
Primo Sanremo nel 1988: come fu affrontare l’Ariston?
«Fu un’esperienza poco gratificante. I Giovani venivano fatti esibire alla una e mezza di notte, sfigatissimi. Fui anche sbattuta fuori, anche se a quell’ora credo non mi avesse visto nessuno».
L’anno dopo andò molto meglio con “Canzoni”.
«Mi presi la rivincita. Vinsi il Premio della critica e arrivai prima tra i Giovani. Fu anche il disco più venduto. Ero felicissima: avevo vendicato quell’attesa dell’anno prima fino alla una e mezza di notte. E poi era uno dei testi più belli, un brano di grande effetto firmato dal connubio Minghi-Panella».
Lo stesso connubio che nel 1990 firmò “Vattene amore”, con a cui arrivò terza tra i big. A tal proposito, Amedeo Minghi ha detto alla Nuova che “trottolino amoroso” è letteratura.
«È vero, lo è. In quel brano Pasquale Panella si è proprio superato, ha creato un qualcosa che aveva a che fare con un brano mozartiano o pucciniano e lo ha tirato fuori. Si è avvalso di questo genere di parole ed è venuta fuori “Vattene amore”».
Cosa è per lei Sanremo?
«È stato un trampolino di lancio per molte canzoni. E credo lo sia tutt’ora, è sempre molto interessante salire su quel palco».
Il suo ricordo più bello?
«Ricordo volentieri il 2000, un anno molto importante per me. Erano anni che non andavo al festival e fu la mia prima uscita di quello che ho vissuto come un cambio epocale della mia carriera. Mi presentai con “Baciami adesso”, un brano di Pino Mango che parlava di amore, sessualità. Un disco interessante».
E il ricordo meno bello?
«Mi ripeto: quello del 1988».
Manca dal festival dal 2008. Quante volte ha provato a tornare in questi anni?
«È capitato, anche se non tutti gli anni».
In “Per avere me” parla di voglia di rinascita. La protagonista è Mietta come donna o come artista?
«Entrambe. Ci sono tutte le sfumature femminili. Questa canzone è nata nei giorni in cui ho smesso di chiedermi cosa mancasse e ho iniziato a chiedermi cosa restasse di me. È un brano che parla di errori e rinascite, di tutto ciò che oggi non ho più paura di dire. Racconta il percorso attraverso cui si impara a scegliersi. È una donna che scappa perché vuole riprendere se stessa. Credo sia molto comune in chi ha coraggio di farlo».
Lei è coraggiosa?
«Sì, ma anche molto fragile e romantica».
A inizio 2026 è tornata anche davanti alla macchina da presa. Al fianco di Kevin Spacey.
«È stata una grande opportunità e me la sono voluta giocare alla grande. È un uomo gentilissimo, carinissimo e mi sono lasciata andare. Insieme a lui faccio un ballo mozzafiato. È una sit com ironica, divertente».
Nella sua carriera da attrice ha fatto la Piovra con Raoul Bova e Luca Zingaretti e ha affiancato Enrico Montesano.
«Io adoro recitare, forse la parte più importante di me è proprio la recitazione. Mi godo tutti i film, amo ogni genere, vecchi e nuovi, cerco cose nuove...».
Ha raccontato di essere stata a un passo dall’essere una Bond girl e dall’affiancare Troisi in “Il postino”.
«Non sono una che rimpiange le cose passate Qualcosa che avrei potuto fare c’è stata, ma tendo a guardare avanti».
Magari però senza quel no a Pippo Baudo per “Domenica in” oggi sarebbe una star tv.
«Ai tempi le case discografiche non amavano le artiste poliedriche. La Fonit Cetra pose una sorta di veto, non erano felici che facessi tv. Ma forse non ero in grado nemmeno io, non ero pronta. Oggi magari potrei anche gestirla, ma allora ero giovanissima e per nulla preparata».
Però può dire di avere battuto Demi Moore.
«Sì, vinsi io come miglior doppiaggio di film internazionale per Esmeralda in “Il gobbo di Notre Dame”. Qualche soddisfazione me la sono tolta anche io».
Oggi la giovane Mietta farebbe un talent?
«In realtà, sono stata una delle prime a farli. Quando ho iniziato vinsi un concorso del Radiocorriere. Su mille ragazzine scelsero me. Tutto partì da lì».
Che musica ascolta?
«Di ogni genere, amo le playlist. Passo dai Muse a Bruno Mars, ad Adele».
A Sanremo per chi tiferà?
«Non ho visto ancora bene, ma sono una grande fan di Arisa. E poi Fedez e Marco Masini».
Un’ultima curiosità: quanta Sardegna c’è nella sua vita?
«Sono perdutamente innamorata della Sardegna. Recentemente sono stata ad Alghero, dove ho degli amici. Amo tutto: gente, cucina, locali, natura».
Però nell’isola non ha fatto molti concerti.
«Non sono una amante degli aerei, per spostarmi devono esserci almeno due o tre date. Faccio un appello: fate in modo che la prossima estate possa venire a cantare in Sardegna».
