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Teatro

Amore, felicità, vita da adulti: bimbi a tu per tu col babysitter Paolo Ruffini. Il podcast ora fa sold out nei teatri – ecco perché

di Michela Meloni
Amore, felicità, vita da adulti: bimbi a tu per tu col babysitter Paolo Ruffini. Il podcast ora fa sold out nei teatri – ecco perché

Dal web ai palchi, il format di grandissimo successo regala lo sguardo spontaneo dei bimbi sulla vita di tutti i giorni

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«Ma i grandi perché litigano sempre?». «Perché sono stanchi», prova a rispondere Paolo Ruffini, 3 milioni di follower su Instagram. «Allora dovrebbero dormire di più», ribatte l’ennesima protagonista del format Il Babysitter – Quando diventerai piccolo capirai, il podcast di grandissimo successo che ora registra il sold out nei teatri italiani.

A tu per tu con il carismatico conduttore televisivo toscano che imperversa sul web e sui social, conquistando l’attenzione di una straordinaria platea senza età, dove il dialogo fra un adulto (lui) e un bimbo (ormai in centinaia i protagonisti) stimola riflessioni che potrebbero mettere in discussione anche i migliori manuali di pedagogia su come diventare un bravo genitore.

Spontanei, profondi, pieni di fantasia: è proprio grazie ai dialoghi apparentemente banali fra Ruffini e i bambini che il format si è trasformato in un fenomeno social capace di collezionare milioni di visualizzazioni e di sbarcare dal web al teatro con un altro successo garantito. 

Tra i video più condivisi c’è quello con una bimba sarda, Rebecca, sette anni. Domanda: «Ci troviamo in Italia?». Treccine bionde, completino di pizzo sangallo bianco, lei risponde senza esitazione, con grande piglio: «No, in Sardegna». «Che non è l’Italia», replica Ruffini. «No, no», ribatte la bimba sicura.

Una risposta che ha fatto sorridere il web ma che, oltre alla battuta, racconta quel sentimento identitario forte degli adulti, isolani, già diventato certezza nella piccola che Ruffini coinvolge nel format. In quella frase c’è l’orgoglio di appartenenza, ma anche la chiave del successo che accende i riflettori sul punto di vista dei più piccoli, senza filtri e senza sovrastrutture.

Il progetto funziona proprio per questo. Ruffini, sornione dagli occhi azzurri, pone le domande dirette su temi come amore, felicità, separazioni, futuro e lascia che i bambini rispondano.

Vengono fuori dialoghi a tratti esilaranti. A volte fanno sorridere, altre fanno riflettere anche per le risposte in grado di scardinare anche la più granitica delle certezze. Domenico, 7 anni, racconta la fine della sua storia con una coetanea: «Lei mi ha detto “Ti lascio” e io le ho detto “Allora anche io”», chiudendo la questione con una logica disarmante. Samuele, 10 anni, alla domanda su cosa insegnerebbe a suo figlio, risponde: «A mettere la felicità degli altri davanti alla propria, senza dimenticarsi di sé stessi». E ancora la battuta fulminante di Gabriele, 10 anni: «Un divano è per sempre, una fidanzata no». Risposte nette, diventate virali, che nascono da conversazioni genuine e autentiche.

In un panorama social dominato da polemiche e provocazioni, Paolo Ruffini sceglie l’ascolto. Non costruisce sketch, non suggerisce battute, non cerca il sensazionalismo. Si mette di fronte ai bambini e interagisce con loro da pari. L’effetto è spiazzante. I bimbi parlano di sentimenti con un pragmatismo che sorprende, di felicità con una profondità inattesa, di relazioni con una semplicità che smonta le migliaia di (a sentir loro, inutili) complicazioni degli adulti.

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