Sanremo conviene? Ecco quanto guadagna il festival, quanto costa e chi paga
L’evento non è solo uno spettacolo musicale ma una vera e propria infrastruttura economica
Il Festival di Sanremo 2026 non è solo uno spettacolo musicale, ma una vera e propria infrastruttura economica. Le spese organizzative per la 76ª edizione si stimano in circa 20 milioni di euro, comprendendo cachet di presentatori e ospiti, scenografie, allestimenti tecnici, sicurezza e logistica. Secondo indiscrezioni, Carlo Conti percepisce circa 600mila euro, mentre co-conduttori e ospiti, tra cui Laura Pausini, si aggirano tra 100 e 200 mila euro. Il rimborso spese dei cantanti sale a 75mila euro, rispetto ai 56mila dello scorso anno.
Quanto incassa il festival
Secondo il Centro studi di Unimpresa, l’evento genera un impatto complessivo stimato in 300,8 milioni di euro, di cui 219 milioni di valore diretto e 81,8 milioni derivanti dalle filiere collegate. Il moltiplicatore economico è pari a 0,37: ogni euro speso direttamente dall’evento attiva altri 37 centesimi nell’economia allargata. La stima considera sei settori distinti, monitorati non solo durante la settimana del Festival, ma anche fino a un anno dopo la messa in onda.
La voce principale di entrate è rappresentata dalla raccolta pubblicitaria della Rai, che vale 103,5 milioni di euro, di cui 75 milioni diretti e 28,5 milioni di filiera. Le tariffe per gli spazi pubblicitari raggiungono fino a 4.900 euro al secondo in prime time, con telepromozioni da 60 secondi che possono superare i 2 milioni di euro. Considerando costi organizzativi stimati tra 20 e 25 milioni, il margine lordo per la televisione pubblica si attesta intorno ai 50 milioni.
Sponsorizzazioni
Al secondo posto troviamo sponsorizzazioni e partnership, per un totale di 52 milioni di euro (38 milioni diretti e 14 milioni di filiera). In questa categoria rientrano naming sponsorship, product placement e campagne di co-marketing. Tra i partner di maggior rilievo figura la nave Costa Toscana, che funge da hub musicale galleggiante e piattaforma promozionale.
L’industria discografica e turismo
L’impatto di Sanremo sulla musica si conferma strutturale. L’industria discografica genera complessivamente 58,8 milioni di euro (42 milioni diretti e 16,8 milioni di filiera), con gran parte del valore nei mesi successivi all’evento, grazie a streaming e diritti connessi. Secondo FIMI, i brani di Sanremo 2025 hanno totalizzato 1,8 miliardi di stream, consolidando il Festival come acceleratore del mercato musicale. Il comparto turismo e ospitalità contribuisce con 40,5 milioni di euro (31 milioni diretti e 9,5 milioni di filiera). Sono stimati circa 7.250 arrivi e quasi 40.000 pernottamenti, con una permanenza media di 5,5 giorni e una spesa giornaliera attorno ai 500 euro. L’80% dei pernottamenti si concentra nel comune di Sanremo, confermando l’evento come vero motore economico territoriale.
Produzioni televisive, digitali e social
Le produzioni TV, digitali e live satellite valgono 25,7 milioni di euro (18,5 milioni diretti e 7,2 milioni di filiera). La voce include produzione tecnica, contenuti collaterali, streaming su RaiPlay, ricavi pubblicitari digitali e licenze immagini. Nel 2026 si stimano oltre 12 milioni di contenuti social generati intorno all’evento, a testimonianza della sua influenza mediatica.
Moda
Chiude il comparto moda e lifestyle, con 20,3 milioni di euro (14,5 milioni diretti e 5,8 milioni di filiera). Il Green Carpet, i look degli artisti e le attività di endorsement contribuiscono a un ritorno mediatico per brand come Valentino, Armani, Versace e Fendi, confermando il Festival come vetrina internazionale per il fashion italiano.
Chi paga il Festival?
Se il Festival è così redditizio, quanto costa davvero e chi lo finanzia? L’evento va in onda sulla Rai, il che fa pensare subito al Canone Rai (oggi 90 euro annui). Tuttavia, la maggior parte dei costi è coperta dalle entrate pubblicitarie e dalle sponsorizzazioni. Grazie a queste, il Festival non solo si autofinanzia, ma contribuisce anche in modo significativo ai ricavi complessivi dell’azienda pubblica.
