La Nuova Sardegna

L'intervista doppia

Marianna e Marco Morandi: «Papà ora si è addolcito, mamma continua a bacchettarci. A Sanremo Pietro è stato fantastico»

di Alessandro Pirina
Marianna e Marco Morandi: «Papà ora si è addolcito, mamma continua a bacchettarci. A Sanremo Pietro è stato fantastico»

I figli di Gianni Morandi e Laura Efrikian in Sardegna con lo spettacolo "Benvenuti a casa Morandi"

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Sono tra i figli più famosi d’Italia. Pochi personaggi sono così amati, così trasversali tra le generazioni come il padre Gianni. Ora Marianna e Marco Morandi hanno deciso di raccontarsi, di aprire il cassetto dei ricordi, di vuotare il sacco. O meglio di svuotare la casa della loro tata Marta, per cinquant’anni al fianco dei Morandi. Dopo la sua morte scoprono che li ha talmente amati da aver conservato giocattoli, quaderni e addirittura ricostruito la loro cameretta. Ed è durante il trasloco che inizia il viaggio nella memoria di Marianna, attrice che manca da 30 anni dalle scene, e Marco, cantante e musicista. Il tutto arricchito da incursioni telefoniche di papà Gianni, mamma Laura e del fratello Pietro. “Benvenuti a casa Morandi”, con la regia di Pino Quartullo, arriva in Sardegna sotto le insegne del Cedac: il 12 marzo a Macomer, il 13 a Oristano, il 14 a Meana Sardo e il 15 a Sanluri.

Come nasce lo spettacolo?

MARCO: «L’idea di raccontare la nostra vita, in qualche modo, ce l’ha servita la nostra tata Marta, passando a miglior vita. Ma era da tempo che stavamo pensando di fare qualcosa insieme. Io lo chiedevo spesso a Marianna. E lei: “ma sono trent’anni che non faccio niente”. Poi ci si è messa di mezzo la pandemia, finché, appunto, la nostra tata non se n’è andata e ci ha lasciato in eredità tutta la nostra infanzia. A quel punto ci siamo detti: “forse è proprio questo che dobbiamo raccontare”».

Chi ha convinto chi?

MARIANNA: «Io non pensavo minimamente di tornare a fare l’attrice. Se non fosse stato per questa illuminazione... ho detto sì per amore di Marco, non potevo perdermi questa occasione. Ma oggi sono davvero contenta. Ringrazio Marco per avermi dato questo input...».

MARCO: «Ed è anche brava».

MARIANNA: «Quando ci siamo trovati questo testo, giusto per chiedere un parere, ho chiamato Pino Quartullo, che era stato l’ultimo a dirigermi prima che mi fermassi. Si è innamorato del progetto, ci ha messo mano, inserendo la sua verve comica. È uno spettacolo divertente per il pubblico e per noi».

C’è qualcosa che avevate rimosso e vi è ritornato alla mente con questo spettacolo?

MARIANNA: «Abbiamo ritrovato diari segreti, lettere di Marco. Mi sono ritrovata a leggere scritti di quando avevo 12-13 anni. È stato tutto davvero inaspettato. Non è stato ritrovare la solita magliettina o chitarra, rileggersi cinquant’anni dopo fa davvero impressione».

Che genitori erano Gianni Morandi e Laura Efrikian?

MARCO: «Raccontiamo aspetti che la gente non immagina. Sono stati un padre e una madre severi, rigorosi. All’inizio, quando eravamo ragazzini, ci sembravano esagerati, ma ora, guardandoli con gli occhi di persone mature e consapevoli, siamo qui a ringraziarli di questo rigore che ci hanno trasmesso. Non ci mettiamo a fare un’analisi sociologica, ma, essendo diventati anche noi genitori, ci rendiamo conto quanto sia importante mettere dei paletti su valori fondamentali, come l’impegno e il rispetto, o lo studio nel nostro lavoro».

E oggi che genitori sono?

MARIANNA: «Papà si è addolcito con gli anni, mamma è sempre bella rigorosa, mi bacchetta sempre».

Nella vostra vita c’è anche stata molta Sardegna.

MARCO: «Credo di avere fatto tutte le estati in Sardegna fino ai 20-21 anni. I miei furono tra i primi a comprare casa a Porto Rotondo».

MARIANNA: «Non c’era nulla, l’aeroporto era in terra battuta. Quando arrivavamo con il traghetto la nostra tata Marta ci portava a Olbia al bar a comprare il cornetto. Dopo Porto Rotondo, sono stata per anni vicino a Palau, poi Luogosanto e più avanti la zona di Cagliari».

Il rapporto tra fratelli?

MARIANNA: «I nostri genitori si sono separati quando io avevo 10 anni e Marco 5. Sono stati tra i primi in Italia a ottenere l’affidamento condiviso. Mi pesava un sacco spostarmi da una casa all’altra con tutti i dizionari, violini, violoncelli, ma ero felice perché sapevo che c’era sempre Marco. Che usavo come spettatore dei miei show notturni, come bambolotto per giocarci...».

MARCO: «Usiamo i termini giusti: mi torturava».

Cosa hanno detto mamma e papà dello spettacolo?

MARCO: «Si sono divertiti molto, anche se mamma, alla prima lettura del copione, ci ha detto: io vi denuncio. Abbiamo colorito alcuni aneddoti per renderli più divertenti, abbiamo accentuato un po’ i nostri caratteri. Prendiamo simpaticamente in giro la famiglia. Intervengono un po’ tutti, anche Pietro...».

In arte Tredici Pietro: lo avete seguito a Sanremo?

MARIANNA: «È stato bello, emozionante. Ormai a Sanremo siamo di casa: una volta papà, una volta Marco, una volta mio figlio, questa volta Pietro. È stato straordinario, e il suo pezzo mi piace tantissimo».

Ma voi sapevate che nella serata delle cover sarebbe comparso a sorpresa vostro padre?

MARCO: «Avevano tenuto il segreto anche alla famiglia, anche se io avevo mezzo capito. Ero emozionato e un po’ timoroso, perché ero certo che alla fine sarebbe venuto fuori il discorso dei figli d’arte. Quindi, volevo facesse bella figura per dimostrare che era lì perché se lo merita. E così è stato: ha taciuto tutti».


 

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