L’intervista a Paola Barale: «La tv? Non ci speravo più. E ora vorrei incontrare la mia “sosia” Madonna»
La conduttrice e showgirl si racconta: dagli anni con Mike Bongiorno all’addio a Buona Domenica
C’è stato un momento in cui una parte d’Italia voleva essere come lei. Capelli, look, vestiti, tailleur. Erano gli anni in cui Paola Barale era una delle signore della tv. Una regina che, però, a un certo punto ha deciso di rinunciare al trono. Una scelta che, in qualche modo, le è costata parecchio, tanto che per rivederla al timone di un programma abbiamo dovuto aspettare vent’anni. L’occasione le è arrivata da Paola Perego, che l’ha voluta al suo fianco, al posto di Simona Ventura, in “Citofonare Rai 2” il sabato e la domenica alle 11.20, ovviamente su Rai 2.
Paola, il ritorno in tv è stata una sorpresa o in qualche modo l’ha cercato?
«Abbastanza una sorpresa. Sono sempre aperta alle nuove proposte, ma dopo tanti anni non ci speravo più. Anche perché dopo vent’anni non è che uno può vivere aspettando. Ho imparato a godermi quello che ho e a prendere tutto quello che mi arriva e mi piace. In questo caso ho accettato con grande entusiasmo. È un bellissimo gruppo che mi ha accolto con affetto».
Con Paola Perego avevate già lavorato alla Talpa.
«Ma lei stava in studio e io in Sudafrica. La ringrazio molto di avermi voluto con lei. E poi ci ha visto lungo. Io sono una abbastanza fuori dalle righe. E questo programma è abbastanza fuori di testa. Mi piace quella voglia di sorridere in un momento difficile come quello che viviamo. È un contenitore che raccoglie la comicità di Gene Gnocchi, la nostra leggerezza, le Teche Rai».
Paola e Paola: cosa vi unisce o cosa vi divide?
«Una bruna e una bionda. Una un po’ più alta, mannaggia a lei. Diverse esteticamente, ma simili caratterialmente. Ci incastriamo bene, non ci diamo fastidio».
Meglio dividere il palco con un uomo o con una donna?
«Spesso sono gli uomini le primedonne. Ma io sono una che non ama la competizione, quando ci sono le primedonne lascio fare. Non mi piace prevaricare. È normale che con Fiorello e Costanzo fossero loro le primedonne. Io posso solo dire grazie per la possibilità che ho avuto di lavorare con loro. E la stessa cosa vale per Paola. Lei è la padrona di casa, io ritorno in tv in un programma che è il suo, lo ha creato lei e me lo ha messo a disposizione. Io mi affido a lei, per me è come essere tornata a scuola».
Cosa voleva fare da grande?
«L’insegnante di ginnastica e infatti avevo fatto l’Isef. Poi ho iniziato a lavorare come sosia di Madonna nelle discoteche. Pensavo che avrei messo qualche soldo da parte e poi mi sarei aperta una palestra. Invece, è diventato un mestiere».
Ma ha mai incontrato Madonna?
«Sono stata a due concerti ma non l’ho mai conosciuta, non mi interessava. Ora, invece, anche se non credo di somigliarle più, mi piacerebbe incontrarla. Madonna è sempre Madonna».
Sette anni al fianco di Mike Bongiorno, ma, a differenza di Antonella Elia, non esistono video di vostre litigate.
«Perché io sono molto più tranquilla della Elia. O forse lei è più coraggiosa di me. Per me Mike era un maestro, di quelli severi. Io rispettavo sia Mike che il ruolo. Non era un amico, non andavamo a cena insieme. Era come un insegnante, di quelli che sfortunatamente oggi a scuola si rispettano sempre meno».
Cinque anni con Maurizio Costanzo a Buona domenica.
«Erano due personaggi molto diversi, ma è la stessa identica cosa di Mike. Costanzo allora era tutto: tv, giornali, teatri, viveva sotto scorta. Con me era sempre disponibile, forse affettuoso è un parolone, gli piaceva scherzare. Ma restava Costanzo».
In quegli anni era nato lo stile Paola Barale.
«Ero popolare, stavo 5 ore in tv per 9 mesi. Avevo chiesto ad alcuni stilisti, da Dolce e Gabbana a Blumarine, di collaborare per crearmi un look e un’immagine che si sono rivelati vincenti».
Ora veste Armani Uomo.
«Mi è sempre piaciuta la collezione uomo. Non mi piaceva l’idea di una collezione femminile che sembrasse maschile. La maison è stata molto carina. E poi con questi abiti molto larghi ti senti magrissima».
Sanremo è un tassello che manca nella sua carriera.
«Se ne parlò due volte, una con Baudo e una con Fazio. In realtà, non sono mai stata una fan della conduzione del festival per una insicurezza mia: le scale, gli abiti lunghi non sono cose che mi appartengono. Avevo avuto contatti che non sono andati a buon fine, ma in quel periodo avevo molta popolarità ed ero consapevole che Sanremo ti espone tantissimo, può essere anche una rovina. E allora non ho mai insistito più di tanto».
Si è mai pentita di avere lasciato Buona domenica?
«Mai, perché non mi rappresentava più, mi stava stretta, mi sentivo braccata. Avevo una certa popolarità e questo mi dava forza. Sulla carta avevo altri progetti, mai avrei immaginato che sarebbero svaniti. Ma ho fatto bene a smettere, io non sto bene dove mi costringono. E così mi sono dedicata ad altro».
Al cinema ha fatto due film, ha vinto diversi premi. E poi?
«Mi sarebbe piaciuto fare di più, ma non mi fanno fare neanche i provini».
Meglio il teatro?
«Il teatro è arrivato a sorpresa, mi piace tantissimo. Amo la vita da nomade, la compagnia. E poi ho avuto la fortuna di lavorare con Paola Quattrini, Mauro Conte, Simone Montedoro, Ilaria Canarini: tutti attori di teatro veri».
Dopo il libro sulla menopausa pensa di tornare a scrivere?
«Ci potrebbe essere un secondo libro molto presto. Il primo è stato molto liberatorio, ho raccontato un qualcosa che andava sdoganato. Ne sono orgogliosa. So già l’argomento del prossimo, ma voglio farlo bene».
Un sì di troppo nella sua carriera?
«Sì di troppo sì, ma non nella carriera (ride, ndr)».
E un rimpianto?
«Forse se non fossi andata via da Buona domenica avrei fatto più cose, ma mi andava così. Io ho grande rispetto per la vita. C’è chi vuole cambiare mestiere e non può. Quando puoi farlo, perché no?».
Un’ultima domanda: quando sente Sardegna cosa pensa?
«Mi vengono in mente il mare, i miei amici sardi, l’estate, l’accoglienza e il fatto che, forse, dopo anni stiamo pensando di tornare in Sardegna con i miei amici e li devo chiamare».
