Andrea Iacomini: «Racconto il popolo ucraino attraverso i sogni di tanti bambini»
Il giornalista e portavoce Unicef ha presentato a Olbia e a Sassari “La forza sia con te”, il libro sul suo viaggio nei territori di guerra
Adesso è il turno del Medio Oriente. Prima, del genocidio a Gaza. La guerra in Ucraina è passata in terzo piano, «e quello che sta accadendo in Sudan è forse lo scenario peggiore di tutti». Ma si sa, le cose ci importano «quando le sentiamo vicine e ci toccano». L’invasione della Russia in Ucraina e gli sviluppi che vanno avanti dal 2022 hanno affiancato la parola guerra all’Europa.
Andrea Iacomini è giornalista e portavoce Unicef e in questi giorni ha portato a Olbia e a Sassari il racconto del “La forza sia con te” (People). Un libro che nasce da una missione umanitaria a Kiev e nei territori colpiti dai bombardamenti. Il titolo non c’entra niente con i cavalieri Jedi, è la frase che risuonava da un’app che sul cellulare avvisava dell’arrivo di missili nelle vicinanze quando Iacomini era in terra ucraina. Da brividi.
Le sue presentazioni diventano dibattiti su attualità e guerra, mi parla delle reazioni delle persone a cui parla del libro?
«Siamo arrivati a settanta presentazioni e quasi al doppio delle richieste, la cosa che capita sempre è di sentire grandissima vicinanza e attenzione al tema. Posso dire? È un piccolo motivo di orgoglio».
Le sue missioni sono a metà tra il reportage giornalistico e la missione umanitaria, è così?
«Sì, e ho rinunciato al diritto d’autore, tutti i soldi che arrivano vanno direttamente ai progetti dell’Unicef. Ai bambini che ho incontrato ho portato zainetti con dentro torce, powerbank, penne e matite, e poi guardiamo alla costruzione delle scuole distrutte. Perciò, per tornare alle persone che vengono alle presentazioni, credo capiscano che stanno contribuendo a un viaggio che non è finito lì».
Nel libro scrive degli incontri con studenti e madri, e dei “grazie” che le hanno rivolto e per cui provava imbarazzo.
«Sì è così, perché io sarei andato via, loro rimanevano lì, con il conflitto che continua ogni giorno. Ho fatto una promessa per quei “grazie” a cui non potevo rispondere: posso continuare ad andare in giro a portare le loro storie in Italia e all’estero».
Stiamo correndo il rischio di anestetizzare la nostra sensibilità? Nella prefazione di “La forza sia con te”, Nello Scavo parla del rischio di abituarsi alla guerra.
«Il segreto è raccontare le storie con gli occhi non dell’operatore umanitario o del giornalista che fa reportage, ma con gli occhi di un papà. Così è stato per me. Con le mie debolezze e fragilità da padre di Riccardo. Con l’idea di vedere queste storie e dare voce alle persone, a volte anche senza le parole, ma con i disegni dei bambini».
In copertina ci sono le impronte di due mani.
«Un giorno in una scuola ho chiesto a una classe di disegnare l’impronta della loro mano e in ogni dito scrivere una parola per un desiderio. Due cose; la prima è che i bambini in guerra hanno gli stessi sogni dei nostri bambini. Identici. E poi mi ha colpito una parola presente in tutti i disegni: dormire. Sono bambini che non dormono per giorni, tenuti svegli dalle sirene, dalla paura. E che sognano di poter dormire».
Cosa le hanno trasmesso le persone che ha incontrato?
«I ragazzi hanno grande voglia di futuro, certo poi nelle parole di madri o anziani trovi la sofferenza, ma malgrado questo è incredibile come dai popoli oppressi traspaia un messaggio di speranza e forza».
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