La Nuova Sardegna

Intervista

Gatto Panceri sul palco di Animas: «Porto a Sassari la mia vita in musica»

di Massimo Sechi

	Gatto Panceri e Beppe Dettori
Gatto Panceri e Beppe Dettori

Il cantautore sarà tra i protagonisti il 12 giugno del festival ideato da Beppe Dettori: «Sarà l’occasione per sentire alcuni dei miei brani più famosi in versione acustica»

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Dopo l’apertura a Perdasdefogu e nelle miniere di Montevecchio, “Animas-Radici e Futuro 2026” arriva nel Nord Sardegna. Il festival itinerante organizzato da Beppe Dettori e dall’associazione Sa Perbeke farà tappa il 12 giugno, alle 21, al teatro Civico di Sassari, con una serata che vedrà sul palco lo stesso Dettori e Gatto Panceri. Cantautore e musicista di Monza, Panceri ha partecipato diverse volte al festival di Sanremo e ha firmato come autore brani per Mina, Giorgia, Andrea Bocelli, Gianni Morandi e molti altri. Tra le sue canzoni più celebri c’è “Vivo per lei”, portata al successo proprio da Giorgia e Bocelli. «Quella di Sassari sarà un’esperienza particolare – ci racconta – ritrovo amici con cui ho suonato per anni».

Che rapporto ha con la Sardegna?
«È un rapporto di grande feeling, nato dalla natura, dal mare, dalle vacanze di quando ero ragazzo. Poi, durante la mia carriera, ho lavorato con musicisti sardi come Beppe Dettori e Massimo Satta e ho conosciuto i Tazenda in tante manifestazioni. Così ho approfondito anche la cultura musicale sarda: i suoi musicisti hanno un colore, qualcosa dentro, una marcia in più, un po’ come i napoletani».

Diceva prima di Beppe Dettori, la vostra amicizia è stata determinante per accettare di venire a cantare a Sassari?
«Quando mi ha chiamato ho detto subito di sì, anche perché la serata avrà una finalità benefica. Beppe è stato il mio chitarrista e corista per sette lunghi anni di tournée, nel periodo in cui uscì “Mia”. Oltre a essere un bravissimo chitarrista, faceva cori spettacolari. Era come avere un solista al mio fianco».

“Mia” è diventata “Terra mia” con un testo in sardo scritto e poi cantato da Soleandro.
«Sì, quando l’ho sentita, mi è piaciuta e ho dato l’ok. So che in Sardegna è diventata molto famosa e apprezzata. Mi piaceva l’idea che melodie scritte in Brianza potessero essere rivisitate anche in una lingua bella come il sardo».

Che cosa proporrà a Sassari?
«Beppe mi ha detto: tu farai il tuo concerto, io il mio, poi insieme facciamo qualcosa. Stiamo preparando un momento speciale. Con noi ci sarà anche Massimo Satta, un altro musicista sardo che è stato undici anni con me in tournée. E mi cimenterò anche con un brano in sassarese».

Ci saranno anche i brani scritti per altri?
«Certo, ci saranno le mie canzoni più famose, alcune in versione acustica, e quelle che ho scritto per altri e che il pubblico non mi ha mai sentito cantare. Nei teatri mi piace avere pochi strumenti, la voce in primo piano, i testi. Racconterò come è nata “Vivo per lei” e la canterò nella mia versione. La canzone, all’inizio, era nata per una sola voce maschile, non come duetto».

Come capisce se un brano deve restare suo o andare a un altro interprete?
«Lo sento. Capisco se un pezzo è nato perfetto per la mia voce o se può essere valorizzato da una donna o da un cantante lirico, come è successo con “Vivo per lei”. Altre canzoni, come “L’amore va oltre”, “Un qualunque posto fuori o dentro di te” o la stessa “Mia”, non le avrei mai date via, perché le sentivo nate per me».

C’è una canzone che avrebbe voluto scrivere?
«Ce ne sono talmente tante, ne cito due come esempi. La prima è di Biagio Antonacci: “Se è vero che ci sei”, una canzone strepitosa che poi è perfetta per la mia voce. E l'altra è “Luce (Tramonti a nord est)” di Elisa. Ritengo sia il più bel brano italiano degli ultimi 25 anni».

Ha fatto molti festival di Sanremo come cantante e come autore, come lo vede ora?
«Una volta era più libero nella scelta delle canzoni. Oggi è più legato alle logiche discografiche. Non posso però parlare male di Sanremo, perché mi ha portato fortuna. Sto lavorando al nuovo album e non escludo di presentare un mio brano, anche se so che essere selezionati è molto difficile, ma per fortuna non esiste solo Sanremo».

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