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L'intervista

Francesco Gheghi: «Da bambino volevo diventare un comico e invece ora faccio sempre ruoli drammatici»

di Alessandro Pirina
Francesco Gheghi: «Da bambino volevo diventare un comico e invece ora faccio sempre ruoli drammatici»

Il giovane attore laziale ha ricevuto al Figari film fest di Golfo Aranci il premio Beatrice Bracco

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Una quindicina di film e tutti d’autore, un Premio Orizzonti a Venezia, un Nastro d’argento, due nomination ai David. Insomma, un lungo pedigree cinematografico. Eppure Francesco Gheghi deve ancora compiere 26 anni, ma in un lasso di tempo così ristretto ha già lasciato un’impronta importante sul cinema. Ed è per questo che al Figari international short film fest di Golfo Aranci ha ricevuto il premio Beatrice Bracco, il riconoscimento che ogni anno viene attribuito ai migliori interpreti di nuova generazione.

Che effetto fa alla sua età avere una filmografia così ricca?
«Diciamo che, avendola vissuta, per me è abbastanza normale. Certo, se poi la metto in relazione con quella di altri miei colleghi della mia età o più grandi, mi ritengo molto fortunato».

Ora a Golfo Aranci ha ricevuto il premio Bracco, che in passato è andato a Borghi, Esposito e Caridi, per citarne alcuni.
«Mi ha fatto molto piacere e, vedendo anche i miei predecessori, mi sento molto onorato. Non ho avuto la fortuna di collaborare con Beatrice Bracco, ma è stato bello ricevere questo riconoscimento, per di più in una terra come la Sardegna che per me significa esperienze vissute meravigliose».

Anche di lavoro?
«No, solo personali. Spero presto ci siano anche occasioni di lavoro. Magari d’estate».

Ha esordito giovanissimo: ha sempre voluto fare l’attore?
«Mi è sempre piaciuto fare ridere le persone. Forse volevo fare il comico nella vita e infatti ho fatto solo film drammatici».

Primo set con Daniele Luchetti, figlio di Elio Germano: è partito alla grande.
«Ma io non mi rendevo conto di dove mi trovassi e con chi. E anche i miei, che sono pizzaioli, erano poco informati. Era un mondo del tutto estraneo a noi ed ero abbastanza incosciente».

Nella sua carriera è stato spesso figlio, anche di una coppia gay, ma sempre da protagonista. Il ruolo più difficile?
«Quello di “Mani nude”: è stato molto faticoso».

In “40 secondi” con Vincenzo Alfieri avete raccontato l’omicidio di Willy Monteiro, uno dei fatti di cronaca più violenti e allo stesso tempo figli della follia umana. Come è stato calarsi nei panni di Maurizio, uno della banda di aguzzini?
«Io vengo da un contesto di periferia, da una città vicina a quella in cui c’è stato l’omicidio, e ne riconosco la noia e le modalità in cui è avvenuto tutto. Nella mia vita mi sono ritrovato in situazioni simili e quindi ho potuto riconoscere quanto è accaduto. I miei eventi, per fortuna, non sono finiti in maniera tragica, ma è purtroppo comune nei pischelli questa sensazione di sentirsi immortali. Spesso gli attori dicono che non devono giudicare i loro personaggi, ma per quanto mi riguarda il mio giudizio nei confronti di Maurizio, un personaggio inetto che si sente sempre giudicato e vuole dimostrare qualcosa, è stata una componente fondamentale nella costruzione del personaggio».

A 20 anni l’esordio alla regia di un corto: ci sarà un film?
«Sì, sto cercando di mettere in piedi la mia opera prima: vediamo che succede».

Ha un modello nella sua professione?
«De Niro: imbattibile».

Il 29 giugno sarà sul set di “Un’altra madre” di Francesco Carrozzini con Alessandro Borghi e Sabrina Impacciatore.
«Sono felicissimo di fare questo film con persone che stimo. È sempre bello lavorare con attori forti, ma soprattutto forti esseri umani».
 

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