Altro che figlie e nipoti: al Red Valley madri e zie aspettavano solo lui, Achille Lauro conquista Olbia
Il cantautore romano domina la notte del festival con oltre un’ora e mezza di show
Un pubblico così non si era mai visto, nel tempio profano della musica per giovanissimi che è il Red Valley festival. All’una di notte, ma in realtà fino a quasi le tre, sulla terra battuta dell’Olbia arena c’erano loro: madri e zie che finora avevano fatto finta di essere lì trascinate da figlie e nipoti e invece era tutto l’opposto. Non aspettavano altro, volevano Achille Lauro a tutti i costi. E lui si è presentato proiettando sui maxi schermi un videoclip (ormai è l’intro che usano i big internazionali e che una settimana fa ha usato anche Jovanotti) onirico. Subito dopo, jeans neri, gilet di jeans aperto sul corpo tatuato, band alle spalle, lingue di fiamme a dividerlo dal pubblico. Ondeggiando con l’asta del microfono, ha messo insieme tutti i suoi successi in un concerto di oltre un’ora e mezza che ha saputo unire le ballate lente, i brani radiofonici, persino quelli con la cassa dritta.
È un romantico, Achille Lauro, ma il suo è romanticismo decadente e fa breccia nei cuori delle sue ascoltatrici e dei suoi ascoltatori. Attraversa le generazioni, il reuccio di Roma e per una notte re del Red Valley («Quanto sei bella Olbia»). L’esibizione del cantautore poliedrico e strappacuori (un tempo li ha spezzati, ora li ricuce, a sentire i suoi versi) era il momento più atteso dell’inizio del festival e si è confermato il punto più alto.
La scaletta musicale si ferma per lasciar spazio agli intermezzi video, è il caso di una scena ancora su tinte oniriche che rappresenta Eva che nell’Eden morde la mela (si ferma un po’ troppo, la musica, per lasciar spazio al racconto sognante dell’artista, va detto). È l’abbandono al desiderio quello che professa Achille Lauro dal palco, nel corso di una serie di canzoni tratte dall’ultimo album e da lavori del passato che sembrano uniti dalla stessa atmosfera in bianco e nero.
Il momento di “Rolls Royce”, nella seconda parte del live, ormai nel cuore della notte, è quello più estraniante. Perché ricorda che sono passati sette anni da quella sua performance trasgressiva e provocatoria al suo primo festival di Sanremo. La serata era cominciata con un altro artista dai tratti melò, Chiello, e subito dopo Clara in grande spolvero con coreografie e corpo di ballo e un’estetica perfetta.
C’è anche spazio per un duetto a sorpresa con Sangiovanni. Ditonellapiaga rimodula il suo show costruito nel dettaglio al contesto del festival e perde qualcosa, ma mette in fila una canzone dopo l’altra e, pur convincendo, dà la sensazione di poter dare il suo meglio in una realtà più piccola e da club. Bresh è il cantautore della genovesità che si veste da duro, canottiera nera e occhiali da sole, ma in realtà sprizza simpatia quando canta e quando si prende qualche secondo di pausa.
La seconda serata del festival, che sembra ridimensionato rispetto al solito, pur attirando migliaia e migliaia di fan, è stata invece una lunga passerella dedicata al rap e alla trap, cominciata con Noyz Narcos e conclusa in piena notte con la “baddie” Anna. In mezzo Shiva, Kid Yugi e tanti altri nomi che, seppur sconosciuti al grande pubblico, crescono a colpi di milioni di stream. Oggi il gran finale: dalle 21 Samurai Jay, vero hitmaker dell’estate, la rivelazione Sayf, la voce di Annalisa, il rap di Ernia e la trap di Sfera Ebbasta. Ma anche Rrai dal tacco e il talento sassarese Low-Red.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli La Nuova Sardegna per le tue notizie su Google
