Araki, la fotografia indaga il desiderio tra corpi, eros e ricerca dell’intimità
Dromos porta nella pinacoteca Carlo Contini a Oristano il visionario fotografo giapponese, che esplora l’arte della legatura erotica. Esposizione aperta fino al 17 ottobre
Ci sono immagini che provocano, altre che disturbano. E poi ci sono quelle che, dopo essere state guardate, restano nella memoria e tornano a interrogare lo sguardo, quando la provocazione ha già smesso di funzionare. È forse questa la sensazione più forte che lascia Secret Pages, la mostra di Nobuyoshi Araki alla pinacoteca Carlo Contini. Ed è anche qui che si misura anche la genialità, e persino la capacità visionaria, di Dromos: aver avuto il coraggio di scuotere la sorniona Oristano con un artista che non cerca il conforto del già visto e porta in uno spazio pubblico un immaginario che siamo abituati a confinare nel privato, nel proibito, nel non detto. Araki va oltre l’eretico e il convenzionale. Non fotografa soltanto il sesso, ma costruisce un universo nel quale eros e morte, gioco e solitudine, infanzia e desiderio convivono senza trovare una composizione definitiva.
Piccole Polaroid, fiori, bambole, ritagli, corpi: frammenti di una realtà privata che diventano un immaginario universale. Le sue donne, legate secondo il kinbaku, la tradizione giapponese della legatura erotica, diventano corpi attraversati da una trama di corde che è insieme costrizione e abbandono, ritualità e piacere. Una pratica così distante dal nostro modo occidentale di rappresentare la sessualità e che, nelle fotografie di Araki, diventa anche grammatica della relazione: il corpo immobilizzato e, proprio per questo, consegnato alla sua vulnerabilità. Godzilla, colorati o in bianco e nero, sono pronti ad azzannare i sessi delle modelle, che si mischiano ai fiori fino a diventare parte della stessa natura. L’osceno si confonde con il botanico, il desiderio con la materia viva. Tutto oscilla tra purezza e godimento, innocenza e trasgressione, attrazione e inquietudine. In mezzo a questo universo, una donna dorme, raccolta su una barca. È lontanissima dalle legature, dalle creature grottesche, dai corpi esposti. Eppure quella posa, quell’abbandono, ha qualcosa di sorprendentemente vicino alle donne avvolte nelle corde.
È forse lì che Secret Pages diventa più profonda. Perché l’erotismo può scaturire dalla ricerca reciproca dell’intimità dell’altro, dal tentativo di avvicinarsi ai suoi segreti senza la pretesa di possederli. Dalla fiducia, dall’abbandono, dalla possibilità di essere vulnerabili davanti a qualcuno. Anche quella figura addormentata, apparentemente lontana da ogni sensualità, nel linguaggio di Araki racconta così una forma di intimità più radicale di qualunque nudità. E allora il confine tra erotismo e pornografia non passa necessariamente dal nudo, né da quanto viene mostrato. Passa dalla relazione che si crea tra chi guarda e chi viene guardato. Quando l’altro rimane persona, mistero, desiderio da incontrare, l’erotismo conserva la sua profondità. Quando quel mistero viene cancellato e il corpo diventa soltanto un oggetto da consumare, allora, forse, è proprio lì che comincia la pornografia. Secret Pages sarà visitabile fino al 17 ottobre. © RIPRODUZIONE RISERVATA
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