La Nuova Sardegna

L’iniziativa

Alice De André porta i ragazzi con autismo alla scoperta del mare: «Imparare ad andare in barca a vela è liberatorio»

di Paolo Ardovino

	(foto Jhonata Tosi)
(foto Jhonata Tosi)

Dopo i laboratori di teatro inclusivo, l’attrice in questi giorni a Porto Pollo con tredici giovani della fondazione “Un futuro per l’asperger”: «Vedere questo entusiasmo è emozionante»

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«Uno dei ragazzi per prima cosa ha distribuito a tutti un pdf intitolato “How I Work”, ecco come funziono». Un modo per abbattere subito gli imbarazzi. «Per molti è la prima esperienza». Il primo viaggio in aereo, la prima vacanza fuori casa, la prima volta che si condivide il proprio spazio con altre persone. «Sono entusiasti e mi emoziona»: Alice De André è tornata nell’isola, la sua isola, portandosi dietro il gruppo della fondazione “Un futuro per l’asperger”.

Dodici ragazzi e una ragazza poco più che ventenni che a giugno, sotto la sua direzione, si sono esibiti in teatro a Milano portando lo spettacolo “Romeo e Giulietta: Spettro d’amore”. In questi giorni e fino a domani, invece, sono tutti impegnati a diventare velisti provetti a Porto Pollo. Tra Palau e Porto Pozzo, ospiti dello Sporting club Sardinia dove Tommaso Zoppas, fidanzato di De André, è direttore di scuola vela. «Con il teatro si era consolidato un bel gruppo, stavolta volevamo far vivere ai ragazzi un’esperienza sportiva e a contatto con il mare», dicono i due.

Vengono da Milano, Genova e Imola, sono Luigi Lotto, Pietro Lucchini, Fabio Valcarenghi, Marco Mandrioli, Javier di Benedetto, Rafael di Benedetto, Andrea Rosina, Misia Filoseta, Livio Ghelmini Ghezzi, Tommaso Noci, Massimo Marchese, Fabio Bacchilega, Riccardo Zangarini. «Rientrano tutti nello specchio autistico a medio e alto funzionamento», spiega la giovane attrice che da poco si è esibita in Gallura con il suo monologo “Alice (non canta) De André”. Da tempo si occupa di laboratori espressivi e teatrali rivolti a giovani con autismo. Ma questa volta si è andati oltre: «Sono abituata a fare un esercizio: ogni giorno chiedo una parola sul proprio stato d’animo. Quella che è venuta fuori di più è “liberatorio”».

Lezioni di windsurf, passeggiate alla scoperta di luoghi come il sito Fai di Punta Talmone e piccole regate con barche di cinque metri, «dove ognuno ha il suo compito: chi timona e chi gestisce le vele, questo aiuta a lavorare insieme e sentirsi responsabili». E così quando si torna agli alloggi: c’è chi apparecchia, chi riordina la stanza, chi rifà il letto. Così si impara ad andare oltre i propri limiti. «Con noi ci sono i tecnici federali Edoardo e Marta Canu, di Sassari, dell’associazione sportiva “Bighemot” specializzata in nuoto paralimpico – spiega Zoppas –, e Lorenzo e Tommaso Bernardini e Federico Prato, direttori di “Fh”, scuola di windsurf e kitesurf qua a Porto Pollo». L’obiettivo è insegnare a vivere il mare. «Ce l’hanno fatta ad andare in barca da soli», esulta Alice De André alla vigilia del ritorno a casa. Una parola per descrivere come ci si sente? «Emozionante».

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