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La recensione

Il manoscritto lasciato da uno sconosciuto all’ingresso di Einaudi e poi pubblicato – Storia unica o strategia di marketing?

di Paolo Ardovino
Il manoscritto lasciato da uno sconosciuto all’ingresso di Einaudi e poi pubblicato – Storia unica o strategia di marketing?

Si intitola “Abbiatene cura”, scritto da un ragazzo che si fa chiamare Autore del XXI secolo

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Quando aveva ventuno anni ed era ancora solo uno studente universitario con la passione per il cinema, Paolo Sorrentino scrisse una lettera a Massimo Troisi per chiedergli di lavorare insieme a lui. Troisi non rispose mai, forse non lesse neanche quella lettera carica di ingenuità e speranze. «Ed è molto meglio così», chiosa sempre il regista premio Oscar quando termina uno degli aneddoti che gli si chiede di più nelle interviste. Questo aneddoto, una volta diventato virale sui social, ha portato una serie di aspiranti registi, sceneggiatori e attori a scrivergli emulando proprio quell’iniziativa di gioventù. Tutti convinti di essere originali ed essere gli unici ad avere avuto la pensata per fare colpo su Sorrentino.

Fa sorridere proprio un inciso che Einaudi ha inserito nella fascia verticale della copertina “Abbiatene cura” (uscito a settembre, 136 pagine, 16 euro) che, insieme alla sinossi in quarta di copertina, racconta non la storia nel libro, ma la storia del libro. «Il manoscritto di questo romanzo è stato lasciato in una cesta davanti al portone dell’Einaudi. Sopra c’era un biglietto: “Abbiatene cura”. Un gesto insolito, da non imitare, ma sostenuto da qualcosa di ancora più raro: una voce capace di raccontare ferocemente il presente». L’inciso in questione è quel «da non imitare». Perché è la storia di qualcuno che ce l’ha fatta, “autore del XXI secolo”, così si è chiamato su instagram. Un giovane insegnante che per dieci anni ha provato a far pubblicare un suo libro, ma ce l’ha fatta solamente quando si è inventato di lasciare il manoscritto davanti alla porta di una delle principali case editrici italiane, in un cesto di vimini, avvolto da una coperta e con il bigliettino “Abbiatene cura”, appunto. La leggenda vuole che gli editor siano rimasti impressionati così tanto dal manoscritto da volerlo pubblicare. Un anno dopo, eccolo sugli scaffali delle librerie. E la paura, motivata, è che ora almeno dieci ragazzi al giorno si appostino all’ingresso di via Biancamano a Torino per provare un colpo di testa che lasci a bocca aperta tutti.

Perché non conta la storia nel libro, ma che il libro sia stato pubblicato. Non è una deminutio del breve romanzo, ma è proprio il cortocircuito voluto e innescato da questo autore sconosciuto. L’autore mascherato di cui non si conosce l’identità è una strategia comunicativa ormai scarica e in più i libri, si è capito, hanno i loro limiti anche nel diventare trend topic sui social: infatti il profilo ha poco più di 5mila follower. L’autore aveva uno storytelling forse più ampio da raccontare, ha cominciato a condividere una serie di video per mostrare il manoscritto lasciato in strada o all’Ikea, ma la missione è riuscita quasi subito, è bastato lasciarlo fuori dall’Einaudi. Altrimenti chissà quanto sarebbe durata la caccia alla pubblicazione.

Tra le pagine? C’è un’ottima scrittura. Frasi brevi e ritmo da fumetto, più che da romanzo. Il racconto della serata iperconnessa e disillusa di un 30enne solo a casa. Ci sono molti spunti, ma non c’è letteratura. Se il manoscritto non fosse stato recapitato in questo modo, sarebbe stato pubblicato?

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