La Nuova Sardegna

La rinascita

Rebeccu, il borgo torna a vivere nel nome dell’arte

di Rachele Falchi
Rebeccu, il borgo torna a vivere nel nome dell’arte

Tra candele, tavole per i defunti e spettacoli, Pro Sas Animas racconta un paese che diventa laboratorio di creatività e incontri tutto l’anno

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Bonorva Alle otto del mattino del primo novembre Rebeccu ancora dorme. Le candele della notte precedente sono spente, ma tutto il resto è ancora lì: fiori, specchi, tavole apparecchiate, installazioni. Pro Sas Animas ha attraversato il paese fino a poche ore prima e la scena, consegnata alla luce del giorno, conserva intatta la sua forza.

Una coppia di Bonorva si avvicina a chi scrive, da tre giorni a Rebeccu per vivere fino in fondo il luogo e l’esperienza di Pro Sas Animas e, quella mattina, intenta con una macchina da presa a catturare ciò che resta della notte appena trascorsa. Vogliono ringraziare, raccontare lo stupore e lo fanno con la prima persona qualsiasi che incontrano. La sera prima erano capitati lì quasi per caso, come se fossero atterrati senza accorgersene dentro le candele, le luci, i riti e la bellezza di una notte dedicata alle anime dei morti. Ne erano rimasti talmente colpiti da sentire, al risveglio, il bisogno di tornarci subito. Per rivedere tutto, continuare a respirarne l’atmosfera, prolungare quella meraviglia.

È una scena che racconta bene ciò che sta accadendo in questo piccolo centro alle porte di Bonorva, segnato dallo spopolamento e da un lungo abbandono e oggi attraversato da un esperimento culturale giovane e tenace. Rebeccu Arte e Ospitalità, guidato da Valeria Orani, produttrice e operatrice culturale sarda residente a New York, ha fatto di case, strade e spazi recuperati un’officina aperta: ostello e ospitalità diffusa, residenze artistiche, spettacolo dal vivo, teatro, letteratura, musica, ricerca. Artisti che arrivano, soggiornano, lavorano, si incontrano. Uno spazio libero di creazione e di scambio che non si accende soltanto durante gli eventi, ma vive e produce relazioni durante tutto l’anno.

Pro Sas Animas, alla terza edizione, è uno dei progetti nati dentro questa visione. La scelta di lavorare proprio nei giorni dedicati ai morti parte dai riti sardi di sas animas: la questua dei bambini, i pani e i cibi rituali, il canto, le veglie, il ritrovarsi della comunità e le tavole imbandite per i defunti, apparecchiate con i corredi “buoni” di famiglia. Non una rievocazione folkloristica, ma un patrimonio rimesso in circolo e affidato anche ai linguaggi del contemporaneo.

In un paese che ha conosciuto così profondamente l’assenza, lavorare sulla memoria assume un significato ancora più potente. Pro Sas Animas non mette in scena il passato: usa la tradizione per interrogare il presente e, attraverso il ricordo di chi non c’è più, richiama i vivi all’incontro.

Lo hanno raccontato i tanti momenti di questi giorni, intrecciati anche al progetto “Grazia Ritrovata”: gli incontri dedicati a Grazia Deledda e al suo sguardo oltre l’Isola, “Il companatico di Grazia” di Giorgio Donini, i laboratori  poi il teatro: “La cena delle anime”, tratto dal romanzo di Maria Laura Berlinguer, con Michela Atzeni, le musiche dal vivo di Adele Madau e la regia di Maurizio Rippa. Dentro la chiesa di Santa Giulia, “Spighe d’oro”, la mostra dei pani rituali è forse una delle immagini più forti di questa operazione. Ed è la cura degli allestimenti a costruire un’altra parte decisiva della magia di Rebeccu. Il lavoro dei designer Tonino Serra e la sensibilità scenografica di Marco Velli.

La notte del 31 ottobre, con “Contos a sa luna” e il cammino a lume di lanterna verso la fonte sacra di Su Lumarzu, il 1 novembre Paola Caridi ha portato “Sudari. Elegia per Gaza”, accompagnata dalla voce e dall’oud del musicista palestinese Samih Al Madhoun. Letteratura, musica e poesia per restituire nomi, storie e umanità ai morti di oggi. Poi di nuovo i gesti di Ognissanti: il formaggio appena fatto, le castagne, il vino caldo, i canti, la poesia a bolu. Il lontano e il vicinissimo dentro lo stesso spazio. È forse questa la cifra più preziosa di Rebeccu: custodire le proprie proporzioni. Anche il rapporto con Bonorva cresce: il sodalizio con il Coro Paulicu Mossa è uno dei fili di questa ricucitura, una relazione che ha portato la tradizione del territorio fino a New York e che è diventata anche racconto con il documentario “Bòghes”.

La forza propulsiva di Rebeccu Arte sta forse qui: fare di un luogo che sembrava condannato all’assenza uno spazio nel quale qualcosa si genera e rigenera. Un’officina della creatività e del pensiero libero, una palestra dell’incontro lasciando aperta la porta a ciò che ancora non sappiamo di poter immaginare.

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