Valutazione della Qualità della Ricerca 2020-2024, ANVUR presenta i risultati

ROMA (ITALPRESS) – L’ANVUR ha presentato il Rapporto finale della Valutazione della Qualità della Ricerca 2020-2024 (VQR4), il quarto esercizio nazionale che fotografa i risultati della produzione scientifica, delle attività di valorizzazione delle conoscenze, della capacità di attrarre progetti competitivi internazionali e, per la prima volta in via sperimentale e limitatamente agli enti di ricerca e alle istituzioni volontarie, delle infrastrutture di ricerca. Il Rapporto restituisce una lettura di sistema e non una logica di classifica, offrendo una base conoscitiva ampia e strutturata sulle diverse dimensioni dell’attività di ricerca.
La dimensione dell’esercizio è di per sè un risultato. Hanno partecipato 132 istituzioni, di cui 100 università, 13 enti pubblici di ricerca vigilati dal MUR e 19 istituzioni volontarie. I ricercatori accreditati sono stati 75.869, con 33.099 ricercatori stabili e 42.770 neoassunti o promossi. Su 187.059 prodotti attesi, quelli effettivamente conferiti sono stati 186.540, ovvero il 99,72 per cento del totale previsto. Si tratta di un dato che segnala una forte capacità di tenuta operativa del sistema e una partecipazione molto elevata delle istituzioni al processo valutativo.
Alla valutazione si aggiungono inoltre 13.276 prodotti conferiti per conto di ricercatori che non lavorano attualmente nel sistema universitario italiano, ma che hanno conseguito il titolo di dottore di ricerca nel periodo 2017-2023, a ulteriore rafforzamento della capacità della VQR di rappresentare in modo completo il sistema italiano della ricerca. Pertanto, il numero complessivo di prodotti valutati dai Gruppi di Esperti della Valutazione (GEV) ammonta a 199.816.
La distribuzione dei ricercatori e dei prodotti conferiti mostra una forte eterogeneità disciplinare. Le aree con il maggior peso dimensionale sono Scienze mediche e Ingegneria industriale e dell’informazione, seguite da Scienze biologiche e Scienze fisiche. Anche la composizione linguistica e tipologica dei prodotti varia in modo netto. Nel complesso prevale la lingua inglese, che rappresenta circa l’83 per cento dei prodotti conferiti, mentre l’italiano mantiene una centralità marcata nelle aree di scienze dell’antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche, nelle scienze storiche, filosofiche e pedagogiche e nelle scienze giuridiche. Sul piano delle tipologie dei prodotti conferiti, gli articoli in rivista pesano per circa l’89 per cento del totale, ma nelle aree umanistiche e giuridiche resta strutturale la presenza di monografie e contributi in volume. Anche la distribuzione dei prodotti nelle classi di merito si concentra soprattutto nelle classi B (Eccellente) e C (Standard), con un’incidenza della classe A (Eccezionale) variabile tra le aree e con classi di qualità più bassa D ed E, che nel complesso sono marginali.
Tuttavia, tali dati non vanno usati per confronti diretti tra aree diverse, bensì per confronti omogenei a livello di aree disciplinari. I risultati infatti rappresentano uno strumento di conoscenza e di miglioramento per le istituzioni, sia a livello di area scientifica che a livello dipartimentale. Dal punto di vista temporale, i prodotti conferiti mostrano una lieve concentrazione nei primi due anni del periodo di osservazione e una flessione più marcata nel 2024. In prospettiva più lunga, il Rapporto rileva un progressivo addensamento della performance degli atenei attorno alla media e una riduzione degli scostamenti estremi rispetto ai primi esercizi VQR. E’ un segnale di maggiore coesione del sistema, da leggere insieme alla persistente esigenza di valorizzare in misura più netta l’eccellenza dei prodotti nei meccanismi allocativi.
Un capitolo del Rapporto particolarmente rilevante riguarda la valorizzazione delle conoscenze. I casi studio conferiti sono stati 858 e si concentrano soprattutto nel public engagement (27%), nel trasferimento tecnologico (26,3%) e nella produzione e gestione di beni pubblici (24,5%), che insieme superano i tre quarti del totale. La distribuzione geografica disponibile nel Rapporto riguarda proprio questi casi studio. Per gli Enti Pubblici di Ricerca il Public engagement è nettamente prevalente, con 73 casi studio. Le università telematiche mostrano una maggiore incidenza relativa di casi studio inerenti ai temi dell’Agenda ONU 2030, mentre tra le istituzioni volontarie prevale il trasferimento tecnologico.
Anche la dimensione internazionale entra in modo più robusto nel framework valutativo. I progetti competitivi internazionali ammessi a valutazione sono stati 6.493 e mostrano una forte concentrazione in termini di responsabilità scientifica dei progetti nell’area dell’ingegneria industriale e dell’informazione, seguita dalle scienze fisiche e dalle scienze biologiche. Le infrastrutture di ricerca sottoposte a valutazione sono state 11 e si distribuiscono soprattutto nelle aree ESFRI della fisica e ingegneria, del digitale e dell’ambiente.
Metodo valutativo e confronto con l’esercizio precedente. La valutazione si fonda sulla peer review, informata dove previsto da indicatori citazionali e sempre accompagnata da specifiche garanzie sul trattamento delle autocitazioni. I criteri per i prodotti di ricerca sono originalità, metodologia e impatto. Il rapporto sottolinea inoltre l’attenzione alla riproducibilità, alla trasparenza e all’accesso ai dati. La presentazione ufficiale segnala che le revisioni interne ai GEV prevalgono in gran parte delle aree STEM e della vita, mentre il ricorso a revisori esterni è più marcato nelle aree umanistiche, giuridiche e in architettura. L’ANVUR ha coinvolto 723 esperti nei GEV, 25 assistenti e 6.740 revisori esterni, a conferma della solidità del presidio valutativo.
Nel confronto con la VQR 2015-2019, il nuovo esercizio registra una crescita dei ricercatori accreditati, che passano da 65.119 a 75.869, dei prodotti conferiti dalle istituzioni, che salgono da 182.648 a 186.540, e dei casi studio, che aumentano da 676 a 858. Al tempo stesso si riduce il numero totale delle istituzioni valutate, da 134 a 132, per effetto combinato dell’aumento delle università da 98 a 100 e della diminuzione di enti pubblici di ricerca e istituzioni volontarie.
“La VQR costituisce un percorso complesso e impegnativo, che abbiamo affrontato con trasparenza e responsabilità, auspicando che i risultati della valutazione possano offrire un contributo prezioso alla promozione della qualità della ricerca e alla valorizzazione delle conoscenze”, ha commentato la Professoressa Alessandra Celletti, Vicepresidente e componente del Consiglio direttivo ANVUR.
– Foto ufficio stampa Anvur –
(ITALPRESS).
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