La Nuova Sardegna

Aree interne: Finocchiaro, 'politiche culturali fattore di sviluppo'

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Roma, 4 feb (Adnkronos) - "Tra i tanti criteri che possono regolare le politiche pubbliche c’è l’utilizzo della cultura come fattore di sviluppo, evitando di collegarlo esclusivamente alla redditività del patrimonio culturale esistente e allo sviluppo turistico, ma facendo perno sulla sua capacità trasformativa in termini di crescita e partecipazione delle comunità, cittadinanza attiva, volontariato, pratiche di comunità". Lo ha detto Anna Finocchiaro, presidente di Italiadecide, illustrando alla Camera il rapporto 2025 dell’associazione. "Il lavoro da compiere non è dunque solo rivolto all’esterno delle comunità, ma va innanzitutto introflesso, con investimenti su istruzione, conoscenza e nuove professionalità, accessibilità e confidenza diffusa con le tecnologie informatiche, che hanno il potere di accorciare le distanze e contrastare la marginalità, preparazione e competenze nell’amministrazione pubblica", ha spiegato. "Peraltro le politiche culturali sono, nel nostro sistema, multilivello e occorre quindi mettere in campo collaborazione e cooperazione tra diversi livelli di governo, e sono espansive, nel senso che riguardano, o possono riguardare, un territorio più vasto di quello di un singolo Comune. Ciò è particolarmente evidente quando, appunto, non è al singolo bene culturale materiale che si faccia riferimento, bensì al complessivo habitat in cui è collocato, fatto di ambiente naturale, colture, beni immateriali, percorsi, legami storici. Questo necessariamente richiede che le politiche culturali si costruiscano e si implementino con uno sforzo di aggregazione territoriale e di programmazione comune", ha proseguito. (Adnkronos) - ". Un compito difficile, certo per un Paese in cui ciascuno dei frammenti territoriali che lo compongono è stato più intento a celebrare la propria identità “dentro le mura”, che cercare aggregazione e fare lo sforzo di misurarsi anche con i problemi e gli intenti degli altri, come se questo sforzo la appannasse, la indebolisse", ha detto ancora Finocchiaro. "Già solo a pronunziarla quella parola, identità, il pensiero corre non solo ai luoghi fisici delle strade, delle piazze, dei campi a colture specifiche, ma anche dell’immateriale delle tradizioni, delle narrazioni, delle devozioni, dei saper fare. Tutti questi elementi, lo sentiamo, ci definiscono, compongono la nostra specifica, singolare identità culturale e civica, presumiamo siano il collante della nostra coesione sociale -ha aggiunto Finocchiaro-. Ma spesso la più spiccata identità consegna quel territorio alla marginalità rispetto a servizi e infrastrutture, a luoghi del produrre e del sapere, e dunque produce spesso spopolamento, invecchiamento della popolazione, tradimento di sogni e speranze dei giovani, prosciugamento culturale". "Se poi allarghiamo lo sguardo agli straordinari rivolgimenti in atto nel mondo sappiamo che una mal declinata identità corre il rischio di essere un pezzetto di legno in un enorme gorgo d’acqua. Ecco perché parlavo di introflessione delle politiche culturali, perché esse per prime richiedono cambiamento e crescita nei loro attori, e cioè nelle comunità, nei governi e nelle amministrazioni locali e nella capacità di questi ultimi di aggregarsi e coprogettarecon gli altri soggetti del territorio (enti locali, innanzitutto, ma non solo), di collaborare e cooperare con gli altri livelli di governo. Difficile, certo, ma strumenti finanziari sono già in campo (a metà 2024 nel sistema nazionale di monitoraggio dei risultati della SNAI erano entrati progetti in ambito culturale per 50 milioni di euro), capitali privati, come detto, possono essere mobilitati”, ha concluso.
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