Bortigiadas, il caso della coop: «Tre licenziate in famiglia, un’assurdità»

L’amarezza di Maria Luigia Bianchi, mandata a casa dopo la sorella e la nipote dalla cooperativa che gestisce il centro per anziani

BORTIGIADAS. Maria Luigia Bianchi, 38 anni, di Bortigiadas, trattiene a stento le lacrime. Pensa ai 13 anni di lavoro nella casa di riposo del paese, ai tanti anziani ai quali ha regalato affetto e amore. Li considera i suoi nonni, una seconda grande famiglia. Pensa al suo impegno costante in un centro dove ha trascorso giorni e notti.

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E ora, devastata anche psicologicamente, deve sopportare un altro colpo troppo duro: il suo licenziamento. Il terzo nel giro di un mese, dopo quelli di una sorella e della nipote. Lei è l’ultima mandata a casa («con provvedimenti fuori da ogni regola», ha detto la Fp Cgil attraverso la segretaria territoriale Luisella Maccioni) dalla cooperativa La Mimosa di Bortigiadas, che gestisce appunto la casa di riposo del paese per conto dell’amministrazione comunale.

«Dopo quasi due mesi di malattia - racconta Maria Luigia Bianchi -, dovuta anche allo stress e alle tante tensioni, sono stata licenziata anche io, l’altro ieri. Con una motivazione inammissibile. Sono stata accusata di aver creato dissidi tra i soci, una cosa assurda e assolutamente non vera». «Tanto che - aggiunge Luisella Maccioni - abbiamo già dato mandato all’avvocato per impugnare tutti e tre i licenziamenti».



Maria Luigia Bianchi ha lavorato per 13 anni nella cooperativa, che si aggiungono ai 20 della sorella Manuela e agli 8 della nipote Samantha, le prime due ad essere licenziate. «Manuela - precisa anche la Fp Cgil - ha rifiutato la riduzione di un orario di lavoro che le era stata imposta senza che ci fossero ragioni per farlo. E quando si è comunque presentata alla casa di riposo è stata cacciata, tanto che la figlia ha reagito in difesa della madre. Da qui i licenziamenti, che contestiamo con tutte le nostre forze, perché illegittimi. Ripetendo una volta di più che sarà battaglia in difesa di un diritto che è stato calpestato e contro provvedimenti vergognosi che hanno distrutto tre famiglie».

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Per Maria Luigia Bianchi, madre di un bambino di due anni, tutto ha avuto inizio con le sue dimissione da vice presidente della cooperativa. «Ho mollato perché non condividevo più la linea di gestione. E quando questo è accaduto, avevano già licenziato mia sorella e mia nipote. Poi hanno fatto lo stesso con me. La Fp Cgil ci sta sostenendo e sappiamo che continuerà a essere al nostro fianco. Nel più piccolo comune della Gallura, il nostro, tutti rimangono in silenzio. Perché è difficile per tutti convivere con una situazione così assurda. Ma siamo convinte che anche l’amministrazione comunale guidata da Emiliano Deiana, che in questi anni molto ha fatto per Bortigiadas, non rimarrà con le mani in mano. E chiarirà questa vicenda».

Maria Luigia Bianchi, adesso, è frastornata, amareggiata, preoccupata per il futuro. «Mi auguro che tutto si risolva presto, perché altrimenti sarò costretta ad andare via da Bortigiadas. Anche il mio compagno, Federico Santi, è da tempo senza lavoro».

Poi le parole sono tutte per i suoi “nonni”. «Ho dato anima e corpo per la casa di riposo. Ho amato e amo tutti gli ospiti, persone speciali nei confronti delle quali non credo di aver mai mancato in qualcosa. Tutti mi vogliono bene e io provo un immenso affetto per loro. Adesso aspetto solo che venga fatta giustizia e che emerga, soprattutto, tutta la verità».
 

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