La Nuova Sardegna

La sanità non può aspettare il voto

Eugenia Tognotti
La sanità non può aspettare il voto

Una serie di provvedimenti indispensabili bloccata da una crisi folle

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Insomma, dovranno aspettare ( ancora) case e ospedali di comunità, infermieri di famiglia, distretti, telemedicina, consultori. E così sani e malati, fragili e non , prestatori di cure e pazienti . Come era largamente prevedibile, la caduta del governo Draghi ha lasciato in sospeso questioni enormi per quantità e importanza (inflazione, guerra in Ucraina, attuazione Pnrr). Tra i tanti fronti aperti, c’è quello, cruciale della Sanità che non ha impensierito, con tutta evidenza, la comunità di dilettanti allo sbaraglio e scappati di casa che l’hanno provocata. A ricordare i danni dell’inopinata fine della maggioranza di unità nazionale hanno provveduto, immediatamente, quotidiani di informazione sanitaria e varie associazioni di medici e di dirigenti di strutture che hanno fatto ricorso a verbi come “azzoppare” e ad espressioni come “colpo di grazia alla Sanità pubblica”. Le vuote espressioni dei “congiurati” hanno lasciato il campo alla gente in carne ad ossa che vorrebbe disporre di servizi efficienti, di un’assistenza di qualità e di sicurezza delle cure; e contare , al bisogno, di un sistema d’Emergenza Urgenza efficace ed efficiente, con pronto soccorso che non comportino un’attesa di lunghissime ore. Perché – è un fatto – molti importanti provvedimenti resteranno fuori dai cosiddetti “affari correnti”, formula che si riferisce a quegli atti che l’esecutivo può compiere, anche se ormai dimissionario.

Che fine farà il Decreto ministeriale 77 e il nuovo modello di sanità territoriale? Resterà bloccato, tanto per fare un esempio, il riparto dei fondi per le Regioni, fermo da mesi per un minacciato ricorso da parte del governatore della Campania e passato dalla Conferenza delle Regioni direttamente al ministero Economia e Finanze, che nelle prossime settimane avrebbe dovuto stabilire la quota di risorse finanziarie da assegnare a ciascuna Regione: una bombola di ossigeno per il sistema sanitario. Ma naturalmente le ricadute negative si faranno sentire in vari ambiti, strettamente collegati tra loro. Congelato il decreto tariffe, in bozza, in attesa che tutto il sistema dei valori di spesa delle prestazioni possa essere completato. La fine anticipata della legislatura – dissennatamente perseguita da chi ha detto no alla fiducia - coinvolgerà naturalmente la riforma della medicina del territorio e quella della riforma dei medici di famiglia, con il suo corollario di nuove competenze, diversi inquadramenti e riconoscimenti economici. Un’altra norma, il DM 70, resta al palo, cosa che comporterà l’impossibilità di procedere sul versante della modifica degli standard ospedalieri.

L’altra vittima della crisi, e della folle corsa al voto anticipato , anche la nuova convenzione con le farmacie, che prevede la prestazione di servizi sanitari a presidio della salute della cittadinanza (con la la possibilità di accesso personalizzato ai farmaci per i pazienti cronici, la farmacovigilanza e così via). Ma non è finita qui. Si dovrà aspettare il prossimo governo per riprendere la strada della riforma per il riordino degli istituti di ricovero e cura a carattere scientifico. In modalità attesa, anche la riforma dell’Agenzia nazionale del Farmaco (Aifa), il rinnovo dei contratto per la dirigenza medica e l’innalzamento dei tetti di spesa per tutto il personale sanitario, misura indispensabile per far fronte alla carenza di organici sia negli ospedali sia a livello territoriale. Ancora. Lo stop al Governo rischia anche di rinviare l’emanazione di molti decreti attuativi come quello riguardante i ristori per i familiari del personale sanitario deceduto a causa della pandemia. Covid-19 , appunto. Resta aperto – come dimenticarlo? - questo fronte con l’ondata autunnale che si staglia all’orizzonte e l’incognita di una nuova emergenza con tutto ciò che potrebbe comportare, a partire dalla campagna vaccinale. Ma come aspettarsi che, ballando sul Titanic della politica, i partiti che hanno staccato la spina al governo avessero presenti i bisogni reali della gente?

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