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La storia

Il padiglione Tavolara: la casa di Ubaldo Badas e di Eugenio Tavolara per la creatività sarda

di Paolo Curreli
Il padiglione Tavolara: la casa di Ubaldo Badas e di Eugenio Tavolara per la creatività sarda

Dopo la guerra la voglia di colore e serenità dello stile mediterraneo. Gli artisti isolani pensano a un rapporto attuale tra novità e tradizione: nasce l’Isola e il padiglione per accogliere un nuovo modo di pensare l’industria artigiana

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L’onda colorata e positiva del “gusto mediterraneo” è il movimento che investe il mondo dello stile negli anni Cinquanta coinvolgendo anche l’ambiente creativo isolano. Un trend d’élite promosso da personalità come Marella Agnelli, sottolineavano Marco Magnani e Giuliana Altea nella loro monografia per l’Ilisso dedicata a Eugenio Tavolara. Un’atmosfera di ottimismo, che si libera con forza dalla tragedia di una guerra conclusa nemmeno troppo tempo prima. Il padiglione dell’Artigianato di Sassari è il luogo simbolo della rinascita dell’artigianato attraverso l’Isola (Istituto Sardo Organizzazione Lavoro Artigiano), commissionato nel ’51 e concluso per la Biennale del ’56, è l’opera che concretizza e accoglie queste idee, le creazioni che ne scaturiscono e il progetto per l’avvenire. L’autore è Ubaldo Badas che abbandona la magniloquente architettura razionalista che l’aveva visto protagonista a Cagliari negli anni ’30 per una “espressività strutturale”, il “neoliberty”, dove a parlare sono le strutture esibite, gli spazi espositivi in dialogo con gli esterni, le superfici ricoperte da materiali diversi (saranno coinvolti Tavolara per il rilievo in steatite dell’interno e Gavino Tilocca per quello ceramico, Emilia Colomba nel fregio esterno e Silecchia per la fontana) e la calda copertura in legno del soffitto interno, che attraversa la struttura e sembra condurre il visitatore nell’esplorazione dello spazio. Verso l’esterno Badas pensa a grandi vetrate e serramenti senza chiusure di battuta, l’aria circola con una ventilazione naturale a salvaguardia della struttura e degli oggetti. Insomma il Padiglione è una delle opere più belle, o forse la più bella, dell’architettura sarda di quegli anni e riconosciuta, dagli storici del settore, come la più completa di Ubaldo Badas.

Moderna nel senso ottimistico mid-century, identitaria senza forzature ipotetiche, ma sarda nella bellezza essenziale della nostra tradizione. Una cornice, una casa che deve contenere gli esiti di un coraggioso percorso che riprende dopo una guerra che ha impoverito l’isola, costretto gli artigiani a un’involuzione di stile e di materiali. Eugenio Tavolara, scultore, artista, designer, ha da tempo abbandonato per questo motivo la produzione dei suoi famosi giocattoli con Anfossi. La sua non un’idea personale: condurre l’artigianato nella modernità e stimolare la creatività con il rapporto con la tradizione, ma un obiettivo che coinvolge gli artisti più in vista dell’isola e i grandi artigiani. Sono lo stesso Badas, i pittori Ciusa Romagna e Mauro Manca, la ceramista Colomba – solo per fare qualche nome – a far parte della squadra. Ma è l’esperienza di Tavolara, la sua convinzione profonda sul rispetto del lavoro artigiano e il suo gusto quello che appare come motore centrale. Da questa volontà e ricerca nascerà con Badas l’esperienza dell’Isola, la Biennale e il padiglione. Sassari è la città che ha stimolato e promosso il dialogo tra artisti e artigiani, e che si ripropone oggi all’isola e al mondo con le stesse idee.
 

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