La Nuova Sardegna

La Corte dei conti critica: «La Regione è troppo lenta»

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La Corte dei conti critica: «La Regione è troppo lenta»

16 ottobre 2023
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Cagliari Il bilancio della Regione, quello del 2022, è «regolare, sano e solido», con tanto di sigillo delle Sezioni riunite della Corte dei conti. È stato chiuso con un utile, 171 milioni, e poi, rispetto al passato, i sardi sono anche meno indebitati, appena sopra il miliardo e 300 milioni. Però, attenzione, alcune macchie indelebili esistono eccome, nel confronto tra gli oltre 11 miliardi e mezzo di entrate e le spese. Il difetto peggiore, o peccato capitale, – stando alla requisitoria del procuratore generale Bruno Tridico – è che la Regione non sa spendere in fretta tutto quello che incassa, sono molti miliardi. Invece dovrebbe «far circolare molto più velocemente finanziamenti e contributi, per contribuire a risollevare la Sardegna dalla crisi economica e dai postumi della recente pandemia». Tant’è che l’avanzo di cassa, i soldi non spesi, ormai sfiora i tre miliardi, con un incremento di ben 593 milioni rispetto al 2021. È una giacenza esagerata, ingiustificata, «frutto di una mancata programmazione degli interventi», si legge nella relazione della Corte, presieduta da Donata Cabras e Antonio Contu, e letta da Cristina Ragucci e Lucia Marra. E infatti il residuo di cassa – hanno ribadito i magistrati contabili – ha subito una crescita continua negli ultimi quattro anni (Solinas è in carica dal 2019) con un incremento totale del 377,31 per cento, passando da 611 milioni a 2,9 miliardi». La replica Il governatore Christian Solinas ha ascoltato l’atto d’accusa, e poi ammesso: «È vero, dobbiamo ridurre il tempo che oggi separa ogni decisione politica, lo stanziamento delle risorse, dalla spesa effettiva. Su questo cortocircuito vogliamo impegnarci ancor di più per superalo, perché i cittadini hanno il diritto di percepire immediatamente tutti gli effetti positivi del bilancio regionale». Anche se poi, sempre nella replica, ha scaricato buona parte delle responsabilità dell’evidente lentezza non tanto sul labirinto burocratico in cui continua a essere impossibile orientarsi, quanto sul Consiglio regionale. Perché – ha sottolineato – «troppo spesso la macchina amministrativa regionale s’è trovata a gestire alcune leggi arrivate alla fine di un esercizio finanziario, in cui tra l’altro erano previste nuove spese, e proprio questo scollamento ha provocato il trascinamento delle erogazioni da un anno all’altro». Per il resto, ancora Solinas, ha detto di «aver amministrato la Regione da buon padre di famiglia, con la necessaria prudenza tra le previsioni iniziali e quelle finali, ma per fortuna le entrate sono aumentate». Scontata poco dopo è arrivata la parificazione del bilancio, ma con questa raccomandazione dei giudici: «L’efficienza di una macchina amministrativa non può essere misurata solo in base alla legittimità e alla correttezza degli adempimenti ordinari, ma deve saper esprimersi soprattutto con una visione non limitata al breve periodo». Meno attendismo e molta più reattività, in estrema sintesi, è stato il suggerimento della Corte. Con le opposizioni in Consiglio che commenteranno: «La paralisi della Regione da noi più volte denunciata, ora è stata certificata anche dal più importante organismo di controllo sugli enti pubblici». La sanità Continua a essere la voce contabile che pesa più di tutte le altre sulle casse della Regione: 4,6 miliardi, è oltre il 34 per cento, e sono tutti soldi in carico ai contribuenti sardi. Ribadito che le Aziende sanitarie sono sempre in ritardo nei bilanci, la Corte dei conti ha aggiunto: «Nel 2022 si sono ancor più consolidate alcune criticità già riscontrate in passato, come la carenza di personale e la difficile gestione delle liste d’attesa». Proprio sulle liste i giudici si sono soffermati in diversi passaggi della relazione. Ad esempio: «È molto preoccupante che in Sardegna la percentuale di chi ormai rinunci alle cure abbia superato la soglia di 12 cittadini ogni cento residenti, contro una percentuale nazionale del 7». Fino alla stoccata: «Senza assicurare, in applicazione del principio di uguaglianza, un minimo di Livello essenziale dell’assistenza, i Lea, la stessa tutela della salute finirebbe per essere un guscio vuoto». La gestione In leggero aumento la spese per il personale dal 2021 al 2022, oltre 242 milioni, nonostante le assunzioni reali siano state meno di quelle programmate, ma con l’auspicio che «l’annunciato nuovo assetto possa tradurci in un effettivo miglioramento della macchina amministrativa regionale». Poi la Corte e il procuratore hanno messo l’accento su un altro dei tanti, storici, misteri della Regione: le società partecipate. «Come in passato – si legge – tutto è rimasto quasi immutato, facendo registrare nuovi ritardi e inerzie nelle dismissioni». Per poi sottolineare: «Senza che sia presentato un bilancio consolidato della Regione, continua a essere complicato ricostruire la reale entità della spesa sostenuta per gli enti e le partecipate». Quello che da sempre è un mistero finirà per rimare tale, soprattutto perché il progetto per un’unica banca dati contabile è stato abbandonato. Serve comunque un cambio passo, perché altrimenti – secondo Tridico – «verranno meno il buon andamento della pubblica amministrazione e la legalità finanziaria, presupposti imprescindibili per realizzare l’uguaglianza fra i cittadini e, più in generale, tutelare i diritti fondamentali sanciti dalla Costituzione».
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