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Abel sceriffo filosofo di un Alessandro Baricco ritrovato

di Ilaria Muggianu Scano*
Abel sceriffo filosofo di un Alessandro Baricco ritrovato

Letture in classe. L’opera è il distillato evidente di una poetica che viene da lontano

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Tra gli scaffali di una nota libreria del centro di Cagliari, vista molo, una coppia di quarantenni sceglie le proprie letture un po’ con il criterio con cui si eleggono i gusti del gelato. Lui prende in mano l’ultimo testo di Baricco dal banco all’ingresso, che ogni buona legge di marketing editoriale dispone per le ultime novità, e aprendo una pagina a caso esclama con esagerato entusiasmo: «Guarda, parla di Sardegna, di brujas». «Fa’ vedere. Sì, di villaggi minerari, sicuramente è ambientato nell’Iglesiente. Prendilo» esorta lei. Così, in pochi secondi, Abel. Un western metafisico di Alessandro Baricco (Feltrinelli, 160 pagine) gode di una trama parallela, degna dei migliori corsi di scrittura creativa della sua Scuola Holden. Ma se la sindrome del figlio cadetto di tanti sardi non conosce requie, la scrittura di Baricco si arresta per otto anni per tornare oggi con un testo che rievoca la passione primigenia dell’autore, la filosofia. Il tema, non è il Sulcis, ma la rinascita, o meglio, la vera prima nascita, un susseguirsi di riflessioni morali interrotte e incoraggiate ad un tempo, dalla pandemia e dalla diagnosi di leucemia. «Quando si è vissuto abbastanza per capire, quel che si capisce è che siamo segmenti di figure più ampie. Incapaci di leggerle, vediamo accadimenti casuali dove invece sfila il profilo di forme in cui sono scritti i nomi del mondo - immani pittogrammi.

Con una certa imprecisione, molti definiscono quella scrittura - innata nell’uomo con la parola destino», per Abel, sceriffo ventisettenne di un ovest generico e immaginario, l’esistenza si snoda tra nati, rinati e nativi americani, tra saggezza da conquistare e una fama che non cerca ma ottiene il giorno in cui, pistolero sopraffino, sventa una rapina con il colpo detto "mistico", cioè sparando simultaneamente con due pistole contro diversi obiettivi. E fin qui, con sufficiente dote d’astrazione, ci sarebbe da intravedere tutta la vocazione di romanzo di formazione per ragazzi, se non fosse che sarebbe un po’ come chiamare pane l’ostia consacrata, assai riduttivo per i più. L’opera è il distillato evidente di una poetica che viene da lontano.

Al di là del tributo alla letteratura di genere, come ad Alce Nero parla di J.C. Neihardt e alla sapienza degli indiani d’America, c’è tutto il Baricco passato attraverso gli anni ’90, c’è lo scrittore puro capace di vendere centinaia di migliaia di copie ben prima dell’ammiccamento dei posizionamenti social, di personaggi divenuti scrittori per gemmazione da Instagram, scrittrici che rinunciano alla letteratura pura per riciclarsi influencer e monetizzare senza troppo impegno intellettuale. Libro da chiedere in biblioteca o da avere in libreria? Doverosamente tra i propri scaffali. E se farete un giro su eBay troverete un quarantenne sardo deluso che lo vende scontato.

*Professoressa e scrittrice
 

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