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Aria condizionata, i 5 errori che mettono a rischio la salute: temperature, filtri e sbalzi da evitare

di Margherita Lopes
Aria condizionata, i 5 errori che mettono a rischio la salute: temperature, filtri e sbalzi da evitare

La Società italiana di medicina ambientale: «In casa la temperatura ideale è tra 24 e 26 gradi, in auto meglio non superare una differenza di 5 gradi rispetto all’esterno

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Roma Aria condizionata sì o no? Con il gran caldo di questi giorni e sempre più città da bollino rosso, la scelta sembra scontata. «Durante le ondate di calore l’aria condizionata non va demonizzata: se usata correttamente è uno strumento importante di prevenzione sanitaria, soprattutto per anziani, bambini, persone fragili, soggetti con patologie cardiovascolari, respiratorie, renali o metaboliche. Il problema non è il condizionatore in sé, ma l’uso scorretto».

A sottolinearlo è il presidente della Società Italiana di Medicina Ambientale (Sima), Alessandro Miani, che parlando con LaSalute di LaPresse segnala i 5 errori più comuni, che rischiano di costarci la salute. Nel mirino dell'esperto: «Temperature troppo basse, sbalzi termici eccessivi, getti d’aria diretti, filtri non puliti e ambienti raffreddati in modo disomogeneo. Questi cinque elementi possono creare disturbi e aumentare lo stress per l’organismo».

In casa Sima consiglia di mantenere una temperatura compresa tra 24 e 26 °C, oppure tra 25 e 27 °C quando l’umidità è contenuta. «Non è necessario trasformare l’abitazione in un ambiente freddo: spesso è sufficiente ridurre di pochi gradi la temperatura percepita e abbassare l’umidità, utilizzando anche la funzione di deumidificazione. È bene evitare di scendere stabilmente sotto i 24 °C, soprattutto se fuori le temperature sono molto elevate, perché lo sbalzo tra interno ed esterno può diventare eccessivo», avverte Miani.

«Per ridurre l’impatto dell’aria condizionata, è importante chiudere tende, persiane e schermature nelle ore più calde, arieggiare al mattino presto e la sera, evitare il getto diretto su collo, testa, torace o letto, pulire regolarmente i filtri e usare il condizionatore insieme a strategie passive di raffrescamento, come ombreggiamento, ventilazione naturale nelle ore più fresche e limitazione delle fonti interne di calore».

E in auto? «Valgono le stesse regole: l’abitacolo va raffrescato gradualmente, evitando temperature troppo basse. Sono consigliati circa 5 °C in meno rispetto alla temperatura esterna, senza dirigere il flusso d’aria direttamente sul corpo. Se fuori ci sono 35 °C, non è opportuno impostare subito il climatizzatore a 18 o 20 °C – chiarisce Miani – Meglio aprire porte o finestrini per uno o due minuti prima di partire, far uscire l’aria rovente, poi raffrescare progressivamente l’ambiente. Una temperatura iniziale intorno ai 28–30 °C, da ridurre eventualmente verso 26–27 °C, è più prudente e riduce il rischio di sbalzi termici quando si scende».

L’automobile lasciata al sole può diventare in pochi minuti un ambiente estremamente pericoloso: «La temperatura interna può aumentare rapidamente anche con i finestrini leggermente aperti. Per questo non bisogna mai lasciare bambini, anziani, persone fragili o animali all’interno di un veicolo fermo, nemmeno per brevi soste», raccomanda il presidente Sima.

«Un uso eccessivo o scorretto dell’aria condizionata può favorire irritazioni delle vie respiratorie, secchezza delle mucose, dolori muscolari, malesseri da sbalzo termico e, in presenza di impianti non manutenuti, peggioramento della qualità dell’aria indoor. La regola di fondo è semplice: raffrescare, non gelare. L’obiettivo deve essere proteggere la salute, ridurre lo stress termico e mantenere un ambiente interno stabile, pulito e confortevole», chiarisce il numero uno Sima.

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