Il linguaggio specchio della società: l’uguaglianza fra donne e uomini è anche nelle parole al femminile
La ricerca della parità è una ricerca di giustizia, la stessa che la nostra anima cerca per tutta la vita. Negli anni ‘80 si è aperto il dibattito sulle definizioni che occultavano il ruolo delle donne
Il o La? Questi due semplici articoli della lingua italiana ci riportano ad un tema ricorrente dell’umanità che in questi giorni ha di certo attirato l’attenzione: l’uguaglianza di genere. Questo è un argomento vastissimo, che richiederebbe tanti studi approfonditi, ma a mio parere ognuno ha il proprio punto di vista, dunque con un po’ di spirito critico penso che si possa essere in grado di esprimere la propria opinione a riguardo. Inizierei ad esporre il mio personale pensiero parlando del termine, al giorno d’oggi spesso frainteso: "femminismo". Termine moderno, ma come la maggior parte delle parole italiane contiene nella sua storia un’origine antica. Faremo dunque un salto nel passato, in maniera più specifica, nell’ 800; periodo in cui le donne sentivano l’oppressione del genere maschile, e l’enorme vuoto che si era creato tra i due sessi creando cosìuna distanza spaventosa.
Questo termine nasce per simboleggiare una volontà di uguaglianza da parte delle donne, sfavorite dalla società.
Anno dopo anno, si arrivò circa nella seconda metà dell’ 800 in cui si sviluppò un vero e proprio movimento di emancipazione per riuscire ad ottenere la parità giuridica. E così iniziarono i moti per il suffragio femminile. Arrivati a questo punto vorrei porre al lettore un quesito: perché a fronte di questa storia il termine femminismo è stato deviato, privato del suo valore, banalizzato? Il femminismo è nato come una ricerca di parità, quella che ovunque la nostra anima cerca. La giustizia che ognuno di noi esige senza rendersene conto. Ma non si tratta “solo” di questo. Negli anni ‘80 è stato aperto un dibattito sui diritti delle donne ed in particolare sul linguaggio che veniva utilizzato all’epoca, un linguaggio che occultava i ruoli delle donne nella società di allora. Prenderei anche in considerazione il fatto che non si parla di molto tempo fa.
Dopo qualche riflessione si è arrivati all’effettivo punto: le donne anche nel linguaggio erano estremamente sfavorite, e tutto ciòaveva un importante riflesso nei comportamenti quotidiani, facendo sì che ci fosse un genere prevalente, quello maschile appunto.
Di fronte a queste osservazioni, penso che la nostra lingua rappresenti il nostro modo di pensare, comunicare, vivere.
Fortunatamente, anche se c’è un grande percorso da affrontare, il linguaggio si sta evolvendo, diventando sempre più inclusivo e dando così l’opportunità ad ogni individuo di sentirsi libero di scegliere la propria identità.
E se non si è d’accordo con questa riflessione, la lingua italiana facilita la questione: fortunatamente abbiamo gli articoli e le loro concordanze.
In questo caso, la domanda da porsi è la seguente: il o la?
*Elena frequenta il liceo classico linguistico Manno ad Alghero
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