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Linguaggio, se al maschile è un elogio e al femminile invece un insulto

di Susanna Fois*
Linguaggio, se al maschile è un elogio e al femminile invece un insulto

La responsabilità nell'uso delle parole è cruciale perché danno o tolgono valore alle persone. Il linguaggio ancora nasconde il retaggio di un atavico maschilismo

06 febbraio 2024
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Il monologo di Paola Cortellesi sulla violenza delle parole scritto da Stefano Bartezzaghi, giornalista e semiologo, è stato recitato alla premiazione dei David di Donatello nel 2008, questo evidenzia quanto le parole e lalingua stessa possano essere maschiliste:

«È impressionante vedere come nella nostra lingua alcuni termini che al maschile hanno il loro legittimo significato, se declinati al femminile assumono improvvisamente un altro senso, cambiano radicalmente, diventano un luogo comune, un luogo comune un po’ equivoco che poi a guardar bene è sempre lo stesso, ovvero un lieve ammiccamento verso la prostituzione.

Vi faccio degli esempi.

Un cortigiano: un uomo che vive a corte; Una cortigiana: una mignotta.

Un massaggiatore: un cinesiterapista; Una massaggiatrice: una mignotta.

Un uomo di strada: un uomo del popolo; Una donna di strada: una mignotta.

Un uomo disponibile: un uomo gentile e premuroso; Una donna disponibile: una mignotta.

Un uomo allegro: un buontempone; Una donna allegra: una mignotta.

Un gatto morto: un felino deceduto; una gatta morta, una mignotta.

Non voglio fare la donna che si lamenta e che recrimina, però anche nel lessico noi donne un po’ discriminate lo siamo.

Quel filino di discriminazione la avverto, magari sono io, ma lo avverto. Per fortuna sono soltanto parole. Se davvero le parole fossero la traduzione dei pensieri, un giorno potremmo sentire affermazioni che hanno dell’incredibile, frasi offensive e senza senso come queste. “Brava, sei una donna con le palle”, “Chissà che ha fatto quella per lavorare”, “Anche lei però, se va in giro vestita così”, “Dovresti essere contenta che ti guardano”, “Lascia stare sono cose da maschi”, “Te la sei cercata”.

Per fortuna sono soltanto parole ed è un sollievo sapere che tutto questo finora da noi non è mai accaduto».

Ciò che vuole dire con ironia la Cortellesi è che dire a una donna che è dai “facili costumi” o altri sinonimi è sbagliato, perché promuovono stereotipi nocivi e pregiudizi. Le persone che utilizzano, queste espressioni che sono unicamente incentrate nel giudicare una donna in base alla sua vita sessuale o totalmente scollegati da essa e utilizzati per il solo e semplice gusto di insultare una donna, i quali degradando la sua figura discriminata sin dai tempi più antichi, considerata sempre inferiore rispetto all’uomo, non fanno altro che delineare e enfatizzare le differenze.

E sicuramente ci sarà qualcuno che penserà che non è un qualcosa di importante evitare di utilizzare certi tipi di parole, ma pur sembrando sottili e futili sono molto più pesanti di ciò che si tende a pensare, appunto perché non sono “solo parole” con le parole possono avere un peso considerevole poiché possono plasmare le opinioni, influenzare le emozioni e trasmettere idee potenti. La scelta accurata delle parole in un discorso può ha un impatto significativo sulla comunicazione.

La responsabilità nell'uso delle parole è cruciale, poiché possono contribuire alla costruzione o alla distruzione di relazioni, alla formazione dell'opinione pubblica e alla creazione di un clima sociale positivo o negativo. Sempre con le parole vengono eletti i nostri presidenti, rappresentanti, gli avvocati vincono o perdono processi, molte persone in passato sono state uccise, vengono uccise in questo esatto momento e saranno uccise in futuro “solo” per le loro parole. Quindi si, non sono “solo parole”.

Chiaro è però che qualcosa viene ritenuto “grave” o “non grave” a seconda dell’importanza che noi gli diamo, quindi il tutto sta nel dare, importanza alle parole che utilizziamo. Curarci di questi piccoli aspetti è un piccolo passo per l’umanità ma un grande passo per le prossime donne che dovranno vivere tutti i diritti che hanno gli uomini odierni e che quelli futuri, non dovranno più essere considerati privilegiati ma al pari delle donne, ma questo ormai il è compito delle future generazioni.

*Susanna è una studentessa del liceo scientifico Spano di Sassari
 

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