Verde Vita, da trent’anni al lavoro per trattare i rifiuti preservando l’ambiente
Fabrizio Pilo: «Ai giovani chiedo cosa vogliono fare da grandi ma anche cosa vogliono fare di grande»
Avere una idea. E crederci sempre, anche quando tutti invece di definirti visionario ti definiscono un povero illuso. E povero, ai tempi, una trentina di anni fa, Fabrizio Pilo lo era davvero. «Avevo anche rinunciato all’università». La concluderà anni dopo, mettendosi in tasca anche un master alla Bocconi dopo la laurea. E’ giusto partire da qui, da quando il giovane imprenditore sassarese si presentò a Cagliari nel 1992 a un concorso di idee per nuove imprese. La sua era probabilmente avanti anni luce per l’epoca: occuparsi del ciclo di smaltimento dei rifiuti puntando a differenziare e a riciclare. Erano i primissimi anni ’90 e queste prassi ancora non erano entrati nei nostri gesti quotidiani. Ma Fabrizio Pilo, assieme a quelli che poi nel corso del tempo sono diventati i suoi soci, ci ha creduto sin dall’inizio. Ora guida una realtà che fattura decine di milioni all’anno ed è una delle principali aziende del settore in tutta la Sardegna. Verde Vita, un nome che richiama una filosofia di fondo votata al rispetto dell’ambiente. Concetti che lo stesso Pilo, amministratore unico dell’azienda con sede a Sassari, ha illustrato a decine di ragazzi dell’istituto tecnico industriale Angioy di Sassari, accompagnati dai loro professori, dopo avergli aperto le porte dell’azienda, partendo con una doppia e suggestiva domanda rivolta a tutti. Cosa vuoi fare da grande? Ma, soprattutto, cosa vuoi fare di grande?
Di certo Verde Vita grande lo è diventata. La squadra in tanti anni è cresciuta e ora i collaboratori sono ben cinquanta. A raccontare l’azienda e la sua ormai lunga attività agli studenti, oltre a Fabrizio Pilo, sono stati Mario Muggiolu, socio fondatore di Verde Vita oltre che ex docente dello stesso Angioy, responsabile dei servizi di protezione e prevenzione, Emilio Fadda, project manager dell’impianto di compostaggio di Porto Torres, e Giuseppe Caria, consulente ambientale e docente di chimica che si è occupato dell’iter autorizzativo dell’impianto di Verde Vita a Porto Torres.
Partita, dunque, dalla gestione dei rifiuti, l’attività dell’impresa sassarese negli anni si è allargata facendo scuola anche su altri fronti. E per raccontare questo aspetto Pilo ha mostrato foto e video che a volte possono avere un impatto maggiore delle parole stesse. Prima tappa: la bonifica del tratto di costa di Porto Torres, nel 2011, dopo la fuoriuscita di combustibile da una nave. «C’era un ecosistema da salvare e tutelare e ci siamo messi in gioco», ha raccontato Pilo agli studenti. Poi c’è il fronte sanitario dove Verde Vita ha maturato una esperienza diretta sul campo a tal punto da essere coinvolta direttamente nella redazione di protocolli di trattamento di situazioni ad alto rischio infettivo. «La prima volta è capitato nel 2015 quando a Sassari ci fu il primo caso in Italia di paziente con Ebola. Siamo stati noi a procedere alla bonifica dell’appartamento di questa persona”. Ma la vera prova di professionalità è arrivata durante il Covid. Proprio in virtù di questa prima esperienza la sanità locale si rivolse in prima battuta all’azienda. «Non potremo mai dimenticare quei giorni – ha raccontato Pilo –. Eravamo noi a dover istruire gli stessi medici sulla protezione personale. Abbiamo fatto tantissimo e ora siamo consapevoli di aver dato un servizio fondamentale alla comunità».
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli La Nuova Sardegna per le tue notizie su Google

