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Se vedi plastica raccoglila: è il gesto che salverà il mare

di Giulia Russo*
Se vedi plastica raccoglila: è il gesto che salverà il mare

La commovente storia di una tartaruga soffocata da un sacco. Migliaia di animali muoiono per il nostro stesso disprezzo della natura. Ogni azione ha una conseguenza. Ogni oggetto gettato in acqua è come un boomerang che ci torna avvelenato

29 marzo 2024
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Nel grande bicchiere del mare, dove le onde danzano al ritmo delle maree e i segreti dell'abisso rimangono sepolti nel suo profondo blu, c'è una storia che deve essere raccontata. È la storia di una tartaruga marina, un'anima antica che ha attraversato gli oceani per secoli, solo per essere intrappolata in un destino crudele tessuto dalle mani dell'uomo.

Era una giornata come tante altre, quando la tartaruga si trovò circondata da un turbinio di plastica che danzava nell'acqua come fantasmi muti. Era un sacco di plastica, un mostro senza volto che aveva inghiottito ogni speranza di libertà. Le sue zampe si contorcevano, cercando disperatamente un varco per la salvezza, ma ogni movimento era vano, ogni sforzo inutile.

Il sacco di plastica, come una trappola insidiosa, si stringeva sempre più intorno al suo corpo, impedendole di respirare, di nuotare, di vivere. E così, mentre il mare continuava a versare i suoi tesori nel bicchiere dell'umanità, la tartaruga lottava per la vita, una prigioniera del nostro stesso disprezzo per la natura. Ma anche nella sua disperazione, c'era una speranza flebile che ardeva come una fiamma tremolante nella notte. Perché la tartaruga, con i suoi occhi antichi e saggi, ci insegnava una lezione preziosa: che ogni azione ha conseguenze, che ogni oggetto gettato nel mare ritorna a noi come un boomerang avvelenato.

E così, mentre il sole tramontava all'orizzonte e il mare continuava a singhiozzare sotto il peso dei nostri peccati, la tartaruga rimaneva lì, un simbolo silenzioso della nostra follia e della nostra cecità. E forse, solo forse, il suo destino potrà essere un monito per l'umanità: che dobbiamo cambiare il nostro modo di agire, che dobbiamo trattare il mare con rispetto e reverenza, perché è il nostro unico rifugio in questo vasto universo.

E così, mentre la storia della tartaruga si diffonde come un sussurro tra le onde, speriamo che possa risvegliare la nostra coscienza addormentata, che possa spingerci a proteggere e preservare il nostro prezioso pianeta. Perché il mare non è solo un bicchiere da riempire di rifiuti, ma un tesoro da custodire gelosamente, un luogo di meraviglia e magia che appartiene a tutte le creature viventi.

Ma sono anche le piccole azioni quelle che contano.

Ricordo ancora bene quando mi trovavo per le strade di New York e mi cadde a terra la busta di un cioccolatino; mi fermai subito per raccoglierla, fui vista da un gruppo di ragazzi che iniziò ad applaudirmi.

Ora mi trovo qui in Tasmania, il posto con l'aria più pulita al mondo. Le parole di saggezza della mia mamma ospitante mi guidano ogni giorno durante le nostre passeggiate in riva al mare: "Se vedi plastica, raccoglila sempre, non vogliamo che vada nell'oceano". Bastano piccoli gesti per cambiare le cose.

Spero che le mie parole possano giungere alla mia terra, in Sardegna, e possano essere un faro per chi le legge. Che –come quelle pronunciate dalle esperte del parco di Porto Conte, area marina protetta di Capo Caccia, – possano essere un richiamo alla consapevolezza ambientale e un invito alla salvaguardia del nostro prezioso pianeta, affinché ogni creatura possa nuotare libera e ogni sogno possa prendere il volo, oltre l'orizzonte blu.

*Giulia è una studentessa del liceo classico “Convitto nazionale Canopoleno” di Sassari


 

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