I sei sindaci: «Ecco le nostre idee di città»
Ieri sera confronto pubblico al Chiostro di San Francesco tra i candidati: 10 domande, 2 minuti, e niente polemiche
ALGHERO. Chiostro di San Francesco pieno come un uovo, Mario Bruno (2 liste civiche, Udc e Upc), Graziano Porcu (Movimento 5 stelle), Stefano Lubrano (Patto civico), Maria Grazia Salaris (Forza Italia, Fratelli d’Italia, Psd’Az e Nuovo Centro Destra), Enrico Daga (Pd) e Fiorella Tilloca (Sel) seduti uno accanto all’altro a sfidarsi pubblicamente. Due minuti a testa per domande talmente complesse alle quali per anni, amministrazioni di centrodestra e centrosinistra, non sono riuscite a dare risposta. Tipo: crisi abitativa, quali azioni intraprendere? O ancora. Bilancio comunale: come affrontare i tagli ai trasferimenti ed erogare gli stessi servizi? Se uno fosse in grado di sciogliere certi rebus in 120 secondi, starebbe correndo per ben altre poltrone. Ma i tempi della campagna elettorale e soprattutto di un faccia a faccia tra candidati a sindaco, sono questi. E allora la gara non è più a chi tira fuori dal cilindro le soluzioni migliori, ma a chi è più bravo in questo gioco di prestigio. Insomma, illusionismo d’alta scuola. E quando hai il microfono in mano e un migliaio di occhi puntati, la gavetta politica si fa sentire eccome. Quindi Mario Bruno ed Enrico Daga sono delle macchine da guerra. Snocciolano dati, sono schematici e incisivi, sanno distillare l’eloquio. Invece Maria Grazia Salaris, in genere molto battagliera nei monologhi a campo aperto, marcata stretta dal cronometro non è a suo agio. Si innervosisce, non rende come in altre occasioni. Stefano Lubrano non è esattamente un animale da palcoscenico, ma ha dalla sua il polso di un’esperienza amministrativa fresca, e quindi su certi temi è preciso, rapido e competente. Dimostra di sapere il fatto suo. Graziano Porcu ha la battuta pronta, è spigliato, obiettivamente simpatico. Ma ha il difetto di molti grillini: tu gli fai una domanda, lui parla di tutt’altra cosa. E quel qualcosa alla fine è: fino ad ora avete fatto i vostri interessi, da adesso vi controlleremo noi. Fiorella Tilloca è il candidato più in difficoltà davanti a un timer innescato. Non riesce a condensare i concetti, e ad ogni domanda ricevuta, lei rilancia rivolgendo al pubblico altri sette quesiti. Più di uno la osserva perplesso.
Quindi, con ricette da due minuti, confezionate dall’associazione Iniziativa Futura, il futuro di Alghero si delinea a piccoli flash. Vediamo alcuni temi.
Politica della casa, canoni inaccessibili, crisi abitativa. Quali azioni mettere in campo?
Bruno. Metà abitazioni ad Alghero sono inutilizzate per tutto l’anno. Famiglie senza luce, bambini piccoli in case indegne. C’è un problema di giustizia sociale. Si sono fatti gli interessi dei costruttori più che quelli dei cittadini. Sa Segada è senza fogne, Fertilia abbandonata. Occorre una casa per ogni algherese. Ripartiamo dagli ultimi. Il puc dovrà affrontare questo come primo nodo.
Porcu. Sedici anni e la città è ancora senza puc. Tutto per colpa de gli interessi delle forze di coalizione che si spartiscono tutto. Il puc va fatto. In 8 mesi lo faremo, perché noi non abbiamo alcun interesse. D’ora in poi controlleremo tutto, chi vince appalti, chi ha lavori.
Lubrano. Il problema abitativo è di ieri. Progetto per Santa Maria la Palma è ancora fermo in Regione. Per le case popolari a Sa Segada il progetto è avviato. Quanto al Puc, per avere riscontri definitivi, occorrerà un anno e mezzo.
Salaris. Problema casa cresciuto col disagio economico. Occorre individuare aree per edilizia sociale e agevolata. Progetti fermati 3 anni fa. Il puc deve avere forte valenza sociale.
Daga. Fertilia, Santa Maria la Palma, Sa Segada. Iniziative da sbloccare. Bisogna avere la forza di parlare di un piano straordinario per edilizia, di varianti urbanistiche. E di attivare canali di finanziamento per l’acquisto della casa. Lasciamo perdere la chimera del puc.
Tilloca. Portare a termine le azioni intraprese nelle borgate. Ma il problema edilizia popolare è complesso, il Puc è utile perché bisogna guardare in prospettiva. Ma bisogna garantire non solo la casa, ma anche lavoro e vita degna.
Gestione del patrimonio pubblico e degli immobili abbandonati.
Lubrano. Per molti locali sarebbe auspicabile la cessione ai privati. Mi riferisco anche al Caval Marì e al colle Balaguer.
Salaris. Si dovrebbe aprire un confronto con la città. Discorso con facoltà di Architettura, valorizzarli. Non devono produrre ricchezza, ma occupazione. Per Caval Marì vedrei un utilizzo per intrattenimento, per Piazza Balaguer stesso discorso. La Regione poteva dare in gestione a prezzi simbolici gli stabili inutilizzati.
Daga. La risposta scolastica sarebbe questa: Piano di valorizzazione e alienazione. Ma io rilancio: Cavalmarì centro esposizione donne della Sardegna. Museo saperi. Balaguer: centro interpretativo per capire il parco di porto Conte. Surigheddu mamuthanas: agriturismo. E altre idee per alberghiero, officine Sierra e via dicendo.
Tilloca. Cosa vogliono i cittadini per la città? Cosa pensano degli spazi inutilizzati? Occorre attivare un confronto, democrazia partecipativa per esprimersi sul miglior utilizzo degli spazi.
Bruno. Ad Alghero abbiamo oltre cento associazioni. Si può offrire un luogo per esercitare la loro attività. Rendono dinamico il tessuto sociale. Luoghi per la cultura e per il sociale. Centri diurni, alzheimer, aggregazione sociale. Possibilità di migliorare strutture sportive. Non si può fare sport in maniera degna. Creazione di ricchezza e lavoro. Poi un’altra parte degli immobili andrebbero messi a reddito con progetti immediatamente spendibili.
Porcu. Ascolto le risposte da anni. La fantasia supera la realtà. Qui si sogna di fare qualcosa a Surigheddu. Esponenti che hanno governato per anni ci propongono ancora soluzioni.
Il pubblico si spazientisce: Buuuuuuuhhhh. Proponile tu allora!
Noi di 5 stelle le soluzioni le cerchiamo con voi.
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