Pd, i big sono con Bruno ma il partito no
Sul palco i sindaci e consiglieri regionali lo appoggiano: il Partito Democratico in assemblea sceglie però di non schierarsi
ALGHERO. L’assemblea infuocata di ieri in casa Pd, e poi il comizio in piazza civica, fanno capire quanto queste elezioni rappresentino un cortocircuito della politica e ogni logica di schieramento sia stata ridisegnata dagli umori locali.
Partiamo dalla sintesi finale: il Partito Democratico algherese nella fase del ballottaggio, salvo ripensamenti dell’ultim’ora, sceglierà di non schierarsi apertamente con nessuno dei due candidati. Non essendoci apparentamenti formali, non ci saranno nemmeno indicazioni di voto e gli iscritti e gli elettori avranno totale libertà di scelta. Verrebbe da pensare, come conseguenza più naturale, che una cascata di voti del Pd si riversi sulla coalizione più prossima nello scacchiere politico, e cioè quella di centrosinistra capitanata da Mario Bruno. Ma il travaso è tutt’altro che scontato. Infatti ieri pomeriggio, durante l’assemblea, alcuni candidati hanno caldeggiato ancora una volta l’apparentamento con il centrodestra di Maria Grazia Salaris, pronta ad accogliere il Pd a braccia aperte e a concedere quindi due caselle in consiglio comunale. Il matrimonio con Forza Italia e Nuovo Centro Destra è stato bocciato categoricamente dalla segreteria locale, anche perché dai vertici regionali sarebbero scattate immediatamente i veti e le espulsioni. Strada assolutamente impercorribile. Ma molti iscritti hanno storto il naso anche davanti a un appoggio incondizionato e quasi gratuito a Mario Bruno, dopo il rifiuto di quest’ultimo all’apparentamento, che è parso come un ulteriore schiaffo dopo la sofferta secessione. Questo è lo scenario casereccio, targato via Mazzini. Altro clima sono le stanze cagliaritane e soprattutto gli incontri all’aria aperta. Gli inviti alla ricucitura da parte di Silvio Lai, di Renato Soru pronunciati nei giorni scorsi, e gli appelli accorati di ieri sul palco da parte del nuovo sindaco di Sassari Nicola Sanna e del consigliere regionale Gavino Manca. Hanno gridato ad alta voce che Bruno fa sempre parte del Partito Democratico, e che dunque va sostenuto al momento di recarsi all’urna. Ma potrebbero essere parole al vento. Infatti la posizione del Pd locale, tra vecchi rancori e mal di pancia mai superati, sarà quasi certamente quella di equidistanza, e nei prossimi giorni questa scelta sarà formalizzata nero su bianco.
Dunque un po’ tutte le forze politiche, in vista del ballottaggio, non si schiereranno apertamente. Non il Pd, non di certo i grillini, e anche Sel è molto in imbarazzo sul da farsi. Quanto ai sostenitori di Lubrano, sembrerebbe che il loro sostegno, viste le precedenti vicissitudini politiche, sia indirizzato verso la Salaris.
Così il centrodestra ha un bacino potenziale dal quale attingere preferenze, e colmare quell’esiguo divario di mille voti del primo turno. Si preannuncia un ballottaggio incerto e al fotofinish. E visto che in questa situazione ingarbugliata il centrodestra ha solo da guadagnare, la Salaris preferisce non avventurarsi in insidiosi faccia a faccia pubblici con l’altro candidato, che ha molta più confidenza con il microfono e col palco. Ai testa a testa preferisce invece una full immertion dentro la città, con un calendario fitto di visite tra quartieri, borgate, riunioni con le associazioni di categoria, sportive e culturali. Martedì comincia con Confartigianato, mercoledì sarà la volta di Confcommercio, e poi operatori turistici, consorzi e centri commerciali naturali.
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