Sussidi in cambio di sesso, chiesti 8 anni
La Procura contesta a un impiegato comunale i reati di tentata violenza, falso e contraffazione di pubblici sigilli
ALGHERO. Era stato arrestato lo scorso maggio nel suo ufficio di viale della Resistenza con delle accuse pesantissime: tentata concussione, falsità materiale, contraffazione di pubblici sigilli e tentata violenza sessuale. Lui, impiegato del settore Servizi sociali del Comune di Alghero, le donne indigenti avrebbe dovuto aiutarle, invece secondo la Procura – che ha chiesto nei confronti di Giuseppe Farina, 60 anni, una condanna a otto anni – ne avrebbe carpito illecitamente i dati dal sistema informatico. In questo modo si metteva in contatto con loro promettendo interventi economici in cambio di favori sessuali e le minacciava di ritorsioni in caso di rifiuto. Così avevano accertato i carabinieri della compagnia di Alghero. Secondo il pubblico ministero Paolo Piras, titolare dell’inchiesta, Farina avrebbe falsificato anche il timbro postale dell’avvenuto pagamento di fatture Enel consegnate dalle donne per ottenere il sussidio comunale.
I carabinieri si erano mossi proprio a seguito della denuncia di una donna cui Farina avrebbe garantito il pagamento di una fattura dell’Enel di 261 euro dopo averle fatto esplicite avances. Ma alla signora a un certo punto era stata sospesa l’erogazione dell’energia elettrica e successivamente si era vista respingere la prova dell’avvenuto pagamento della bolletta. In realtà la ricevuta era stata abilmente falsificata dall’impiegato con uno scanner.
L’ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti di Farina era stata emessa dal gip Carla Altieri a conclusione di prolungate indagini, anche con il supporto dell’amministrazione comunale di Alghero. I fatti contestati sarebbero avvenuti negli ultimi due anni. In sostanza, secondo gli inquirenti Farina avrebbe utilizzato illegalmente il sistema informatico dello Sgate (Servizio gestione agevolazioni tariffe energetiche) per individuare alcune donne in difficoltà e poi, in cambio di approcci erotici, cercare di favorirle promettendo loro assunzioni a tempo indeterminato, sussidi destinati ai poveri e pagamenti delle bollette. Una delle vittime aveva raccontato ai carabinieri di aver respinto con energia il tentativo di Farina di baciarla. E che proprio per questo motivo l’uomo avrebbe minacciato di fargliela pagare nel caso lei si fosse rivolta a un avvocato.
Tutte dichiarazioni che hanno convinto il sostituto procuratore di Sassari Piras a chiedere una condanna a otto anni di reclusione.
Già da quando era stata emessa l’ordinanza di custodia cautelare in carcere, diverse donne si erano presentate ai carabinieri per denunciare ricatti analoghi da parte dell’impiegato. I carabinieri, in particolare, avevano ascoltato la testimonianza di una trentina di persone, tutte di sesso femminile, che negli ultimi anni avevano avuto a che fare con il dipendente del Comune di Alghero. Gli inquirenti avrebbero anche accertato l’effettiva contraffazione dei sigilli postali che una sentenza della Cassazione equipara al furto di un timbro. Ora è attesa la sentenza del giudice che dovrà stabilire se le prove a carico dell’imputato siano tali da richiederne una condanna a otto anni di reclusione (così come ha sollecitato nei giorni scorsi il pubblico ministero).
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