In cella il giovane che ha sparato a Mbaye
Gian Luca Vacca si è costituito ieri ai carabinieri, è accusato di tentato omicidio e porto abusivo di una pistola clandestina
ALGHERO. Ancora poche ore e i carabinieri, che ormai avevano scoperto l’abitazione cittadina nella quale si nascondeva, sarebbero andati a prenderlo per stringergli le manette ai polsi. Ma Gian Luca Vacca, 22 anni, algherese, indagato per aver sparato sabato notte a un ambulante senegalese rimasto miracolosamente soltanto ferito, nel primo pomeriggio di ieri ha preferito consegnarsi spontaneamente ai militari, presentandosi nella caserma di via Don Minzoni in compagnia del suo avvocato di fiducia Elias Vacca. Un gesto di buonsenso, presumibilmente consigliato dal difensore, visto che giovedì scorso il gip del tribunale di Sassari Antonello Spano aveva emesso nei confronti del giovane un’ordinanza di custodia cautelare in carcere. Gravissimi i reati ipotizzati dal sostituto procuratore della Repubblica Gianni Caria, titolare dell’inchiesta: tentato omicidio, porto abusivo di arma da fuoco clandestina e ricettazione (avrebbe utilizzato una pistola rubata). In altre parole Vacca non aveva scelta. E sentendosi braccato, anche per non aggravare la sua posizione, si è costituito senza proferire alcuna parola sulla vicenda. Ora è rinchiuso in una cella del carcere di Bancali e parlerà probabilmente lunedì mattina davanti al magistrato nel corso dell’interrogatorio di garanzia.
I fatti contestati al ragazzo - dal passato piuttosto turbolento - risalgono alla mezzanotte dello scorso fine settimana, quando in via Cagliari è scoppiato il finimondo davanti a centinaia di persone che a quell’ora e in quella zona centralissima della città passeggiavano tranquillamente. Nessuno poteva immaginare - come è poi subito risultato dalle indagini svolte dal Nucleo investigativo provinciale in sinergia con i colleghi della compagnia locale - che per futili motivi qualcuno potesse trasformare una tranquilla serata estiva in un film western. In estrema sintesi, Gian Luca Vacca avrebbe portato via all’ambulante alcuni cappellini esposti in vendita davanti ai giardini Manno e quando quello è andato a farseli restituire si è beccato un proiettile sulla gamba.
Stando alle varie testimonianze raccolte dagli uomini al comando del maggiore Giuseppe Urpi e del capitano Giorgio Guerrini, gli elementi che incastrerebbero l’indagato non sarebbero pochi. Intanto il presunto responsabile della sparatoria è stato riconosciuto immediatamente dall’uomo ferito, Mbaye Diop, 40 anni, che peraltro è già stato dimesso dall’ospedale civile. Poi, come si era appreso nei giorni scorsi, durante la perquisizione fatta nelle prime ore di domenica a casa di Vacca, i carabinieri hanno trovato, nascosta tra la biancheria sporca, una pistola modello Astra 9x23, di fabbrica spagnola con la matricola abrasa. Naturalmente si attendono i risultati della perizia balistica, di quella biologica e di quella dattiloscopica, ma dagli iniziali accertamenti il calibro sarebbe compatibile con i bossoli e i proiettili rinvenuti sul luogo della sparatoria. Si sa invece che i colpi esplosi sono almeno due: uno ha attraversato la coscia dell’ambulante sfiorandogli l’arteria femorale (se l’avesse centrata Mbaye Diop sarebbe morto dissanguato in pochi minuti); l’altro proiettile ha vagato per la strada con il serio rischio di colpire un passante qualsiasi e generare una vera e propria tragedia.
Al momento rimangono ancora oscure le reali motivazioni che avrebbero spinto il giovane un gesto tanto esagerato e restano dubbi su eventuali complici che in teoria potrebbero essere chiamati a rispondere di qualche reato in concorso, anche perché l’arrestato si è chiuso a riccio e quando si è costituito ha preferito non parlare affatto dell’episodio.
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