Un milione di euro per salvare le falesie
Pubblicato il bando dedicato alla messa in sicurezza delle rocce a picco sul mare. L’intervento comincerà a fine estate
ALGHERO. Se vi capita di passare con la barca davanti al promontorio di Capo Caccia non scordatevi di fare una foto a quello straordinario colosso, simbolo della Riviera del Corallo. Anche perché presto la sua forma potrebbe subire qualche modifica e il vostro scatto ritrarre un’immagine da mostrare ai nipotini. Lo Frantuni, come lo chiamano i pescatori locali, è da tempo a rischio frane e per questo motivo sarà presto sottoposto a una poderosa opera di messa in sicurezza che prevede tra l’altro interventi di demolizione di massi in parete a picco sul mare. I lavori di consolidamento delle falesie, celebri per la loro bellezza mozzafiato, costeranno un milione di euro finanziati dall’assessorato regionale all’Ambiente e dovrebbero cominciare alla fine dell’estate per poi concludersi nella primavera del 2015. Proprio ieri, infatti, il settore Lavori pubblici del Comune ha pubblicato un bando dal titolo “Mitigazione rischio frane nella costa di Alghero”. È stato il sindaco Mario Bruno a sollecitare un’accelerazione della procedura d’appalto, in modo da poter arrivare ad attuare gli interventi in tempi rapidi. L’impresa aggiudicataria, individuata tra le partecipanti in possesso di una lunga serie di certificazioni, dovrà anche farsi carico della progettazione esecutiva. I termini per la presentazione delle domande scadranno il prossimo 18 agosto.
Frane in agguato. Il promontorio di Capo Caccia è catalogato come sito di interesse comunitario ed è inoltre compreso in’area qualificata come zona di protezione speciale. Tuttavia, com’è noto, da diverso tempo mostra i segni pericolosi dell’azione della natura, tanto che la capitaneria di porto ha emesso svariate ordinanze di divieto di transito sotto le pareti a rischio. Gli esperti parlano di probabili «distacchi legati a collassi gravitativi» o di «decadimento delle caratteristiche meccaniche dei materiali lapidei per dissoluzione e successiva rottura degli stessi» Più semplicemente si tratta del pericolo di crolli di parti di roccia che metterebbero a repentaglio le imbarcazioni e i bagnanti che si trovano sotto le falesie.
Opera spettacolare. L’azienda che si occuperà di mettere in sicurezza le pareti rocciose - in particolare quelle comprese tra Punta semaforo e la Escala del Cabirol - dovrà avvalersi di maestranze specializzate capaci di agire “su corda” utilizzando tecniche di ingegneria naturalistica, demolendo volumi di roccia pericolosi, decespugliando le pendici. Previste, poi, iniezioni di resine e ancoraggi della parete con perforazioni e chiodature della roccia. Un intervento delicato, insomma, basti pensare alla presenza di luoghi unici come le Grotte di Nettuno e la Grotta Verde.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli La Nuova Sardegna per le tue notizie su Google
