Yacht sequestrato, sospetti anche su due noti algheresi
Nel mirino degli inquirenti ci sono un funzionario pubblico e un imprenditore Avrebbero dichiarato il falso per agevolare i facoltosi proprietari della barca
ALGHERO. Sarebbero coinvolti anche due algheresi (un funzionario pubblico e un notissimo imprenditore) nell’indagine sul mancato pagamento dei dazi marittimi condotta dagli agenti della sezione operativa navale della Guardia di finanza di Alghero in sinergia con l’Ufficio della dogana di Sassari. La stessa indagine che nei giorni scorsi ha portato le Fiamme gialle a sequestrare un’imbarcazione di venti metri (il Pleasure Yacht, dal valore di circa 1,2 milioni di euro) di proprietà di due facoltosi banchieri australiani e ormeggiato nelle banchine del porto turistico. Se non lo ha già fatto, ai personaggi locali il sostituto procuratore della Repubblica Gianni Caria, titolare dell’inchiesta, potrebbe presto contestare i reati di falso ideologico e di falso materiale, ossia quegli illeciti penali che puniscono il pubblico ufficiale per aver certificato fatti non veritieri nell’esercizio delle sue funzioni, e un soggetto privato per aver dichiarato fatti non veritieri al pubblico ufficiale incaricato di redigere un atto.
Nomi top secret. In altri termini i due algheresi sono sospettati (e forse anche già iscritti nel registro degli indagati) di aver in qualche modo agevolato i proprietari dell’imbarcazione - ai quali si contesta ufficialmente il reato di contrabbando - a far figurare che il loro splendido yacht, battente bandiera australiana, non aveva stazionato nelle acque comunitarie per più di diciotto mesi, cioè il tempo massimo previsto dalla legge a meno che uno non scelga di accollarsi le onerose spese fiscali (nel caso specifico il tributo evaso ammonta a 248mila euro).
Le indagini. Tuttavia gli accertamenti svolti dagli inquirenti hanno permesso di stabilire che il natante non si è spostato dalle acque dell’Unione europea per almeno un anno e mezzo senza appunto pagare i dazi previsti. E che per evitare di pagare quelle imposte, ma anche le salatissime sanzioni previste dalla legge (si va da un minimo 1,2 milioni di euro a un massimo di 2,5) i proprietari - assistiti da un importante studio legale genovese specializzato in questo mgenere di casi - si sarebbero avvalsi di dichiarazioni e certificazioni fasulle, grazie appunto all’aiuto e alla compiacenza dei due sospettati algheresi. Sviluppi clamorosi potrebbero essere dietro l’angolo.
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