Vasconi in tilt, aria irrespirabile in centro
ALGHERO. È bastato un acquazzone di fine estate per mandare in tilt il sistema per la raccolta delle acque reflue. Con il risultato che per alcune ore, in diverse zone del centro storico (soprattutto...
ALGHERO. È bastato un acquazzone di fine estate per mandare in tilt il sistema per la raccolta delle acque reflue. Con il risultato che per alcune ore, in diverse zone del centro storico (soprattutto in piazza Sulis) l’aria era irrespirabile. Un fortissimo odore di fogna, per usare un eufemismo, ha invaso buona parte della città vecchia, segno che le acque reflue si erano mischiate con le acque nere. E questo anche se i due impianti sono nettamente separati.
Un problema vecchio di anni, che riguarda le quattro vasche per la raccolta delle acque bianche realizzate anni fa con una spesa di oltre quattro milioni, e che al momento non sono utilizzate. O meglio, le quattro vasche raccolgono le acque piovane - a meno che acquazzoni e temporali non siano particolarmente intensi - ma poi non riescono a smaltirle. Le quattro vasche, realizzate proprio in piazza Sulis, nel Piazzale della Pace, nei pressi del Mariotti e in via Lido, dovrebbero infatti mandare le acqua raccolte al depuratore, ma per una serie di ragioni non riescono funzionare in piena efficienza. E quando el vasche raggiungono il livello del “troppo pieno”, tracimano andando a raccolgliere anche le acque nere disperse dal sistema fognario.
U n problema di non facile soluzione anche perché la società Abbanoa, che dovrebbe gestire l’intero sistema idrico-fognario cittadino, non ha mai preso in carico i quattro vasconi di raccolta. Vasconi dagli altissimi costi di gestione, va detti, a partire dal quello per l’energia elettrica che alimenta le pompe di mandata che devono spingere l’acqua fino al depuratore. Un problema che, indubbiamente, finisce per aggravare ulteriormente l’ingarbugliata situazione dell’impianto per il trattamento delle acque e che potrebbe avere un ruolo anche sull’effetto “marea gialla”.
Quella dello smaltimento delle acque e della depurazione rischia di diventare l’ennesimastoria infinita di una città che sembra non riuscire a risolvere una problema che si trascina da anni. Ieri il sindaco Mario Bruno con una lettera indirizzata al presidente della Regione Francesco Pigliaru, all’assessore regionale dei Lavori Pubblici paolo Maninchedda, all’assessore provinciale all’Ambiente Paolo De Negri e al dirigente del Settore Ambiente, Antonio Zara, all’amministratore e al direttore Abbanoa, ha sollecitato l’istituzione urgente di un tavolo tecnico-operativo che affronti le criticità dell’ecosistema delle zone umide del bacino lagunare del Calich, ribadendo il preciso intento di proteggere e risanare l’ambiente acquatico.
Ma non si può dimenticare lo scambio di accuse fra le diverse amministrazioni che si sono succedute negli anni e ieri l’ex sindaco Marco Tedde ha voluto sottolineare che la recente decisione della Provincia di sospendere l’autorizzazione allo scarico delle acque depurate, comprova «la bontà del progetto del depuratore, della sua ubicazione e della assoluta necessità di una sua corretta gestione e manutenzione».
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