La Nuova Sardegna

Alghero

La pesca tradizionale chiede l’intervento dell’assessore Falchi

di Pinuccio Saba
La pesca tradizionale chiede l’intervento dell’assessore Falchi

Crescono i costi di gestione, a partire da quello del gasolio Reti da posta e nasse spesso saccheggiate dai cetacei

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ALGHERO. Sabato scorso è ufficialmente iniziata la stagione dei ricci che si concluderà a metà aprile. Un prodotto ittico che, con l’aragosta, ha fatto la storia recente della cucina algherese. Un inizio di stagione però difficile pioché l’inatteso prolungamento della stagione stiva, con le temperature ben al di sopra della media, non favorisce di sicuro il mercato dei ricci.

Ma per i pescatori algheresi non è l’unico problema che dovranno affrontare nei prossimi mesi. Soprattutto gli operatori della piccola pesca che devono fare i conti con gli altissimi costi di gestione, a partire da quello del gasolio. Inutilmente il mondo della pesca (anche quello dello strascico) ha chiesto sia al governo sia alla Regione che per gli operatori della pesca venga varata una norma che consenta di risparmiare sui costi del carburante. E questo significa mantenere alta una voce del bilancio che, se calmierata, consentirebbe agli operatori della pesca di incidere positivamente sui costi di gestione. Costi che vanno ad aggiungersi a quelli per la manutenzione delle imbarcazioni, all’aggiornamento della dotazione tecnologica, alla revisione periodica dei sistemi di sicurezza, al ricambio dell’attrezzatura da pesca.

Ma proprio per questa voce, negli ultimi tempi i problemi sono ulteriormente cresciuti. Sia ben chiaro, quello dei delfini è un problema antico quanto l’attività della pesca, ma negli ultimi anni questi cetacei si sono fatti più “arditi”. Hanno sicuramente imparato che l’uomo non è più un “animale pericoloso” come tanti anni fa, ma soprattutto hanno capito che è più facile e meno dispendioso andare a fare la spesa fra le reti da posta anziché dare la caccia ai pesci. Una presenza simpatica, quella dei delfini, tranne che per i pescatori che in questi intelligentissimi mammiferi vedono i peggiori concorrenti per la loro attività. Delfini buongustai, per giunta, visto che hanno una spiccata predilezione per le triglie. Cioè una delle prede più pregiate per gli operatori della piccola pesca.

Ma questo sarebbe forse il problema meno grave: i delfini, infatti, distruggono l’attrezzatura da pesca, soprattutto le reti da posta, progettate e realizzate per la cattura di animali di piccola taglia. Per i pescatori il danno è quindi doppio poiché al mancato guadagno dovuto alla razzia di prede da parte dei delfini, si aggiunge il costo per l’acquisto e la lavorazione delle nuove reti.

Un problema di non facile soluzione: non si può neppure ipotizzare una cattura selettiva dei delfini, specie fra le più protette in assoluto. Almeno per le marinerie del mondo occidentale. Ma per i pescatori, quella dei delfini rischia di diventare una vera e propria piaga. Anche di recente l’assessore regionale all’Agricoltura Elisabetta Falchi ha incontrato una delegazione degli operatori della piccola pesca delle marinerie del nord Sardegna ma al di la di una scontata promessa per l’esame e la soluzione del problema, non si è andati. E nel frattempo la stagione invernale della pesca è già partita, con le criticità di sempre e con nuovi costi di gestione.

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