Alghero, nessuna negligenza: assolti due specialisti di chirurgia plastica
Il gup del tribunale di Cagliari ha accolto le tesi della Procura Le complicazioni dovute al comportamento della paziente
CAGLIARI. Il giudice ha confermato quanto la Procura aveva già accertato nell’indagine: «L’esecuzione dell’intervento è stata perfetta in tutte le sue parti» mentre il post-operatorio ha avuto esiti negativi «per l’inadeguata condotta della stessa paziente». Ed è quindi «perché il fatto non sussiste» che il gup Simone Nespoli ha assolto i due chirurghi algheresi che operano anche alla clinica Città di Quartu - Alessandro Gallo (41 anni) e Antonello Mele (39) - finiti sotto processo con l’accusa di lesioni colpose gravissime riferita a un intervento di chirurgia plastica ginecologica compiuto su una professionista cagliaritana i cui difensori Antonio Secci e Claudio Mastandrea, a marzo del 2010, si erano opposti alla richiesta di archiviazione depositata dal pm Guido Pani.
Non solo: condannata la parte offesa al pagamento delle spese di giudizio, il gup ha preso atto di una lunga serie di dichiarazioni dubbie emerse nel procedimento ed ha accolto la richiesta di riconoscimento della querela temeraria presentata dalla difesa. Ora i due medici potranno rivolgersi al tribunale per chiedere un sostanzioso risarcimento dei danni: a entrambi è stata attribuita una condotta negligente che nella realtà non c’è mai stata.
La vicenda è questa: é il 20 maggio 2008 quando la professionista cagliaritana si presenta allo studio medico algherese di Gallo e Mele per discutere un intervento di chirurgia plastica ginecologica, destinato a risolvere un problema intimo di funzionalità.
L’intervento viene eseguito a Quartu: i due medici seguono la tecnica Munoz dal nome di un celebre chirurgo brasiliano, tecnica alternativa a quella basata sull’uso del laser. Sembra che tutto vada bene, tant’è che la paziente lascia la casa di cura da sola e ritorna a Sassari al volante della propria automobile. Ma qualche giorno dopo a suo dire la situazione precipita: lei dichiara di accusare dolori lancinanti, una fortissima emorragia, persino punti di sutura che saltano.
La donna viene rivista ad Alghero e monitorata con frequenti contatti diretti, anche al telefono. Gallo e Mele le prescrivono farmaci e le raccomandano precauzioni per l’igiene intima. Soprattutto le chiedono di muoversi poco e di stare a riposo. Lei però non sopporta le sofferenze e si fa visitare dal proprio ginecologo. Infine denuncia i due chirurghi, accusandoli apertamente di negligenza.
Comincia il confronto tra le parti: i medici algheresi nominano gli avvocati Roberta Cossu e Massimiliano Cabiddu e mentre la Procura affida l’inevitabile perizia alla docente di medicina legale Rita Celli e al chirurgo plastico Deodato Arcuri, i due indagati incaricano il chirurgo plastico sassarese Mario Lissia. Per Silvia intervengono i consulenti Elena Mazzeo e lo stesso Bernabei.
Tutti si ritrovano a discutere il caso nel corso di un incidente probatorio, il pubblico ministero stabilisce che non sono stati commessi reati e chiede l’archiviazione. Ma il gip respinge l’istanza di archiviazione e i due indagati finiscono sotto processo. A distanza di quasi cinque anni è emersa la verità: nessuna colpa medica, quanto è avvenuto dopo l’intervento è la conseguenza del comportamento superficiale della paziente. (m.l)
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